Non è un periodo facile per Renzi, malgrado l’approvazione del ddl scuola al Senato, avvenuta nel tardo pomeriggio di ieri. Il premier dopo i risultati delle amministrative si è trovato di fronte alla realtà dei fatti di un consenso enorme, quello guadagnato l’anno scorso con il picco straordinario delle europee 2014, crollato nel giro di un anno. Costretto per la prima volta a fare mea culpa pochi giorni fa alla carta stampata, il segretario Dem ha infatti rinnegato gli ultimi mesi del suo operato tirando fuori la storia di un Renzi 2 non all’altezza del Renzi 1, ormai ripresa da tutti i media nazionali.

Il 2015 a ben vedere, non è stato fino ad ora un anno troppo fortunato per Renzi. I suoi “guai” sono iniziati con l’elezione di Sergio Mattarella, nella quale il presidente del consiglio si è fatto imporre il Capo di Stato da Napolitano e dalla Minoranza Dem. Occasione nella quale si è consumata anche la rottura del patto del Nazareno, che indubbiamente ha indebolito la maggioranza PD. Ma questa è solo la punta di un iceberg che va dall’approvazione di un italicum raffazzonato e rivisto mille volte per accontentare tutti, ma che rischia di essere una delle leggi elettorali peggiori della storia repubblicana. Alle emergenze della sicurezza urbana e dell’immigrazione gestite malissimo, e delle quali è complice un ministro inadeguato come Alfano.

L’ultimo mese renziano è stato infatti condito da una generale vittoria di Pirro degli ex-rottamatori: la gara delle regionali è stata portata a casa, ma con una sonora sconfitta dei candidati renziani ed un riconoscimento in termini di consenso di figure politiche che sono esterne alla galassia dell’attuale maggioranza legata al leader fiorentino. In particolare il caso campano sta mettendo in imbarazzo l’attuale segreteria Democratica. Una legge superficiale e discutibile sul piano giuridico come la Severino, e lo dimostrano i ricorsi vinti al TAR da De Magistris, rischia adesso di ritorcersi contro il PD, che ai tempi di Berlusconi l’accoglieva piena di giubilo. Il nuovo Governatore eletto De Luca non si è neanche presentato alla proclamazione in tribunale la scorsa settimana, verosimilmente con lo scopo di evitare di mettere in difficoltà il presidente del consiglio, chiamato ad attuare la legge, che prevede la sospensione dai pubblici uffici di chiunque venga sottoposto a processo. Secondo alcune indiscrezioni Renzi potrebbe addirittura ricorrere ad un decreto legge che sospenda la Severino, ma come ne uscirebbe in tal caso il rottamatore di Rignano sull’Arno? Intanto martedì dovrebbero insediarsi i consiglieri eletti della regione Campania, ma il futuro politico della regione è ancora avvolto nel mistero.

Anche quella di ieri è stata un vittoria futile dei renziani che hanno mostrato grossi segni di debolezza. Sarà pur vero che Renzi ha portato a casa un’altra riforma, ma per la prima volta il PD dei rottamatori va incontro ad una vera e propria scollatura con una delle basi del suo elettorato, quella legata alla scuola pubblica. Un forte risentimento verso questa ennesima riforma scolastica, risentimento che non fa altro che portare a termine il lavoro ai fianchi compiuto da un po’ di tempo a questa parte dalla minoranza interna bersaniana.
Certo è difficile pensare ad una restaurazione nella fila del PD, dopo i numerosi fallimenti dei vecchi quadri. Ma adesso il premier, in seguito al clamoroso flop delle amministrative e lo scandalo di Mafia Capitale, che stanno facendo scricchiolare le fondamenta del governo, specialmente guardando in casa NCD, è nella stessa situazione dei suoi predecessori Mario Monti ed Enrico Letta. Cioè quella di una maggioranza che approva i decreti a colpi di fiducia e forzando la mano alla Camera e al Senato con la complicità di personaggi come Grasso e Boldrini, ma che non ha più la fiducia del paese.

È evidente che Renzi ha ancora molto da imparare alla scuola dei leader carismatici. Lo stesso Berlusconi al quale spesso si mette a paragone il giovane politico fiorentino, forse ha ancora qualcosa da insegnare ai protagonisti del nuovo corso della politica italiana e non solo a Renzi. Il rottamatore da quando si è insediato a Palazzo Chigi è andato spedito come un treno, ma il rischio è che la cura del suo prestigio possa cozzare con le logiche parlamentari e di partito. Renzi si è fatto soffiare dal naso un patto con Berlusconi che avrebbe potuto bloccare la politica italiana a suo favore ancora per un bel pezzo, ha dato lotta senza quartieri alle correnti avverse, anche da Segretario, ma in questo modo rischia di distruggere il PD stesso, senza il quale Renzi non potrebbe avere più ragione politica. La forza storica dei DS-PD sta nelle classi sociali storicamente legate a dei precisi riferimenti economici e politici: il mondo delle cooperative come quello degli insegnanti, tanto per dirne alcuni. A Renzi ha detto bene finché ha cannibalizzato tutto l’arco storico del centro-sinistra tenendo insieme liberal e socialdemocratici (con il solito ruolo di collante che di solito spetta alla galassia cattolica). È, vero, forse i fuoriusciti del PD non combineranno mai nulla di buono. Oggi la funzione che un tempo era svolta da socialisti e comunisti è stata occupata dai Cinque Stelle, che piacciano o meno. Tuttavia, Renzi bollando come vecchio, vetusto, inutile tutto ciò che costituisce la componente più remante a sinistra, del suo partito e rinunciandone tout court come farebbe solo un pessimo politico, sarebbe condannato ad una triste fine, nonostante le belle speranze.

Oramai la fase dell’emergenza politica chiamata da Napolitano e dallo sprea, sul quale si è adagiato e ha provato a giocarsi le sue carte Renzi oramai volge al termine e l’ex sindaco, giunti a questo punto, ha dinanzi a sé due scenari rischiosi: il primo è quello di illudersi di governare fino al 2018 arenandosi inevitabilmente come il precedente governo Letta e dando la chance ad una destra oramai quasi ricompattata intorno al vigore salviniano di fare opposizione ad oltranza in un periodo di crisi economica come questo. Oppure lavorare per ottenere elezioni anticipate, con il rischio di perderle a favore dei Cinque Stelle o di un’eventuale lista di centrodestra sancita dal matrimonio FI-Lega.

Staremo a vedere se Renzi ragionerà ancora da teleimbonitore al servizio dei suoi finanziatori (e finanzieri) o con orgoglio ragionerà da leader politico. Comunque vada le sue riforme calate dall’alto causeranno gravi danni agli italiani in ogni settore. Renzi o non Renzi, con la scuola ed il lavoro venduti ai diktat neoliberisti, l’Italia si appresta ad imboccare una via senza ritorno e segnali di ripresa non ce ne sono. Poveri noi.

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non alimentare discussioni polemiche e personali, mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected]

Inserisca il suo commento
Inserisca il Suo nome