Uno dei quotidiani più letti in Italia ha parlato “presidente filorusso e xenofobo” e di “sconfitta europeista”: la vittoria di Milos Zeman, presidente uscente della Repubblica Ceca, che ha promosso una politica estera multivettoriale per il suo paese e caldeggiato anche l’ipotesi di un’uscita dalla NATO (e questi sono evidentemente, agli occhi del mainstream europeista ed atlantista, le due colpe principali dell’anziano ma saggio presidente ceco), ha subito provocato forti malumori in tutto il mondo politico e mediatico dell’atlantismo e dell’europeismo senza se e senza ma. Poco importa che Zeman, col suo partito, faccia in realtà parte del moderatissimo PSE: certe “deviazioni” o “obiezioni” alla politica di Washington e Bruxelles sono notoriamente poco concesse, come dimostrato anche dal recente caso delle sanzioni alla Polonia.

Zeman, definito addirittura “russofilo nazionalpopulista xenofobo”, ha sconfitto lo sfidante, definito “europeista”, Jiri Drahos, al ballottaggio che gli ha così regalato un secondo mandato. La vittoria è stata netta: 52% dei voti contro il 48% dell’avversario.

Questa vittoria rafforza anche la posizione del cosiddetto gruppo di Visegrad nei confronti di Bruxelles e della sua “eurocrazia”, ed in particolare verso l’asse franco-tedesco ormai sempre più saldo, grazie anche dalla formazione del nuovo governo tedesco con nuovamente a capo Angela Merkel, la cui intesa con Emmanuel Macron non è certamente un mistero.

Zeman è conosciuto soprattutto per il suo “no” alla ripartizione dei migranti e per il suo auspicio di vedere un’Europa composta da nazioni sovrane. Vuole la fine delle sanzioni europee alla Russia per la vicenda ucraina e crimeana e favorisce la cooperazione economica fra Praga e Mosca, oltre che con Pechino, che vede nella Cechia un’importante tappa della sua “Nuova Via della Seta”. Infine, rispedisce sempre al mittente tutte le critiche (o ingerenze? o, per essere ancora più espliciti, “fake news”?) della Commissione Europea circa il presunto snaturamento dello Stato di diritto nel suo paese.

Durante la campagna elettorale, Zeman ha fatto ben capire all’elettorato come il suo rivale Drahos fosse agente di forze economiche e politiche esterne, che mirano a ricondurre Praga nell’alveo del “Washington e Bruxelles consensus”. Subito gli uomini di Drahos hanno manipolato la dichiarazione bollandola addirittura d’antisemitismo, dando ad intendere che Zeman si riferisse alla solita vecchia storia delle “lobby ebraiche internazionali”, ma ciò non è comunque bastato a far cambiare idea all’elettorato ceco, evidentemente non così sprovveduto.

La vittoria di Zeman spiana la strada anche ad Andrej Babis, leader del partito ANO, sprezzantemente ribattezzato “Babisconi” dai suoi detrattori dell’opposizione, e a cui il presidente ceco ha sempre riservato il proprio appoggio.

2 COMMENTI

  1. E’ una buona notizia l’elezione di Zeman , evidenzia che i popoli non sono completamente annichiliti dalla favole europeiste filo americane e che il vento finalmente sta girando da un’altra parte.
    Ovviamente da noi i “democratici” non sono quelli che vincono democraticamente le elezioni ma quelli che anche se non le vincono democraticamente sono schiavi dell’occidente americanizzato.
    Siamo su una buona strada…ora anche in Italia dovremmo seguire le stessa strada ….
    E’ un augurio e una speranza.
    Basta restare schiavi di politici filo americani che ci rendono schiavi economicamente e politicamente.
    Ora vediamo di decidere bene alle elezioni.
    Mandiamo a casa (per non dire altro) Renzi, Berlusconi , Bersani, D’Alema e tutte le mummie che ci hanno portato alla situazione che vediamo.

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