Matteo Renzi

Il referendum sulle trivelle è annegato in un oceano di sbadigli e polemiche stucchevoli, in una calda domenica d’aprile. Il quorum, nonostante la chiassosa mobilitazione delle ultime settimane, non è stato raggiunto. Ha votato solo il 31,19% degli elettori: 15.806.788 cittadini, su un totale di 50.675.406 aventi diritto.

La netta vittoria del Sì (85,84 per cento) non produrrà alcun effetto: l’attività di estrazione di petrolio e gas entro le 12 miglia dalla costa, potrà andare avanti fino all’esaurimento del giacimento, per le concessioni già attive. Le speranze dei tanti che, soprattutto sui social, dispensavano ottimismo per l’affluenza dell’8,3% alle 12, sono definitivamente svanite alle 19, di fronte ad un deprimente 23,48%.

Tra le regioni, solo in Basilicata è stato superato il quorum: 50,17%. La Puglia del governatore Emiliano, uno dei leader del fronte del “Sì”, non è andata oltre il 40%. Discreta, se paragonata ad altre realtà, l’affluenza in Veneto, 37,9%; per il resto è stata una collezione di disastri e diserzioni. Deprimente il dato del Trentino Alto Adige, dove l’affluenza si è fermata al 23,8%. Malissimo anche la Campania e la Calabria (25,9% e 26,4%), a dispetto delle annunciate massicce mobilitazioni. Tra gli elettori all’estero, l’affluenza è stata ancora più scarsa: il 19,81% degli aventi diritto.

Per il coordinatore nazionale del comitato “No Triv”, Enzo Di Salvatore, il risultato è stato “straordinario”. Ci piacererebbe comprendere la logica aritmetica o politica a supporto di una simile affermazione, sconfessata dalla brutale evidenza dei fatti.

Duro con gli “sconfitti”, il premier Renzi: “I vincitori sono gli ingegneri e gli operai, lavoratori delle piattaforme. Ma gli sconfitti ci sono, hanno nomi e cognomi. Sono quei consiglieri regionali e alcuni presidenti di regione che hanno voluto cavalcare questo referendum per esigenze personali. Per esigenze di conta interna da parte di qualcuno. È la dimostrazione che la demogogia non paga”.

I promotori della consultazione, sono finiti anche nel mirino di Ernesto Carbone, deputato del Pd e responsabile del dipartimento Pubblica amministrazione della segreteria nazionale del partito, che li ha derisi su twitter, scatenando molte polemiche. Questo il suo cinguettio, in perfetto stile renziano: “Prima dicevano quorum. Poi il 40. Poi il 35. Adesso, per loro, l’importante è partecipare #ciaone”.

ciaone carbone

L’errore di chi, come M5S e Lega, ha cercato di trasformare il referendum di ieri in una battaglia contro il Governo, è stato madornale. La scarsa partecipazione, in base a tale ragionamento, passa inevitabilmente per una prova di forza di Renzi che, in un momento di difficoltà per lui e la sua squadra come quello attuale, può capitalizzare al massimo un simile regalo. Perde peso e valenza, anche lo strumento referendario che, se si escludono i successi del 1974 e del 2011 (consultazioni sul divorzio e sull’acqua pubblica), è sempre più un appuntamento per pochi, con l’aggravante di un enorme spreco di soldi. In un simile scenario e con oppositori che ragionano e si muovono di pancia, Renzi può continuare a dormire sonni tranquilli.

Ernesto Ferrante

2 COMMENTI

  1. Tutto il contrario, considerando che renzi il suo record personale di voti l’avuto con il 65% di affluenza alle europee e che questo referendum si è fermato al 32% di affluenza, significa che metà corpo elettorale che va ancora ha votare si è presentato e poi i SI come milioni di voti hanno superato di gran lunga i voti presi da renzi alle europee, direi che la matematica si mette di traverso a renzi.

  2. Caro Carbone, facile vincere quando tutta la stampa asservita non ne parla, lo statista di Rignano e Sua Altezza Reale Giorgio I° invitano i cittadini al “non voto” in barba alle leggi vigenti. Ce ne ricorderemo quando andremo a votare! – Un sentito “ciaone” che fa rima con c…..

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