Un pasticcio dalle conseguenze disastrose. Non potremmo definire in altro modo gli 80 euro elettorali di Renzi. Sono circa 800mila i dipendenti che hanno dovuto mettere mano alla tasca e restituire interamente il bonus, per una crescita del reddito annuale (il superamento della soglia dei 26mila euro lordi). Ma alla base della beffa, vi è anche un possibile errore nella compilazione della dichiarazione dei redditi sul modello 730. Nel sistema di precompilazione, come hanno segnalato migliaia di utenti, vi erano dati parziali o addirittura errati.

Mancando l’indicazione dei giorni lavorati, il software ha rilevato più di 365 giorni lavorativi, azzerando dunque il numero e facendo in modo che il contribuente perdesse il diritto a detrazioni e bonus.

Ad altri 651mila, invece, è toccato restituirne solo una parte. Complessivamente, un milione e mezzo di italiani, prima illusi e poi alleggeriti. E con un’ulteriore, vergognosa aggravante: circa 314mila persone che hanno guadagnato meno di 7.500 euro nel 2014, hanno dovuto anche rimborsare la somma in un’unica soluzione.

Il vicepresidente della Camera e deputato di Forza Italia Simone Baldelli, chiede spiegazioni: “Vorrei che il governo rispondesse. Il dato è inquietante e misura del pressapochismo con il quale si muove Renzi”.

E su facebook attacca: “Si tratta di un incredibile boomerang politico per un governo che, in modo borioso e spregiudicato, ha pensato di poter facilmente guadagnare consenso dando soldi con una mano per poi toglierli con l’altra”.

Parole dure anche quelle del deputato Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana. Questo il suo post: “Il paradosso: la povertà come colpa, la mancanza di lavoro scaricata sulle persone. Non solo ti devi arrangiare fra voucher, contratti stagionali, precarietà e bassi salari, ma devi pure fare i conti con la stupiditàdi certe norme che trasformano diritti in privilegi per pochi. Poi ci chiediamo nei salotti tv perché la povertà continui ad aumentare. Vergogna”.

Ai tempi di Berlusconi, di fronte ad un simile raggiro, “indignati” e “furibonde” avrebbero riempito piazze e trasmissioni per chiederne la testa. Dove sono adesso?

 

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