L’esito del recente referendum in Grecia riporterà sicuramente in auge nel dibattito politico italiano le proposte più importanti del Movimento 5 Stelle: il referendum sulla permanenza nell’Euro e il reddito di cittadinanza.

Riguardo al referendum, sappiamo bene che la nostra Costituzione all’art.75 vieta ogni referendum abrogativo sui trattati internazionali, tuttavia è percorribile la strada del referendum consultivo, come è stato quello greco appunto, approvando una legge ad hoc di rango costituzionale per la quale è necessario il voto favorevole dei 2/3 del Parlamento.

Se fino a qualche mese fa questa soluzione poteva apparire di difficile applicazione proprio perché richiedeva il consenso della maggioranza delle forze politiche, ora, grazie al vento favorevole proveniente dalla Grecia, la soluzione del referendum consultivo potrebbe essere presa seriamente in considerazione. Da Forza Italia già arrivano segnali di apertura e probabilmente non sarà molto difficile convincere anche il PD. L’unico problema riguarderà il risultato che, a nostro avviso, in Italia non sarà così scontato come in Grecia. L’Euro infatti è uno status symbol: è come un capo di vestiario firmato o una macchina di grossa cilindrata, serve a mostrare di aver raggiunto uno status sociale importante. Non importa il fatto che non ce lo possiamo permettere se non contraendo dei debiti.

Oggi comunque ci interessa parlare del reddito di cittadinanza ed esordiamo subito con una frase che a molti farà piacere sentire: il reddito di cittadinanza in Italia si può fare. La proposta del M5S definisce il reddito di cittadinanza come “l’insieme delle misure volte al sostegno al reddito per tutti i soggetti residenti sul territorio nazionale che hanno un reddito inferiore alla soglia di povertà al fine di garantire la pari dignità sociale e la partecipazione al progresso della nazione”. La soglia di povertà è calcolata dall’ISTAT che individua il valore di spesa per consumi al di sotto del quale una famiglia anche composta da un singolo soggetto, viene definita povera in termini relativi ossia in rapporto al livello economico medio di vita dell’ambiente o della nazione. Qualora il beneficiario fosse l’unico componente del proprio nucleo familiare il reddito di cittadinanza gli garantirebbe, anche tramite integrazione, il raggiungimento di un reddito annuo netto pari a 7200 euro, cioè 600 euro mensili. Con l’aumentare del nucleo familiare, aumenterebbe anche la soglia di povertà.

Per quanto riguarda i costi necessari alla realizzazione, l’ISTAT nel mese di giugno ha determinato una cifra di 14,9 miliardi di euro e che le famiglie sotto la soglia di povertà in Italia sarebbero circa 2 milioni e 759 mila, pari al 10,6% delle famiglie residenti sul territorio nazionale. Questo tipo di provvedimento ha degli omologhi in altri paesi europei, come ad esempio in Germania. In altri paesi, come l’Olanda, è stata proposta una tipologia di reddito di cittadinanza che in realtà è una somma garantita a tutti e perfino cumulativa con altri tipi di reddito.

Alcuni criticano il reddito di cittadinanza proprio perché negli altri paesi europei è stato introdotto assieme a quelle riforme del lavoro che introducevano il principio della flessibilità (in Germania è la riforma Hartz) e che sono servite a svalutare il mercato del lavoro (principalmente a ridurre i salari!). Per questo molti analisti vedono il reddito di cittadinanza compatibile con il Jobs Act del Governo Renzi. In effetti, il Governatore del Friuli Roberta Serracchiani, grazie anche al voto favorevole dei consiglieri del M5S, ha potuto introdurre un sussidio di ‘sostegno al reddito’ pari a 550 euro netti al mese di cui beneficeranno più di diecimila friulani. Sarà una prova d’intesa in vista di una prossima legge nazionale?

La proposta di reddito di cittadinanza del M5S, oltre a fissare degli obblighi per i beneficiari e un iter di supporto per il loro reinserimento nel mondo del lavoro, all’art.19 stabilisce un ‘salario minimo garantito’ fissato a 9 euro lordi all’ora applicabile a tutti i rapporti di lavoro. Questo salario minimo potrebbe impedire che il reddito di cittadinanza diventi uno strumento utile alla svalutazione competitiva del lavoro e anzi potrebbe diventare l’esatto contrario, spingendo all’aumento dei salari e non a un loro abbassamento. Un ottimo strumento di giustizia sociale e aiuterebbe molte famiglie che in questo momento sono in difficoltà. Tuttavia desideriamo invitare gli amici del Movimento 5 Stelle a una piccola riflessione: sarebbe meglio attuare la proposta del reddito di cittadinanza dentro o fuori dai vincoli imposti dall’Euro?

Innanzitutto, nello stato attuale, è necessario trovare delle coperture perché il bilancio statale è vincolato al principio del pareggio di bilancio e alle regole imposte dal Fiscal Compact. Perciò molto probabilmente quei 15 miliardi all’anno necessari sarebbero trovati tagliando la spesa pubblica o aumentando le tasse, a meno che non si riescano a individuare 15 miliardi di sprechi (cosa che non è certo impossibile, ma sicuramente è abbastanza difficile). Ricordiamo poi che questa cifra si aggiungerebbe ai costi di cui abbiamo già discusso.

Un’altra soluzione sarebbe di rigettare i vincoli di bilancio e le regole del Fiscal Compact e approvare il reddito di cittadinanza in deficit. In questo caso non sarebbe necessario trovare le coperture ma riporterebbe in negativo la bilancia dei pagamenti dello Stato che Mario Monti ha risistemato nel 2011 distruggendo la domanda interna: nel sistema Euro, in pratica, un aumento dei consumi comporterebbe un aumento delle importazioni a discapito delle esportazioni, determinando così un’uscita di denaro verso l’estero con un nostro maggiore indebitamento. E’ questa la causa principale per cui ci è stata imposta l’austerità.

Una volta usciti dall’Euro invece non avremmo problemi di bilancia dei pagamenti perché i prodotti esteri saranno meno competitivi rispetti a quelli del nostro mercato interno. Il reddito di cittadinanza, in questo caso, permetterebbe un aumento dei consumi che vorrebbe dire anche aumento del lavoro. Non avendo necessità di sottostare a vincoli di bilancio, il reddito di cittadinanza potrebbe essere fatto a deficit e grazie all’aumento dei consumi le imprese italiane produrrebbero di più e assumerebbero nuovo personale. In questo modo le famiglie sotto la soglia di povertà sarebbero di meno, determinando anche un abbassamento dei costi. Anche il salario minimo garantito di cui abbiamo detto in precedenza, potrebbe davvero innescare un processo positivo volto alla crescita dei salari.

Marco Muscillo

UN COMMENTO

  1. Io sono contrario per principio al reddito cittadinanza, perché uno Stato serio metterebbe in condizione i suoi cittadini di avere un lavoro dignitoso pagato altrettanto dignitosamente.
    Invece questo pannicello caldo, se sarà approvato, coesisterà con veri e propri crimini come quelli della “deregolamentazione” del cosiddetto “mercato del lavoro” e dell’immigrazione indiscriminata, tanto per citare due elementi che, in una situazione di confusione ideologica, concorrono a rovinare, economicamente e non solo, la vita di milioni di italiani.

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non accendere flames e di mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected].

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.