Sadiq Khan

Giovedì 5 maggio si sono tenute nel Regno Unito le elezioni amministrative per rinnovare i sindaci e i consigli comunali di varie città, tra cui Londra, nonché le assemblee di Galles e Irlanda del Nord e il Parlamento di Scozia. Sostanzialmente i risultati della tornata elettorale non hanno provocato troppi scossoni nella politica britannica, facendo registrare la tenuta tanto dei conservatori quanto dei laburisti (tranne in Scozia, dove scendono da secondo a terzo partito) che conquistano come da pronostico la capitale, e un’avanzata dello UKIP euroscettico e dei partiti indipendentisti in Scozia e Galles.

La sfida più attesa era quella per la poltrona di sindaco di Londra, il terzo sindaco eletto direttamente dai cittadini, dopo i mandati del laburista Ken Livingstone (2000-2008) e del conservatore Boris Johnson (2008-2016), che adesso è uno degli esponenti di punta del fronte pro-Brexit. Il nuovo sindaco è Sadiq Khan, musulmano di famiglia pachistana, che si è imposto nel primo turno di preferenze con il 44.2% con il 35% del candidato conservatore Zac Goldsmith, e nel conteggio delle seconde preferenze per stabilire il vincitore, ha raccolto il 56.9% contro il 43.1%. Molto distanziati gli altri candidati dei Verdi, dei Liberaldemocratici, dello UKIP, del partito delle donne, e della sinistra e destra estrema. Sebbene Khan fosse ampiamente favorito nei sondaggi, la sfida di Londra era vista dagli osservatori come un banco di prova importante per il Labour e soprattutto per il suo leader Corbyn, esponente della sinistra del partito e malvisto soprattutto dagli ex blairiani, tanto da far ipotizzare un mini “golpe” interno per estrometterlo e insediare un nuovo segretario. C’è da specificare comunque che il nuovo sindaco di Londra, città ultra-cosmopolita e fortino “progressista”, non è politicamente vicino alle posizioni di Corbyn. La vittoria di Khan è “storica” perché è il primo musulmano e figlio di immigrati ad essere eletto sindaco, ma vista la composizione estremamente multietnica della capitale inglese un avvenimento del genere era solo questione di tempo. Si “festeggia” anche l’affluenza al 46%, che in condizioni normali dovrebbe essere considerata più che mediocre, ma è la più alta affluenza degli ultimi anni in elezioni locali nella capitale inglese.

Invece le cose sono andate male per il Labour in Scozia, dove è scivolato (anche se di poco) dal secondo al terzo posto a beneficio dei conservatori, notizia rilevante poiché la Scozia è da sempre considerata la “regione rossa” della Gran Bretagna. Da qualche anno però è il Partito Nazionale Scozzese a vincere, e lo fa anche questa volta prendendo oltre il 40% dei voti, un risultato definito “storico” dal Primo ministro scozzese Nicola Sturgeon (succeduta ad Alex Salmond dopo la sconfitta nel referendum per l’indipendenza nel settembre 2014). Lo SNP non avrà però la maggioranza assoluta nel Parlamento di Edimburgo, e proprio questo fattore potrebbe rendere molto difficile la programmata indizione di una consultazione popolare per chiedere nuovamente l’indipendenza, fortemente voluta soprattutto nel caso il Regno Unito dovesse uscire dall’Unione Europea: una prospettiva che gli indipendentisti non vogliono. Gli altri partiti a entrare in Parlamento oltre ai tre già citati sono stati i Verdi e i Liberaldemocratici.

In Galles i laburisti si confermano primo partito, seguiti dal Plaid Cymru, il partito autonomista, che con il 20% diventa il secondo partito gallese scavalcando i conservatori. Si prospetta, come in passato, una coalizione tra laburisti e Plaid Cymru. La novità viene invece dallo UKIP che per la prima volta ottiene seggi nell’Assemblea di Carfiff: è il quarto partito con il 12.5% che gli valgono 7 seggi. Un lieve calo ha investito invece sia i conservatori che i laburisti.

In Irlanda del Nord vince il Partito Unionista Democratico, seguito dal Sinn Fein, dal Partito Socialdemocratico e Laburista e altri piccoli partiti locali.

In Inghilterra, dove in molte città si votava per rinnovare solamente un terzo dei consigli, come a Liverpool, Birmingham, Leeds, Manchester, Newcastle, in generale vince il Labour, permettendo al Corbyn di rendere meno traballante la sua leadership.

Ora tutti gli occhi sono puntati sul referendum del 23 giugno sulla permanenza o meno del Regno Unito nell’Unione Europea.

Giulio Zotta

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Nato a Napoli, vive a L'Aquila e studia scienze politiche. Appassionato di storia, politica, cinema, viaggi.