Regno Unito, elezioni

In occasione della “General Election“, le elezioni generali del Regno Unito, in programma giovedì 8 Giugno, i Britannici saranno chiamati ad esercitare il loro diritto di voto per il rinnovo della Camera dei Comuni (uno dei due rami del Parlamento di Sua Maestà), e conseguentemente per affidare la guida del governo al leader del partito che risulterà vincitore dalle urne.

Sebbene la naturale scadenza di questa legislatura sia il 2020, il Primo ministro Theresa May ha fortemente voluto il nuovo appuntamento elettorale, manifestando l’esigenza di affrontare le future trattative per l’uscita dall’Unione europea forte di un sostegno popolare che soltanto un’affermazione elettorale può garantire, dal momento che ella ha “ereditato” la guida del partito Conservatore e, di conseguenza, del governo dal suo predecessore David Cameron, ex premier dimissionario dopo l’esito del Referendum sulla Brexit (fatale per lui che si era schierato per il Remain); si tratta, pertanto, di un importante banco di prova per la May e i Tories, già alle prese con le recenti elezioni amministrative, dove tra l’altro i conservatori hanno ottenuto il loro miglior risultato, superando perfino il record di Margaret Thatcher nella sua fase di massima popolarità.

Se da una parte la decisione del Primo ministro è stata evidentemente suggerita dai sondaggi che consacravano il partito dei Conservatori con circa 20 punti percentuali di vantaggio già a fine aprile (con l’opportunità di aumentare considerevolmente la labile maggioranza alla Camera dei Comuni conquistata da Cameron), dall’altra parte il leader dei laburisti, Jeremy Corbyn, l’altro protagonista di queste elezioni, ha recentemente accorciato le distanze a causa degli attacchi terroristici che hanno colpito Londra e Manchester, facendo leva sugli errori dei Servizi segreti, sui tagli alle forze dell’ordine operati dalla May, sull’assenza di un accordo con l’Unione Europea, da cui il Regno Unito è prossimo al divorzio nonché sui rapporti diplomatici della Gran Bretagna con Donald Trump, il Presidente degli Stati Uniti, a suo dire “troppo morbidi e permissivi” specie dopo il ritiro degli USA dall’accordo di Parigi. In virtù di questa insperata rimonta, Corbyn (da vecchio militante della sinistra radicale) ha ulteriormente incalzato la May, promettendo un milione di posti di lavoro “buoni”, ossia non precari, oltre alla nazionalizzazione di ferrovie elettriche, gas e società elettriche e borse di studio a tutti gli studenti.

La sfida tra la leader dei conservatori e il capo dei laburisti fa emergere profili antitetici non solo a livello politico – economico, ma anche sul piano umano: la prima viene giudicata fredda e poco empatica, e gli errori in cui è incappata durante la campagna elettorale non l’hanno di certo aiutata (dalla “dementia tax” al taglio dei pasti gratis nelle scuole, provvedimenti ritirati immediatamente dai Tories, fino al rifiuto categorico di confrontarsi in un faccia a faccia con Corbyn nel classico dibattito pre elettorale), sebbene le elezioni amministrative siano state vinte in larga misura dai conservatori, viceversa il leader laburista si dimostra spontaneo e sensibile soprattutto alle classi meno abbienti, a cui promette di voler salvaguardare il welfare dai tagli indiscriminati della May.

Anche la Brexit è un campo di battaglia per i due contendenti: da un lato si ripropone spesso lo slogan caro a Theresa May “farò della Brexit un successo“, ribadendo la necessità di ridurre i flussi migratori europei in entrata in UK, di riacquistare autonomia a livello commerciale, politico e giuridico, e mettendo in guardia gli elettori sull’inadeguatezza di Corbyn a sedersi al tavolo delle trattative, dall’altro proprio quest’ultimo incalza il Primo ministro rimproverandole poca chiarezza sui piani di uscita dall’Unione, pur ribadendo però che sarà rispettata la volontà espressa nel referendum dello scorso 23 Giugno.

Nonostante la rimonta di Corbyn, il quale ha incassato anche aperture da parte di Nicola Sturgeon, leader dello Scottish National Party, è verosimile che i cittadini del Regno Unito opteranno per la continuità, promuovendo l’operato della May, la quale potrà quindi compattare i ranghi in vista delle trattative con l’Unione e rendere così la Brexit “una grande opportunità per la Gran Bretagna“.

Mauro Gagliardi
Classe '92. Eurocritico, Studente di Giurisprudenza presso Sapienza - Università di Roma. Appassionato di Geopolitica, Storia, Economia e Filosofia.

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