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Alcuni giorni fa la Banca Centrale Europea ha pubblicato una bozza di nota integrativa alle istruzioni sulla gestione degli Npl (Non performing loans) delle banche dell’Eurozona, già pubblicate il 20 marzo scorso. Queste stesse istruzioni saranno oggetto di consultazione fino al prossimo 8 dicembre.

Entro il 2018, gli Npl unsecured (non garantiti) entro due anni e quelli secured entro 7 anni dovranno essere accantonati al 100% del loro valore. Tali regole dovrebbero applicarsi ai soli Npl di nuova esposizione e non a quelli già presenti nello stock. Per questi ultimi, la BCE chiede che per quelli ad alto rischio vengano presentate strategie di riduzione con target precisi entro la metà del 2018.

Le nuove regole potrebbero spingere le nostre banche a spostare i crediti performing, cioè sani, tra i crediti dubbi già alla fine del 2017 e incentivare la cessione di questi crediti dubbi, così da evitare l’accantonamento automatico nel 2018.

Ovviamente tutto questo potrebbe portare ad un aumento dei problemi non solo agli stessi istituti di credito, ma anche alle imprese che vedrebbero ridursi l’accesso al credito oltre che aumentati i costi.

Confindustria ha immediatamente rilasciato un suo comunicato che giudica ingiustificata la scelta della BCE:

“Le imprese sono estremamente preoccupate per l’addendum alle linee guida sul trattamento degli Npl messo in consultazione ieri dalla Bce.

[…]

Il provvedimento contiene una serie di previsioni e di automatismi che, se confermati, avrebbero un impatto di grande rilievo sui requisiti patrimoniali delle banche, imponendo loro nuovi e onerosi accantonamenti e anche sul mondo delle imprese con una ulteriore, ingiustificata, stretta nell’offerta di credito.

Si tratta dell’ennesimo intervento che modifica significativamente – senza che ci siano analisi di impatto e argomentazioni solide che lo giustifichino – disposizioni già esistenti, con l’effetto non solo di spiazzare le banche e i loro piani industriali a medio e lungo termine, ma anche di penalizzare i risparmiatori azionisti delle banche e, soprattutto, di restringere i canali di finanziamento delle imprese, in particolare di quelle piccole e medie, incidendo sulla crescita e sul livello di occupazione in tutta Europa.

[…]

una scelta che appare incomprensibile, dato che nelle attuali regole ci sono tutti i meccanismi necessari ad assicurare adeguata copertura dei crediti deteriorati, e che le disposizioni in consultazione rappresenterebbero una misura pro-ciclica, in netta contraddizione con la politica monetaria espansiva ed anti-ciclica della stessa Bce”

Quest’ultima parte è molto interessante perché si ammette che  le nuove regole sugli Npl potrebbero prefigurare un cambiamento della politica monetaria e quindi la fine del Quantitative Easing. Pertanto la preoccupazione di Confindustria (e non solo, come vedremo) è doppia.

In una lettera inviata al presidente della Commissione d’inchiesta sulle banche, Pier Ferdinando Casini, Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione bancaria italia (Abi), critica anche lui le nuove regole sui crediti deteriorati:

“Questo ennesimo documento foriero di misure ulteriormente restrittive per il credito, non può e non deve entrare in vigore nella forma presentata.

[…]

si approfondisca adeguatamente questo documento posto in consultazione ai fini di una sua radicale rivisitazione. Da una prima analisi emergono forti punti critici sia sul metodo, sia sul contenuto delle indicazioni fornite dal Ssm.

[…]

non appare coerente con le decisioni adottate in materia dall’Ecofin del 17 giugno scorso.

[…]

manca di qualsiasi analisi di impatto e argomentazione per giustificare le scelte fatte soprattutto che possano motivare l’individuazione delle tempistiche indicate.”

Ma a far la voce più grossa è Matteo Renzi che arriva a parlare di scelta “suicida”,paventando la possibilità che altre banche italiane possono saltare.

 

Nella sua enews, il segretario del Partito Democratico scrive:

“Nel silenzio della politica le autorità bancarie europee provano a cambiare le regole in corsa. È una scelta folle e suicida. Ne parlano in pochi, ma bisogna farsi sentire: cambiare le regole senza capire che danni vengono fatti rischia di provocare una terribile crisi. Proprio adesso che ne siamo fuori. 

Con il meccanismo che vorrebbero imporci, fare credito alle piccole e medie imprese risulterà quasi impossibile. E salteranno altre banche, altri correntisti, altri risparmiatori.

Mentre nel 2012-13 la politica italiana restò silenziosa e complice, con i risultati che conosciamo, stavolta dobbiamo farci sentire. Anche perché alcuni tecnici del mondo finanziario europeo devono capire che li paghiamo per evitare le crisi bancarie, non per provocarle. Spero che su questo tutti i partiti italiani e europei si facciano sentire.”

Timidi segnali di risveglio che speriamo non si tramutino nella solita e improduttiva propaganda elettorale.

 

Marco Muscillo

 

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