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Recepp Tayyip Erdogan

Oggi in Turchia la popolazione si esprimerà sulla volontà o meno di cambiare nuovamente la Costituzione turca.

Dopo i cambiamenti del 2010, nei quali la costituzione venne adeguata agli stand dell’UE, il nuovo referendum voluto da Erdogan trasformerebbe la repubblica turca in una Repubblica Presidenziale.

Se entrasse in vigore la riforma costituzionale verrebbe abolita infatti la figura del Primo Ministro, accentrando i poteri dell’esecutivo attorno al Presidente, verrebbero aumentati i poteri del Vicepresidente che verrebbe a fare le funzioni di una sorta di Primo Ministro, i parlamentari vengono aumentati da 550 a 600 e il Parlamento potrà eleggere i membri della Corte Costituzionale.

Tuttavia sia i passaggi istituzionali che la riforma pongono alcune perplessità agli osservatori esterni. Ankara arriva al voto sotto il regime di emergenza entrato in vigore lo scorso luglio dopo il putsch fallito dei gulenisti/kemalisti (ancora non si è capito) e la riforma darebbe al Presidente un potere che poche costituzioni presidenziali hanno: la facoltà di sciogliere le camere, seppur con la maggioranza dei 3/5 del Parlamento stesso.

Inoltre è molto preoccupante la deriva che ha preso Ankara a partire dalle primavere arabe sino alla reazione al golpe del 2016. Migliaia di militari, giornalisti e insegnanti sono stati processati da Erdogan, il quale ha utilizzato il putsch fallito come pretesto per far fuori gran parte dei propri avversari politici. Purghe alle quali si aggiunge una pericolosa deriva islamista della società turca, nonostante i cambi di rotta in politica estera dell’ultimo anno, che lo hanno riavvicinato alla Russia di Putin e allontanato dai ribelli islamisti (e terroristi) siriani.

L’approvazione del referendum potrebbe inasprire definitivamente i rapporti con l’Europa, che critica Erdogan, negandogli l’accesso alla Comunità Europea da un lato e se lo coccola dall’altro, riconoscendo l’importanza strategica di un paese di confine come la Turchia. In cambio Erdogan ha alzato il livello dello scontro negli scorsi mesi e invaso le strade di Germania e Olanda di militanti dell’AKP, con inviti abbastanza surreali agli immigrati turchi di moltiplicarsi in Europa.

Un clima incandescente accompagna questa domenica la Turchia, dove sul fronte interno curdi e kemalisti con molte probabilità boicotteranno il Referendum per ragioni diverse (repressione etnica da un lato, censura e repressione politica dall’altro), ma che il governo conta di vincere in maniera quasi plebiscitaria.

E l’Europa, come reagirà?

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