CONDIVIDI
Adriano Galliani

Il re delle antenne

Brianzolo DOC, Adriano Galliani nasce a Monza in un caldo 30 luglio 1944: il papà è impiegato comunale, la mamma una piccola imprenditrice attiva nei trasporti.

Fin da piccino Adrianino è un grande patito di calcio nonché tifoso della Juventus (“Beh, in Brianza, dove la gente non si sente milanese, una certa passioncella bianconera è diffusa”). Una leggenda narra addirittura che all’età di dieci anni il giovane Adrianino sia letteralmente scappato da Arenzano, dove si trovava con la famiglia in villeggiatura, per andare a Genova a seguire la telecronaca della finalissima di Coppa Rimet tra Ungheria, la famosa Aranycsapat cioè la Squadra d’oro, e Germania Ovest.

Il lutto e l’adolescenza

A soli quindici anni Galliani viene colpito da un grave lutto famigliare perché muore la madre, una perdita che lo proverà molto dal punto di vista caratteriale. A diciannove anni Galliani consegue il diploma di geometra e, finita la scuola, va a lavorare per otto anni come impiegato presso il Comune di Monza sfruttando i buoni uffici del padre.

Adrianone, che a vent’anni non ha ancora la pelata che tanto lo renderà celebre, è  però un tipo che punta in alto e che si annoia a stare chiuso in un ufficio, così cerca il primo trampolino di lancio candidandosi come sindaco della sua città nelle file della DC, inutile dire non sarà eletto.

La svolta

Un’importante svolta nella vita di Galliani giunge nel 1975 quando il nostro prode rileva, ipotecandosi la casa e accumulando una montagna di debiti, la Società Elettronica Industriale di Lissone dall’ingegner Ottorino Barbuti, specializzata nella produzione di antenne e apparecchi ricettivi. Siamo nel periodo del boom del PCI berlingueriano e molti imprenditori, per la paura di un successo comunista, si affrettano a vendere le proprietà, Galliani che ha il fiuto tipico del cane da tartufo, annusa l’affare e non se lo fa sfuggire due volte.

Va evidenziato che dal 1976 Galliani Adriano risulta iscritto presso il casellario dell’INPS che gli percepisce una pensioncina di 223 Euro e 83 centesimi (tuttora percepita ovviamente!). In quell’Italia immersa nella cappa degli anni di piombo si prendono già i segnali di Telemontecarlo e Capodistria, i cui programmi a colori e alternativi fanno concorrenza a quelli Rai, obsoleti, noiosi e ancora in bianco e nero. Galliani, vedendo le sfolgoranti immagini a colori di queste TV, intuisce che quello delle antenne può diventare per lui un grande business da sfruttare a piene mani.

A dire la verità, l’idea è farina del sacco di suo padre, che dopo aver piazzato il proprio figlio in Comune lo segue sempre da vicino nelle sue imprese affaristiche. Galliani senior, forte dei suoi appigli politici nel clan lombardo della DC, riesce ad acquistare montagne e appaltare cocuzzoli, e il prode figliolo Adriano così vende le proprie antenne spostando la televisione elvetica fuori frequenza, che poteva essere veduta solo grazie all’ausilio dei marchingegni gallianeschi! Non vorrei che sembrasse una storia troppo piratesca e fare la figura di uno di quei baronetti inglesi che erano stati corsari” commenterà anni dopo Galliani la vicenda con un certo imbarazzo al settimanale Epoca.

L’ascesa

In Brianza il nostro eroe, nel giro di pochi anni, si costruisce così la nomea di “Re delle Antenne”: quando nel 1976 arriva la sentenza della Corte Costituzionale che ammette per la prima volta in Italia le televisioni locali, Galliani ha già il suo piccolo impero di frequenze e i ripetitori ben installati, cosa significa essere precursori! Il giovane Adriano però ha un’ambizione smisurata, in Brianza è già un piccolo reuccio con una piccola reggia tutta sua, ma ora deve riuscire ad entrare di prepotenza nel gotha del mondo affaristico lombardo: bussa così da Rizzoli e da Mondadori, che però non sembrano affascinati dal personaggio Galliani.

Deluso e rammaricato il Re delle Antenne resta per un po’ di tempo in mezzo al guado, un’opportunità però gli capita, casualmente, il 31 ottobre 1979: un incontro destinato a lasciare il segno nella storia di Galliani e non solo.

L’antennista incontra la… Sua Emittenza!

31 ottobre 1979, in Italia non si festeggia ancora quella schifezza di Halloween, ma la vita di Adriano Galliani conosce una svolte improvvisa quanto repentina: il geometra con la licenza d’antennista riceve una telefonata da un tale Silvio Berlusconi, un autentico sconosciuto in confronto ai grandi nomi dell’imprenditoria lombarda che stava inseguendo.

Lei deve venire con me perché faremo una televisione che batterà la Rai. Come San Paolo sulla via di Damasco, Galliani rimane subito folgorato e affascinato dal personaggio e quando sente l’invitante proposta non esita a firmare il contratto. Berlusconi però rincara la dose e gli propone di rilevare il 50% della sua Società Elettonica Lissone. Il commenda milanese e il geometra monzese si piacciono a prima vista e firmano l’accordo (Galliani diventa così l’unico personaggio a detenere la metà delle quote di una società berlusconiana), è un vero colpo di fulmine!

Berlusconi ha idee innovative, vuol far le cose in grande, è lui infatti con un autentico colpo di genio ad inventare il cosiddetto “pizzone”, un programma preregistrato, identico per tutte quante le emittenti, con la stessa pubblicità e in onda nello stesso momento. In meno di due anni il segnale del berlusconiano Canale 5, grazie proprio alle antenne di Galliani (e qualche spintarella a livello politico), riesce a raggiungere nove televisori italiani su dieci.

Con l’acquisto di Italia Uno e Retequattro, dal primo gennaio 1985 Silvio Berlusconi può competere ad armi pari con il colosso di stato Rai, ed il 1° giugno 1985 il famigerato Decreto Berlusconi equipara finalmente le televisioni berlusconiane a quelle di Mamma Rai.

A braccetto anche nel Milan

Data da incidere con le lettere dorate quel 9 febbraio 1986: allo stadio Meazza, all’inizio della partita Milan-Sampdoria, in una villa di Saint Moritz, la stessa dove negli anni Settanta viveva lo Scià di Persia Reza Pahlavi, c’è una riunione cui partecipa anche Adriano Galliani: Berlusconi ha deciso di comperare il Milan, una società allo sbando, con i fornitori che vantavano crediti arretrati.

Solo per impossessarsi della società Berlusconi spende venti miliardi e altrettanti per rimpolpare il parco giocatori. Il 24 marzo 1986 al Teatro Manzoni di Milano ci si riunisce l’assemblea per eleggere Silvio Berlusconi presidente, Galliani diventa così il suo braccio destro anche nel mondo del calcio. Si dice che l’incarico nel mondo milanista gli viene conferito perché “esperto in cose calcistiche” in quanto il geometra negli anni Settanta aveva ricoperto anche la carica di vicepresidente del Monza Calcio che proprio sotto la gestione Galliani ha sfiorato una clamorosa promozione in Serie A.

La simbiosi con Silvio

Tra Galliani e Berlusconi s’instaura un rapporto di simbiosi assoluta che sfiora il misticismo: il grigio e timido Adriano, che ai tempi del Monza preferiva le antenne ai microfoni, improvvisamente si fa più solare e sorridente e come il suo amico/padrone diventa un autentico tombeur de femmes: in questo periodo infatti Galliani divorzia dalla prima moglie, dalla quale ha avuto tre figli: Micol (in omaggio alla Micol del Giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani), Gianluca (la sua ombra in tribuna VIP) e Fabrizio.

Le donne mi piacciono tanto, anche se non ho ancora deciso se preferisco le more, le bionde o le rosse”, anche da queste frasi si capisce che Galliani in fatto di femmine è un autentico intenditore! Lavorare accanto al Cavaliere però non è per niente semplice: Galliani nei suoi primi anni rossoneri è letteralmente eclissato dalla presenza ingombrante e totalizzante di Berlusconi, per i tifosi Galliani è semplicemente “quello pelato con le sopracciglia nere, le labbra spesse e la faccia da ebete”.

La presenza dietro le quinte del geometra/antennista è però già fondamentale: la diplomazia è un’arte si sa, ma Galliani come tutti i brianzoli è famoso per il suo carattere duro e caparbio. Si dice che sia stato proprio Galliani a convincere Berlusconi a rinunciare al suo cocco Borghi in favore del ben più forte Rijkaard, richiesto dal tecnico Sacchi a viva voce. E’ sempre Galliani a dirimere le controversie tra il pasdaran Sacchi e i giocatori rossoneri. Nonostante i successi Galliani in casa rossonera è ancora una figura secondaria, avrà però presto l’occasione per finire sotto le luci della ribalta…

Adriano Galliani e Silvio Berlusconi assieme a Nils Liedholm, primo tecnico della nuova era berlusconiana

Luci a Marsiglia di quella sera

Come abbiamo visto Galliani Adriano da Monza è un tipo che non ama l’anonimato e lo stare dietro le quinte, la visibilità è tutto e la pubblicità (anche brutta) è pur sempre  il segreto del commercio.

Lo sa bene Galliani che debutta ufficialmente sotto la luce dei riflettori dell’opinione pubblica nel modo peggiore. 20 marzo 1991, il Milan sacchiano è impegnato nella semifinale di Coppa Campioni sull’ostico e vetusto campo di Marsiglia e sta per perdere sorprendente uno a zero quando un riflettore si spegne all’improvviso facendo calare il buio su una parte del campo di gioco. Galliani allora decide di scatenarsi: ordina al capitano Baresi e a Gullit di sollecitare l’arbitro a interrompere la partita; i due campioni rossoneri decidono di fare scena vagando come dei ciechi per tutto il terreno di gioco. L’arbitro però non abbocca alle pantomime dei giocatori in maglia rossonera e ad un certo punto Galliani, bardato con un fantastico impermeabile beige e con ancora un cerchio di capelli attorno al cranio liscio, esce dalla panchina e ordina ai suoi prodi di rientrare negli spogliatoi.

Per colpa di questa sceneggiata lo squadrone rossonero dovrà restare fuori dalle competizioni europee per una stagione intera. Una brutta caduta d’immagine per il Milan berlusconiano, non nuovo comunque a gesti antisportivi, chi si ricorda il famoso gol di Borgonovo con Massaro fermo a terra in area di rigore in un Atalanta-Milan di Coppa Italia?

Vicario di… Silvio a Milanello

Nell’inverno del 1993, in seguito al vuoto politico formatosi dopo lo scandalo di Tangentopoli, Berlusconi decide che è giunta l’ora di buttarsi definitivamente in politica formando un nuovo partito, Forza Italia.

Galliani diviene così il suo plenipotenziario in casa rossonera: Berlusconi è lo spirito, il demiurgo invisibile, Galliani il vicario di… Silvio in terra rossonera! Senza la tangibile presenza del Divo Silvio il Milan improvvisamente smette di essere una macchina di scudetti e coppe internazionali. Il Milan targato Galliani vince infatti solo due scudetti: uno nel 1995-96 con Baggio in campo e Capello in panchina, l’altro (con tantissima fortuna) nella stagione 1998-99 con Zaccheroni allenatore.

Il debutto di Galliani amministratore-plenipotenziario-vicario di Silvio è davvero una sciagura: il 1993 è segnato dallo scandaloso affaire Lentini, una maxitangente di sessanta miliardi di lire, che portò Berlusconi per qualche mese a detenere parte delle quote del Torino calcio (singolare un 2 a 2 tra le due squadre in campionato, non è che…), alla fine sarà proprio il sosia di Zio Fester della Famiglia Addams, con un eroismo quasi commovente, ad “assumersi tutte le colpe dell’accaduto”.

Dal disastro allo scudetto con Baggio

Il campionato 1994-95 è un mezzo disastro: i rossoneri perdono l’Intercontinentale a Tokio e la finale di Champions contro l’Ajax mentre in campionato chiudono in un’anonima quarta posizione.

Da segnalare una furibonda lite a Firenze tra Cecchi Gori ed il nostro prode, quale il motivo? I cattivi rapporti tra i due gruppi imprenditoriali, si legga gestione dei diritti TV della Serie A.

Nell’estate 1995, grazie agli stretti rapporti tra la Juventus moggiana e il Milan berlusconiano, Galliani riesce a portare a Milano Baggio (che tra l’altro partirà spesso dalla panchina),  e i rossoneri vincono il tricolore, il canto del cigno di un decennio di successi che non hanno precedenti e paragoni nella storia del calcio.

Un biennio da incubo

Il biennio 1996-98 è un autentico incubo per i tifosi milanisti: la squadra è logora e molte delle operazioni di mercato condotte personalmente da Galliani si rivelano un autentico fiasco.

In particolare la rinuncia a giovani di grande talento come gli olandesi Davids e il francese Vieira, poi grandi protagonisti con Juventus e Arsenal. Si rivelano disastrosi gli ingaggi di Kluivert, Reiziger, Bogarde, Andersson, Blomqvist, Nilsen, Smoje e Ziege, tutte bufale colossali, anche in fatto di allenatori il geometra non ne combina una giusta: prima porta personalmente a Milanello Tabarez (Berlusconi pensava fosse un attore sudamericano), poi s’inventa il doppio revival cataclismico di Sacchi e Capello (quest’ultimo se ne va via dal Milan sbattendo la porta dopo un litigio furibondo con Galliani).

Intanto la parodia di Zio Fester in tv a “Quelli che… il calcio” è uno dei piatti forti del repertorio del comico e tifosissimo rossonero Teo Teocoli. Il meglio di sé Adrianone lo da sempre attraverso l’arte della diplomazia: è lui, infatti, a suggellare la stretta di mano tra Moratti e Giraudo dopo il famoso scudetto scippato dalla Juventus all’Inter con protagonista indiscusso il fischietto livornese Ceccarini.

Il periodo zaccheroniano

Il campionato 1998-99, con Zaccheroni in panchina (altro allenatore voluto da Galliani e detestato da Silvio), è segnato da un appassionante duello contro la Lazio cragnottiana, risolto per il rotto della cuffia a favore del diavolo in quel di Perugia grazie ai prodigi del giovane portiere scuola Monza Abbiati.

Resterà negli annali l’esultanza “contenuta” di Galliani in tribuna vip, un autentico tormentone per molti tifosi rossoneri e non solo, lo stesso Fester durante i “moderati” festeggiamenti smarrisce il portafoglio…

Il primo colpaccio di mercato firmato Galliani è quello che risponde al nome Andrij Ševčenko (pagato poco più di 40 miliardi ai tempi in cui imperavano ancora le lire) poi sfiora il bis con Figo che però bidona il geometra proprio all’ultimo momento. Il Milan, nonostante gli investimenti e la buona volontà della proprietà non decolla e nel triennio 1999-2002 disputa tre annate molto al di sotto delle aspettative. Il capro espiatorio viene individuato nel tecnico Zaccheroni, esonerato nel corso della stagione 2000/01 (nonostante il geometra lo difenda a spada tratta fino all’ultimo contro le volontà di Berlusconi). Come si è visto la testardaggine è una delle peculiarità più evidenti del carattere di Galliani!

La famosa esultanza di Galliani in quel di Perugia (1998/99)

Re del mercato (e della Lega Calcio) a suon di miliardi

Nell’estate 2001 Silvio Berlusconi si ricandida alla presidenza del Consiglio vincendo le elezioni nazionali contro “Cicciobello” Rutelli, il motto “panem et circenses” vale anche in casa rossonerà perché una maggiore intraprendenza politica di Berlusconi si traduce in crescenti successi in ambito pallonaro.

Galliani imbastisce un mercato in pompa magna, spalleggiato dai milioni di un Berlusconi in cerca di consensi in vista delle elezioni e in più si diverte anche a sparare qualche stupidaggine per deliziare la platea (“Il Milan non comprerà mai più calciatori sudamericani a meno che non nasca un nuovo Pelè” è una perla d’antologia). Zio Fester è al Settimo Cielo dopo aver acquistato a suon di miliardi il trequartista portoghese Rui Costa e aver strappato il centravanti Inzaghi alla “sua” Juve (grazie Moggi!) e dichiara: E’ la stessa atmosfera del 1987, provo le stesse emozioni!” anche se rovina tutto decidendo di affidare la panchina a Fatih Terim. Berlusconi ci impiega poco a cacciare il tecnico turco e a avvicendarlo con Carletto Ancelotti, ritenuto vicino al cuore berlusconiano.

Le manovre di palazzo

Nel 2002 il “poltronissimo” Franco Carraro sposta la sua poltrona nella sede della Federcalcio, Franco Sensi, personaggio che ha avuto con Galliani rapporti sempre burrascosi, decide così di candidarsi per la presidenza della Lega (“Juve e Milan si dividono da anni gli scudetti, ma grazie alla tv il loro potere è al tramonto”, questo è il suo cavallo da battaglia).

Zio Fester però, forte dell’appoggio del sodale Giraudo, riesce a fregarlo e a farsi eleggere nuovo presidente della Lega Calcio. Nell’estate 2002 Galliani diventa a pieno titolo il “re del mercato”: dall’Inter arrivano Pirlo, Seedorf (famoso lo scambio alla pari o quasi con Coco e Guglielminpietro, uno dei più grossi affari dei rossoneri ai danni dei cugini nerazzurri) e a suon di milioni di Euro sia il fenomeno da baraccone Rivaldo (poi rivelatosi un autentico flop) che il forte stopper Nesta (strappato dalla Lazio cragnottiana).

La Champions strappata ai bianconeri

L’anno si chiude con il botto, con un inedito derby italiano in finale di Champions tra il Milan berlusconiano e la Juventus moggiana, a Manchester si sfidano così la regina del mercato (la Juventus di Moggi senior che attraverso la GEA di Moggi junior controlla il mercato calcistico italiano) e la regina dei diritti TV (Berlusconi presidente Mediaset compra i diritti Tv del suo Milan, geniale!). Il Milan vince la sfida ai calci di rigore contro i bianconeri al termine di una gara tesa e molto combattuta.

L’anno dopo (stagione 2003-04) i rossoneri, trascinati da un strepitoso Ševčenko, e da un sorprendente Kakà (segnalato a Galliani dall’amico Leonardo) vincono lo scudetto. Nella stagione 2004/05 il Milan giunge secondo in campionato per poi perdere clamorosamente la finale di Champions League contro il Liverpool di Benitez, in Italia il potere di Galliani presidente di Lega è comunque sempre più solido!

Primi guai giudiziari (falso in bilancio)

Siamo nella primavera 2005 e in casa Milan piove sul bagnato.

Infatti, un mese prima della disfatta di Istanbul Adriano Galliani (Milan) e il morattiano Rinaldo Ghelfi (Inter) ricevono un avviso di garanzia per falso in bilancio in seguito alle denuncie del presidente del Bologna calcio Giuseppe Gazzoni Frascara (che ha pagato a caro prezzo l’inimicizia con Moggi con la retrocessione del suo Bologna).

Gli inquirenti esaminano i bilanci del Milan che vanno dal 29 ottobre 2003 al 28 aprile 2005, e quelli dell’Inter che intercorrono dal 29 ottobre 2003 al 30 giugno 2004. Come finisce la storia? A tarallucci e vino come sempre in italia: il 31 gennaio 2008 sia Galliani che la società A.C. Milan vengono assolti pienamente perché il fatto non costituisce reato. Galliani alla fine della vicenda afferma un pizzico di vittimismo che non fa mai male Non ho ucciso nessuno!”, complimenti vivissimi!

L’antennista ed il “parafulmine” Meani (Calciopoli e dintorni)

L’estate 2006 è una delle più calde della secolare storia rossonera, a maggio scoppia infatti il ciclone Calciopoli che travolge come un ciclone mezza serie A, in primis il gran burattinaio Luciano Moggi e la sua Juventus ma anche molte squadre vicine al sistema di potere moggiano.

Il quadro tracciato è inquietante: gli ultimi due campionati sono stati frodati da una cupola criminale-affaristica con a capo la Juventus di Moggi e Giraudo ma che comprendeva tra gli altri il Milan berlusconiano, la Fiorentina dei Della Valle, la Lazio di Lotito e molti altri ancora… E l’apporto di Galliani, notorio amicone della trimurti bianconera, è stato tutt’altro che marginale.

Le partite sotto inchiesta riguardanti il diavolo sono due: Milan-Brescia (finita con un salomonico 1 a 1) del 9 aprile 2005 e Milan Chievo (1 a 0 per i rossoneri) del 20 aprile 2005, sospetti si concentrano anche su Reggina-Milan del 2003/04 che è valsa lo scudetto ai rossoneri e… la salvezza dei calabresi alla penultima giornata.

Le intercettazioni

Il vero mattatore nelle intercettazioni esaminate dagli inquirenti però non è Zio Fester Galliani bensì un ristoratore lodigiano che nel Milan berlusconiano riveste il compito di addetto agli arbitri: Leonardo Meani.

Interessante è una conversazione Meani-Collina dopo la partita Siena-Milan della stagione 2004-05. Meani si ruffiana così il famigerato arbitro dal cranio lucido: ti ho visto in grande forma e poi si lascia andare senza freni inibitori: “Ancelotti mi ha raccontato che quello lì il giovedì già conosceva il nome dell’arbitro sorteggiato per la domenica… Ma quello lì, Moggi, arrivava a condizionare il calendario, ma tu pensa quali entrature deve avere in federazione?“.

Collina, però, su questo punto è scettico: “Le variabili del computer sono messe in modo pubblico”. Il clou della telefonata è l’organizzazione di quest’incontro con Collina: è lo stesso “integerrimo” fischietto della sezione di Viareggio a organizzarlo per benino. Dopo aver scartato le ipotesi di Milano in ristorante (“troppa gente!”) o in albergo al Palace (“con quel viavai…”) o addirittura a casa dello stesso Adrianone, Collina ha un’illuminazione improvvisa: il ristorante lodigiano di Meani! A una condizione però: quando arriva il signore pelato con la cravatta gialla le serrande devono essere ben che abbassate…

Altra intercettazione interessante è quella tra Lucianone Moggi e Antonio Giraudo che discutono in modo carbonaro di Reggina-Milan (stagione 2003-04), penultima di campionato, con i rossoneri già campioni e i calabresi vincenti e salvi grazie a quella vittoria. Inizia Lucianone: “Comunque sai quando te mi chiamasti e mi dicesti ‘sai che mi ha detto Galliani'”, Giraudo risponde interdetto: “Ah, e lui cosa dice?”. Moggi: “È stato lui che gliel’ha detto – riprende Big Luciano – “È stato lui che gliel’ha detto ma non a lui, a Berlusconi eh”, Giraudo replica con un secco “Ho capito! Ho capito!”. La parte clou è però una frase sibillina pronunciata dallo stesso amministratore delegato bianconero: Meno male che noi non abbiamo l’abitudine né di comprare né di vendere cose a nessuno.

Meani paga per tutti?

Ovviamente tutto in una bolla di sapone: il parafulmine Meani salva la sua società da una retrocessione che sembrava matematica viste le pesanti accuse del procuratore Palazzi.

Il Milan in appello strappa 30 punti di penalizzazione da scontare nel torneo 2005/06, 8 punti di penalizzazione nel Campionato 2006/07, 100.000 Euro di multa, una giornata di squalifica del proprio campo. L’amministratore delegato Galliani se la cava con cinque mesi di squalifica, il povero Meani che nella vicenda c’entrava meno di tutti si becca due anni e sei mesi.

Le nuove intercettazioni

Col tempo però emergeranno nuove intercettazioni che tirano più direttamente in ballo l’amministratore delegato nonché vicepresidente vicario del Milan.

Il 3 aprile 2005 Silvano Ramaccioni, Leonardo Meani e Adriano Galliani parlano dello slittamento del campionato per la morte del Papa. Dopo un botta e risposta Meani-Ramaccioni, Galliani si scatena con il ristoratore: “Allora abbiamo slittato, giochiamo sabato alle 20.30, anzi alle 18 col Brescia, poi domenica andiamo Siena“. Poi rincara la dose: “Lei pensa che io dormo, ma porca t***a. Anche perché quel figlio di p*****a di Moggi, le racconto: Moggi, che è un figlio di puttana, faccio sentire anche a Costacurta così si carica. Ha pure chiamato Preziosi (e gli ha detto) Adriano l’ha fatto apposta così recupera i sudamericani, c’hanno Shevchenko che sta meglio, hanno spostato di una settimana. Con l’Inter ce l’abbiamo già. Dopo pensiamo a quelli di Torino l’abbiamo già sistemata perché l’accoppiata Moggi-Capello è… Come Capello-Sensi, via Capello, Sensi è tornato amico. L’abbiamo purgato già l’anno scorso, lo purghiamo anche quest’anno“.

In un’altra telefonata, datata 27 aprile 2005 Meani e Galliani parlano di un “dossier” su Paparesta che è all’attenzione “del sottosegretario Gianni Letta” e Fester dice a Meani di riferire la notizia all’arbitro pugliese : “Dica a Paparesta – attacca Galliani – che il dossier è nelle mani di Letta… del dottor Letta, che questa mattina mi ha chiamato, che conosce la vicenda e che interverrà… quindi se lui ha anche le sue persone eccetera, può dirgli che il dossier è nelle mani del sottosegretario Gianni Letta…“. Meani, colto dal solito impeto di servilismo ogni volta che sente la voce del suo superiore replica: Benissimo dottore, lo chiamo subito…”.

I giorni del Condor volgono al termine

L’estate 2006 sul fronte extra-giudiziario è segnata anche dallo show Galliani-Shevchenko.

Sheva vuole andare in Inghilterra, la squadra rossonera deve ripianare il bilancio e così l’attaccante ucraino è costretto da Galliani ad inscenare una pantomima alla Mario Merola con i propri tifosi: si reca in curva con tanto di bandiera rossonera accanto agli ultras giubilanti, poi afferma di voler giocare in Premier League perché “vuole imparare l’inglese ai suoi figli”. La sceneggiata sarà replicata pari pari qualche anno dopo con Kakà, che però andrà ad imparare lo spagnolo al Real Madrid dell’amicone (recentemente scomparso) Ernesto Bronzetti.

Il canto del cigno

La stagione 2006/07 rappresenta il canto del cigno del glorioso ciclo berlusconiano: la truppa di Ancelotti trionfa per la seconda volta in Champions League contro il Liverpool in quello che è il classico ultimissimo sussulto di un gruppo di grandi campioni logori ed un po’ troppo in là con gli anni.

Poi ci si mette di mezzo anche la politica: Berlusconi per la terza volta si ricandida vincendo le elezioni, ormai al Cavaliere, che nel frattempo sta divorziando con la seconda moglie Veronica Lario, il Diavolo non interessa più e quando le cose vanno male, a metterci la faccia (e che faccia!) è il povero Galliani: siamo il club più titolato al mondo! ripete ossessivamente il calvo brianzolo nelle estati 2008 e 2009 forse per nascondere gli impietosi bolliti brasiliani Ronaldo, Emerson, Ronaldinho, acquistati e spacciati come grandissimi colpi (gli unici a guadagnarci qualcosa sono stati i gestori dei locali notturni) oppure i numerosi “parametri zero” dallo stipendio smisurato che transitano a Milanello in questo periodo.

L’ultimo scudetto del Milan

L’unico vero affare a parametro zero Galliani lo compie nell’estate 2010 con Zlatan Ibrahimović (scuderia Mino Raiola, altro amicone di Galliani!).

Il fuoriclasse svedese a livello di campionati è un vero e proprio satanasso e il nuovo tecnico Massimiliano Allegri, voluto fortissimamente da Galliani, gli fa giostrare la squadra attorno grazie anche all’effimera esplosione di Kevin Prince Boateng (acquistato grazie ai buoni uffici con l’altro amicone Preziosi, presidente del Genoa), rozzo cursore inventato trequartista dal tecnico toscano, il Milan vince lo scudetto, l’ultimo dell’era Berlusconi.

A cavallo tra il 2011 ed il 2012 si registra il definitivo spartiacque nella storia d’amore tra Adriano Galliani ed il Milan: l’amministratore delegato rossonero ha già trovato l’accordo per uno scambio Tevez-Pato con il Manchester City, di mezzo ci si mette Berlusconi che non vuole assolutamente che il fidanzatino della propria figliola Barbara lasci Milano. Il Milan perde incredibilmente lo scudetto facendosi sorpassare dalla Juventus operaia di Conte (in mezzo ad un mare di polemiche dopo il gol fantasma di Muntari a San Siro) e Tevez due anni più tardi vestirà proprio il bianconero.

Nell’estate 2012 Galliani così si vede incrinare il proprio asse preferenziale con i bianconeri piemontesi dopo aver gentilmente regalato dodici mesi prima il genio di Andrea Pirlo (a costo zero!) alla squadra di Conte! Ormai il potere di Galliani è smisurato solo nel suo Milan: declinato l’astro di Berlusconi pure in politica dopo il colpo di stato “soft” di Mario Monti, il brianzolo pelato a Milanello è una sorta di Richelieu con poteri sempre più ampi ed ingombranti.

I rapporti burrascosi con i calciatori

La prova di quanto Galliani sia poco amato presso i suoi ex giocatori sta nel fatto che una bandiera come Costacurta, abbia preferito iniziare la sua (poco fortunata per altro) carriera di allenatore lontano da Milanello o che Paolo Maldini si sia tirato fuori dal mondo Milan dopo la vergognosa contestazione degli ultras nel giorno del suo ritiro dal calcio. Anche un giocatore come Massimo Ambrosini, non un monumento sul livello di Maldini ma un tipo che in rossonero ha collezionato ben 326 gettoni, se ne è andato sbattendo la porta con una memorabile conferenza stampa di addio in una sorta di sgabuzzino!

Una personalità camaleontica quella dell’ex antennista quindi, un uomo dal doppio volto dunque: solare e sorridente in pubblico, ombroso e tignoso in privato, sempre pronto con bastone e carota a risolvere le controversie interne per evitare qualsiasi scalata che incrini il suo potere. Ma ormai nel calcio che conta il potere di Galliani è al lumicino: gli restano fedeli solo il super-agente Mino Raiola (che dopo Ibra però gli propina solo mezze tacche) e soprattutto l’amicone Preziosi con il quale dà vita ad un incessante viavai, fin tropo sospettoso, di giocatori sull’asse Milano–Genova, peccato che nessuno abbia mai indagato!

Il declino del Milan e del Condor

Il risultato è che il Milan a partire dalla stagione 2013/14 sparisce dall’Europa faticando ogni anno a raggiungere la metà classifica in una Serie A sempre più povera e mediocre. Galliani prova un’ultima difesa d’immagine: si fa goffamente ribattezzare “Condor” dopo aver portato qualche fantomatico Mister X (il fratello bollito di Kakà, Fernando Torres) a Milanello in chiusura di mercato.

Ma tutti i sovrani (e pure i vicari di Silvio!) non sono immortali e così Adriano Galliani, dopo aver succhiato gli ultimi brandelli di carne attaccati sulla carcassa del Milan, ha deciso qualche giorno fa di togliere il disturbo con un bel aperitivo al Westin Palace di Milano. “Non piango mai, ma stavolta ho pianto. Il Milan è una grande famiglia” questo il suo triste commiato, ora con la nuova proprietà cinese bisognerà vedere se piangeranno anche i tifosi rossoneri!

LASCIA UN COMMENTO