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Referendum Turchia: proteste opposizioni

Non ci stanno i sostenitori del NO a vedersi la propria costituzione cambiata in peggio con dei brogli elettorali. Nella serata di ieri le maggiori città turche sono state invase da pacifiche dimostrazioni di dissenso delle opposizioni a Erdogan.

In discussione è il metodo di segnatura del voto: il governo ha cambiato il regolamento il giorno del voto approvando schede segnate a penna piuttosto che con il timbro ufficiale e dato lo scarto ridotto ciò potrebbe essere stato decisivo per Erdogan.

I dati del voto indicano che a sostenere la riforma presidenzialista di Erdogan siano stati i turchi emigrati all’estero e le zone rurali del paese, mentre le maggiori città del paese come Ankara e Istanbul si sono espresse contro le modifiche costituzionali. Segno che la Turchia secolarizzata è contro le politiche dell’AKP.

Gli osservatori dell’OSCE hanno espresso le loro perplessità sulla regolarità del voto durante la giornata di ieri: “non rispetta gli standard internazionali” fanno sapere gli inviati europei. Piccata la risposta di Erdogan: “state al vostro posto”. Poi il presidente turco si rivolge ai suoi: “ho combattuto per anni contro la mentalità da crociati dell’UE”. Una narrazione surreale che la dice lunga sulla radicalizzazione degli islamisti turchi.

Intanto dall’Occidente arrivano i primi moniti al governo turco. La Germania con un comunicato del Cancelliere Merkel e del ministro degli Esteri, Gabriel, invita la Turchia a rispettare tutte le forze all’interno del paese, mentre l’Austria ha una reazione più netta: l’invito di Vienna è di bloccare tute le trattative con Ankara sull’ingresso nell’UE. Debole il comunicato di Juncker e di Lady Pesc Mogherini, che si limita a prendere atto del voto, a conferma del mostro burocratico e inefficiente che è l’Europa unita.

Dagli Usa invece il Presidente Trump si è complimentato con Erdogan, ma il Dipartimento di Stato ha invece fatto sapere che attende il rapporto dell’OSCE. Una posizione ambigua e singolare quella di Washington, che testimonia il cambio di rotta di Trump in Medio Oriente: bisogna strappare a tutti i costi la Turchia alla Russia nell’affare siriano.

Tuttavia da Ankara insistono nella linea oltranzista. Il Presidente del Consiglio Supremo Elettorale, Sadi Guven, ha ribadito che le schede senza timbro sono valide senza se e senza ma, mentre il ministro degli esteri Mevlüt Çavuşoğlu ha ribadito che le motivazioni dell’OSCE sono politiche, al quale fa eco il primo ministro Binali Yildirim: “il messaggio del popolo turco è chiaro” secondo il capo del governo destinato a sparire.

Dunque il Partito di Giustizia e dello Sviluppo è deciso nel mandare avanti la propria riforma presidenzialista a tutti i costi, senza dare ascolto a osservatori e opposizioni, ma intanto Ankara, Istanbul, Smirne, Besiktas si infiammano.

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