Dopo tante ridicole e poco credibili imitazioni taroccate, miranti a screditare l’intera misura, arriva quello vero. Il ministro del Lavoro e vice-premier Luigi Di Maio in un incontro a Roma ha lanciato il sito istituzionale del reddito di cittadinanza (redditodicittadinanza.gov.it), attivo dalla giornata di ieri, lunedì 4 febbraio. Presente, oltre al premier Giuseppe Conte, tutto lo stato maggiore del Movimento 5 Stelle.

“Da oggi tutti gli italiani con questo sito internet potranno conoscere quali documenti e quali adempimenti per arrivare preparati al 6 marzo per iniziare a fare la domanda del reddito e accedere a questo programma”, ha detto Di Maio.

 

In diretta da Roma vi presento il sito e la prima carta del Reddito di cittadinanza, la Numero 1! Collegatevi!

Posted by Luigi Di Maio on Monday, February 4, 2019

 

“E’ stato un grande lavoro di squadra. Oggi teniamo fede a un’altra promessa: è online il primo sito internet del reddito di cittadinanza (www.redditodicittadinanza.gov.it). Da oggi tutti gli italiani con questo sito potranno conoscere quali documenti e adempimenti compiere per arrivare preparati e accedere al Reddito”, ha aggiunto Luigi Di Maio, sottolineando come in questo modo ci sarà “uno Stato amico che aiuta nei momenti di difficoltà”.

“Noi inietteremo nei prossimi anni 8 miliardi di euro all’anno nell’economia reale. Le persone potranno spendere quei soldi nell’economia reale del nostro paese”, ha aggiunto il capo politico del M5S.

Il vicepremier ha poi presentato la prima card del reddito di cittadinanza della storia della Repubblica italiana: “E’ la prima di circa 3 milioni di carte. Quella che vedete è la numero 1, un po’ come il ‘Decino’ di Zio Paperone. Con questa misura si ristabilisce il rapporto di fiducia tra lo Stato e i cittadini”.

“Le card sono numerate, non possono essere usate per il gioco d’azzardo, e verranno utilizzate da circa 5 milioni di italiani”, ha precisato il ministro del Lavoro.

La carta è uguale in tutto e per tutto alla normale card Poste Pay, dello stesso colore giallo, con gli stessi loghi e senza alcun riferimento al reddito di cittadinanza. La scelta è stata motivata così da Di Maio: “Non vogliamo che ci siano discriminazioni, abbiamo lavorato con Poste Pay per fare in modo che sia una card uguale a quelle di Poste Pay”.

Attraverso la carta gialla, sarà erogato il reddito di cittadinanza a 5 milioni di persone coinvolte, 1 milione 700.000 famiglie.

“Tutti credevano che non si potesse realizzare, invece ce l’abbiamo fatta, ce l’abbiamo fatta”, ha concluso il vicepremier.

Alla presentazione è intervenuto anche il premier Giuseppe Conte che ha definito il reddito di cittadinanza “una misura molto complessa di equità sociale, frutto di un lavoro corale”, di cui tutto il governo è molto orgoglioso.

“E’ una riforma complessa perché è fondata su un patto di lavoro, un patto di formazione e un meccanismo di inclusione sociale. Abbiamo faticato tanto, studiato le riforme simili realizzate in Ue e anche fuori e cercato di far di meglio. Ora saranno altri che studieranno la nostra riforma”, ha aggiunto il capo del governo dal palco dell’Auditorium dell’Enel di Roma.

Nella giornata della presentazione del sito e della carta, è arrivata la levata di scudi contro la misura di Inps, Confindustria e Commissione Lavoro della Conferenza delle Regioni. Il reddito di cittadinanza rischierebbe di scoraggiare i percettori ad accettare un impiego. A sostenerlo, durante le audizioni sul decretone in commissione Lavoro al Senato, sono stati il presidente Inps Tito Boeri e Pierangelo Albini, direttore dell’area welfare di Confindustria. Il disincentivo, a loro avviso, deriverebbe dal livello “molto elevato” del beneficio, che può arrivare a 780 euro al mese per un single a fronte di uno “stipendio mediano dei giovani under 30” che “si attesta a 830 euro netti al mese”. Boeri e Albini hanno riconosciuto di fatto il livello da fame degli stipendi in Italia, ma non potendosela prendere con il padronato e con i partiti di riferimento, per motivi facilmente intuibili, hanno attaccato il governo.

Contro la figura dei navigator, si è scagliata invece Cristina Grieco. “Si crea un problema pregiudiziale sulle competenze e un importante profilo di costituzionalità”, ha spiegato la coordinatrice della Commissione Lavoro della Conferenza delle Regioni, esprimendo “perplessità rispetto all’annuncio del ministero, non concordato con le Regioni, della selezione massiva dei 6mila navigator che dovrebbero essere contrattualizzati da Anpal Servizi con contratti precari e “dovrebbero affiancarsi e sovrapporsi a operatori dei centri impiego”.

 

 

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