Fuori il quarto. Con le dimissioni del ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi che nella giornata di ieri ha lasciato l’esecutivo guidato da Matteo Renzi per la bufera giudiziaria scatenatasi con l’inchiesta della procura di Potenza sullo smaltimento di rifiuti legati alle estrazioni petrolifere, salgono a quota quattro gli addii nel governo mai eletto targato Pd-Ncd, insediatotosi il 25 febbraio 2014. Sulla condotta della Guidi, pesano come un macigno le telefonate “calienti” con il suo compagno Gianluca Gemelli, titolare di due società che operano nel settore petrolifero, a base di rivelazioni finalizzate idonee a favorirlo nei suoi affari privati. Prima di lei, avevano lasciato la squadra di governo, il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, dimessosi il 20 gennaio 2015 a seguito delle intercettazioni relative all’inchiesta della procura di Firenze denominata “Grandi opere”; il ministro per gli Affari regionali, Maria Carmela Lanzetta, il cui addio, datato 30 gennaio 2015, è stato dettato dalla decisione di aderire alla giunta regionale della Calabria come assessore alle Riforme Istituzionali, Semplificazione Amministrativa, Cultura, Istruzione e Pari opportunità e, prima ancora, il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, che ha lasciato il Governo Renzi 31 ottobre 2014 per diventare Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Ma potrebbe non essere finita qui. L’inchiesta della Dda di Potenza che ha portato all’arresto di sei persone e alle dimissioni del ministro, infatti, potrebbe mietere altre vittime “governative” eccellenti . Gli arrestati, ai domiciliari, sono cinque funzionari e dipendenti del centro oli Eni a Viggiano, in provincia di Potenza, e l’ex sindaco Pd di Corleto Perticara. Gli inquirenti li considerano responsabili a vario titolo di “attività organizzate per il traffico e lo smaltimento illecito di rifiuti”. Per Gianluca Gemelli, il compagno della Guidi, invece, l’accusa è di traffico di influenze, perché, scrivono i giudici, “sfruttando la relazione di convivenza che aveva con il Ministro allo Sviluppo Economico, Federica Guidi, indebitamente si faceva promettere e quindi otteneva da Giuseppe Cobianchi, dirigente della Total, “vantaggi patrimoniali”. Gli indagati sono in tutto sessanta. L’inchiesta è coordinata dai pm di Potenza Francesco Basentini e Laura Triassi, e dalla pm della Direzione distrettuale antimafia Elisabetta Pugliese. Nell’ordinanza del gip Michela Tiziana Petrocelli di Potenza, compare un’intercettazione del 5 novembre 2014 in cui la Guidi comunica al suo convivente che sarebbe stato reinserito nella legge di stabilità un emendamento finalizzato ad estendere la semplificazione dell’autorizzazione unica anche alle “opere necessarie al trasporto, allo stoccaggio, al trasferimento degli idrocarburi in raffineria, alle opere accessorie, ai terminali costieri e alle infrastrutture portuali”. Era stato già inserito nel testo originario del decreto “Sblocca Italia” e bocciato alle ore 5 del giorno venerdì 17 ottobre 2014 durante la discussione in commissione parlamentare. L’aggiustamento normativo, poi effettivamente approvato nella legge di stabilità, secondo gli inquirenti, sarebbe stato di “estremo interesse per la Total soprattutto in relazione al progetto Tempa Rossa”, che consiste nella realizzazione di due nuovi serbatoi di stoccaggio di capacità geometrica complessiva pari a circa 180.000 metri cubi, il prolungamento del pontile esistente, l’integrazione dell’impianto di recupero vapori esistente e la realizzazione di una stazione di pre-raffreddamento del greggio, al fine di raggiungere la capacità di movimentazione greggio pari a 2,7 milioni di tonnelate l’anno. Queste le parole al telefono della dimissionaria: “E poi dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato se… è d’accordo anche “Mariaelena” (il ministroMaria Elena Boschi, annotano gli investigatori) la… quell’emendamento che mi hanno fatto uscire quella notte, alle quattro di notte …! Rimetterlo dentro alla legge… con l’emendamento alla legge di stabilità e a questo punto se riusciamo a sbloccare anche Tempa Rossa. .. ehm ..dall’altra parte si muove tutto!”. M5S e Forza Italia attaccano la Boschi e Renzi. Per i pentastellati che annunciano la presentazione di una mozione di sfiducia, “le dimissioni della Guidi sono la prova delle responsabilità gravissime ed evidenti dell’intero governo”. Dello stesso tenore le parole di Renato Brunetta su Twitter: “Dimissioni Guidi: nel governo Renzi non si muove foglia che la Boschi non voglia. Tanto nelle banche quanto nella legge di stabilità. Premier tragga conseguenze”. Sarcastico il vicepresidente del Senato, il leghista Roberto Calderoli: “Dopo che si è “spintaneamente” dimessa l’ape operaia, Federica Guidi, ora aspettiamo le dimissioni dell’ape regina, Maria Elena Boschi. A questo punto il fuco Matteo Renzi rientri immediatamente dagli Stati Uniti e salga subito al Colle a riferire al presidente Mattarella rispetto ad un Governo che sta cadendo a pezzi”.

 

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