Referendum sul piano per Alitalia: prevale il “no”

Dai lavoratori di Alitalia sta arrivando una risposta chiara al governo, ai vertici dell’azienda e soprattutto a Cgil, Cisl, Uil e Ugl.

Una raffica di “no” sta seppellendo l’accordo siglato tra azienda e confederali sul taglio al costo del lavoro. L’affluenza alle urne è stata altissima. Secondo quanto si apprende, è andato a votare oltre il 90 per cento degli aventi diritto. Su oltre 11mila dipendenti chiamati alle urne, i votanti sono stati 10.101.

Le procedure di scrutinio sono iniziate intorno alle 17,30. I primi dati trapelati, non lasciano troppo spazio alle sorprese: a metà scrutinio, su 5.163 schede, i no sono 3.947 e i sì 1.216.

Il risultato della consultazione sarà reso noto entro qualche ora. Alla chiamata al voto, ha risposto la quasi totalità del personale viaggiante, 1.500 piloti e 3mila assistenti di volo, oltre agli 8mila impiegati e addetti di terra. Il segnale è arrivato chiaro e forte a Gentiloni che, nel pomeriggio, ha presieduto un vertice con i ministri Delrio, Padoan e Calenda.

Il comunicato congiunto diramato dalle sigle sigle Filt-Cgil, Fit-Cisl, UilTrasporti e Ugl Trasporto aereo, ha quasi il valore di un annuncio: “L’indicazione che arriva va nettamente verso la bocciatura dell’esito del confronto con governo e azienda. Quello che si evince è che la votazione è stata una votazione sofferta, ma decisa contro un’azienda che poco ha fatto finora per risollevare le proprie sorti. Ci sono ancora circa 6.500 schede da scrutinare, alla fine delle quali avremo un quadro più completo e la visibilità area per area, per il momento è il personale di volo quello dove si evince una prevalenza netta del no. Attendiamo le valutazioni e decisioni degli azionisti e del governo, nella consapevolezza di cercare sino all’ultimo ogni soluzione possibile per evitare decisioni che sarebbero traumatiche e non più modificabili”.

In caso di vittoria del No per domani è convocato un consiglio di amministrazione d’urgenza per prendere atto della decisione dei lavoratori e avviare la procedura per la richiesta di amministrazione straordinaria.

Contro l’accordo e la solita strategia del terrore per costringere i dipendenti ad ingoiarlo, si è espressa l’Unione Sindacale di Base.

“Un No, spiega il sindacato autonomo in una nota, non determina industrialmente un bel nulla perché altre sono le strategie economicamente ben più pesanti da mutare radicalmente in Alitalia. Perdere 500 milioni all’anno o perderne 400 industrialmente e finanziariamente è praticamente la stessa cosa ai fini del possibile rilancio dell’azienda”.

“Ma c’è anche da chiarire, si legge ancora, che un eventuale ed evocato commissariamento dell’azienda non farebbe felici neanche gli azionisti e il governo. Le banche perderebbero partecipazioni milionarie e finanziamenti, il governo, come ha detto lo stesso Ministro Calenda, spenderebbe più di un miliardo e Etihad oltre alle perdite azionarie, avrebbe pesanti ricadute sul sistema di alleanze. Senza contare poi che una eventuale liquidazione avrebbe costi sociali immensi nel paese e soprattutto nel Lazio e produrrebbe un confitto sociale senza precedenti. Un commissariamento che non servirebbe quindi a nessuno degli attuali attori della vertenza e che invece viene utilizzato per spaventare i lavoratori e costringerli ad accettare quanto sottoscritto da sindacati complici ed azienda e a diventare così esecutori del proprio suicidio”.

“Noi ribadiamo, conclude l’Usb, che l’applicazione dell’art. 43 della Costituzione che prevede l’esproprio e la nazionalizzazione di aziende strategiche è un’ipotesi possibile ed auspicabile”.

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