Il rapporto sull’andamento dell’economia meridionale 2016 è stato presentato oggi nella sala del Tempio di Adriano della Camera di Commercio. Secondo le stime presentate, nel 2015 il Pil delle Regione del sud è cresciuto dell’1% in più che nel resto della Nazione, e con un +0,6% qualora il Pil italiano dovesse crescere dello 0,8% nel 2016.

Se la timida ripresa è dovuta al rialzo di consumi e investimenti, e ad una politica basata sul turismo, la questione sociale è drammatica: nel 2015 gli occupati erano meno di 6 milioni con contratti a termine e part time  soprattutto in settori come l’agricoltura e il turismo. Per i giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni, il mercato del lavoro meridionale è peggiore rispetto a quello spagnolo e greco, attestandosi in fondo a ogni classifica europea. La drammaticità delle condizioni in cui versa il Mezzogiorno, lo si evince dai dati che riguardano i cosiddetti “nuovi poveri”: diplomati e laureati che con la crisi hanno visto un progressivo peggioramento economico dovuto alla perdita di lavoro o alla riduzione di orario e salario sprofondando nella precarietà. Il 60% dei giovani meridionali è a rischio povertà e circa 2 milioni e 100 mila sono i cittadini che versano in condizioni di povertà assoluta. Da qui nasce l’idea di un Mit per l’occupazione giovanile.

Per dare risposte concrete ad un situazione non più tollerabile, la SVIMEZ propone misure di sviluppo economico per diminuire sia la povertà che il divario con le Regione settentrionali, attraverso una politica industriale che consenta alle imprese meridionali l’accesso al credito agevolato, puntando su ricerca e innovazione tecnologica; implementazione dell’industria 4.0  con incentivi che favoriscano il Sud, e rilanciare gli investimenti con l’istituzione delle ZES (Zone Economiche Speciali).

Per quanto concerne l’annosa questione delle infrastrutture, il rapporto punta sul rilancio della logistica con la realizzazione di Filiere Territoriali Logistiche (FTL)  a Napoli, Torre Annunziata, Salerno, Gioia Tauro, Taranto, Catania, Messina e Termoli. Lo sviluppo delle energie rinnovabili – con impianti per il trattamento delle biomasse – potrebbe essere il volano di una significativa ripresa se pensiamo ai poli di ricerca all’avanguardia come il progetto BioPolis in Puglia e bioeconomia in Sicilia, oltre alla raffineria di Gela che ENI sta riconvertendo puntando tutto sulla produzione di avanzatissimi biocarburanti. D’altronde, l’ENI di Enrico Mattei fu il motore dello sviluppo del Mezzogiorno negli anni ’50 del Novecento.

La questione meridionale è ancora oggi il principale ostacolo allo sviluppo d’Italia. L’industrializzazione del Mezzogiorno darebbe il via a una ripresa economica senza precedenti di tutta la Nazione, anche perchè fino ad oggi il suo potenziale è rimasto inespresso ed è stato trattato soprattutto come mercato interno per i prodotti delle Regioni del Centro-Nord. Vista la posizione strategica nel Mediterraneo, il Sud sarebbe punto nevralgico di una politica estera che guarda con attenzione al Continente Africano e al Vicino Oriente

Antonello Tinelli

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