La Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibili quattro dei referendum in materia di giustizia promossi dalla Lega e dai Radicali. Si tratta dei quesiti sulla legge Severino, sulla limitazione delle misure cautelari, sulla separazione delle funzioni dei magistrati e sull’eliminazione delle liste di presentatori per l’elezione dei togati del Csm.

Si terrà anche il referendum che ha l’obiettivo di riconoscere nei consigli giudiziari il diritto di voto degli avvocati sulle valutazioni di professionalità dei magistrati.

La Corte costituzionale – si legge nel comunicato – ha proseguito oggi in Camera di consiglio l’esame sull’ammissibilità dei referendum cominciato ieri. In attesa del deposito delle sentenze, previsto nei prossimi giorni, l’Ufficio comunicazione e stampa fa sapere che la Corte ha finora ritenuto ammissibili i seguenti quesiti referendari: Abrogazione delle disposizioni in materia di incandidabilità; Limitazione delle misure cautelari; Separazione delle funzioni dei magistrati; Eliminazione delle liste di presentatori per l’elezione dei togati del CSM. I suddetti quesiti sono stati ritenuti ammissibili perché le rispettive richieste non rientrano in alcuna delle ipotesi per le quali l’ordinamento costituzionale esclude il ricorso all’istituto referendario. 

I lavori della Corte proseguono con l’esame dei rimanenti quesiti referendari. Il voto sui quesiti referendari approvati si terrà in primavera, in un periodo compreso tra il 15 aprile e il 15 giugno.

Dopo la bocciatura del referendum sull’eutanasia, la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibili altri due quesiti oggetto di grande dibattito: quello sulla responsabilità civile dei magistrati, che si vorrebbe chiamare in causa direttamente per gli errori giudiziari (oggi è lo Stato a risarcire il cittadino che abbia subito un danno ingiusto) e quello sulla legalizzazione della cannabis.

Su quest’ultimo il presidente della Corte, Giuliano Amato, ha spiegato che così come formulato era in realtà “sulle sostanze stupefacenti”. Nel quesito, ha aggiunto Amato: “si faceva riferimento a sostanze che includono papavero, coca, le cosiddette droghe pesanti. E questo era sufficiente a farci violare obblighi internazionali”.

Ad affondare il quesito, sarebbe stato dunque un clamoroso errore, che richiamava una tabella relativa non alla cannabis, ma alle droghe pesanti, in assenza del quale sarebbe stato sicuramente ammesso.

Antonio Decaro, presidente dell’Anci, ha espresso soddisfazione per il via libera al referendum sulla Severino: “Noi sindaci abbiamo chiesto da sempre una modifica della legge perché ci ritroviamo, unica figura istituzionale, a essere sospesi per 18 mesi senza una condanna definitiva“.

Ernesto Ferrante
Giornalista professionista, editorialista, appassionato di geopolitica