gasdotto tap, ulivi in puglia

Sulla questione del gasdotto TAP, che dovrebbe portare in Italia il gas estratto in Azerbaigian, s’è ormai inaugurata un’annosa diatriba che da tempo contrappone il governo alla Regione Puglia, quest’ultima affiancata anche da numerosi gruppi e comitati locali che protestano contro gli scavi necessari al passaggio della conduttura.

Proprio ieri il TAR ha respinto il ricorso della Regione Puglia, autorizzando nuovamente l’espianto degli ulivi già precedentemente avviato e momentaneamente interrotto in attesa della sentenza. La Regione Puglia, tuttavia, non s’è data per vinta ed ha annunciato un ricorso al Consiglio di Stato. È stato infatti annunciato come l’avvocatura e i legali della Regione stiano già vagliando la fattibilità di un simile procedimento, che si sostanzierebbe proprio nell’impugnare la sentenza del TAR dinanzi al Consiglio di Stato. Un ulteriore passaggio chiave si giocherebbe anche a livello di Corte Costituzionale, come annunciato ieri anche dal governatore pugliese in persona, Michele Emiliano. Per questo appuntamento, tuttavia, sarà necessario attendere il prossimo 4 luglio, quando la Consulta si riunirà appositamente per sentenziare su questa materia, inerente un conflitto di competenze fra governo e Regione.

Nel frattempo, a Melendugno, con la ripresa dell’espianto degli ulivi sono ricominciate le barricate: ben trecento attivisti nel corso della notte si sono dati convegno sul posto, opponendosi ai lavori del consorzio TAP. In ballo c’è l’espianto di non meno di 211 ulivi, che secondo i piani dovrebbero essere immediatamente tolti per far spazio alla conduttura. Michele Emiliano tuona: “Andremo avanti in tutte le sedi, a partire dalla Corte Costituzionale dove pende il giudizio sulla partecipazione della Regione Puglia all’iter decisionale. È ingiusto che la Tap approdi in una delle spiagge più belle d’Europa e che si debbano costruire chilometri di gasdotto sotto il maggiore giardino di ulivi d’Italia”.

Lo scorso 6 aprile il presidente della terza sezione del TAR del Lazio, Gabriella De Michele, dovendo fornire al più presto una risposta alle istanze della Regione Puglia, aveva emesso un decreto con cui sospendeva gli atti del Ministero dell’Ambiente, che autorizzavano l’espianto degli ulivi. Gli attivisti “No TAP” avevano accolto quella decisione come una loro prima vittoria, ma si trattava in realtà di una decisione temporanea e cautelare assunta dal TAR in attesa d’esaminare la questione con maggior accortezza. La decisione assunta ieri, in linea con quella del Consiglio di Stato dello scorso 27 marzo, ha così prontamente raggelato il sangue agli attivisti e a tutti coloro che s’oppongono alla realizzazione del TAP nel Salento. Secondo il giurista Gianluigi Pellegrino, che si presenta come un salentino a conoscenza del territorio dove andrebbe a consumarsi l’impatto ambientale provocato dal TAP, “Il Consiglio di Stato aveva già validato l’opera evidenziando come il tracciato del gasdotto sia frutto del vaglio di ben 12 soluzioni, tra cui è stata scelta quella preferibile. La salvaguardia degli olivi è garantita”. Il giudice Daniele Dongiovanni, del TAR Lazio, afferma invece che il TAP è un’opera “dichiarata infrastruttura strategica, di preminente interesse per lo Stato”, ragion per cui dev’essere il Ministero dell’Ambiente ad occuparsene. Di conseguenza, anche se la Regione Puglia all’interno dello stesso documento viene indicata come “ente vigilante”, di fatto “non può escludersi che il Ministero rimanga titolare di una facoltà di controllo”.

Intanto, pochi minuti fa, a Lecce si sono riuniti il prefetto, il country manager di TAP Italia e i sindaci di Melendugno e di Martano per decidere il destino di dodici ulivi già espiantati e che al momento giacciono nel cantiere di San Basilio, sempre sul litorale di Melendugno.

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Nato a Pisa nel 1983. Direttore Editoriale de l'Opinione Pubblica. Esperto di politica internazionale e autore di numerosi saggi.