Prima, durante e dopo il cosiddetto “Family Day”, ossia la manifestazione a Roma organizzata per la tutela della famiglia naturale, contro il ddl Cirinnà, abbiamo assistito a degli spettacoli a dir poco decadenti. Non usiamo altri termini, in quanto, sembra si sia eclissata proprio la ragione. Ricordiamo qualche chicca, giusto per onor di cronaca. La prima, sicuramente quella di “mamma quale concetto antropologico”(1) durante un confronto tv nel salotto buono de LA7, tra una giornalista favorevole al family day, Costanza Miriano, ed una coppia di omosessuali italiani con dei figli ottenuti in Canada con la pratica dell’utero in affitto. Sino a poco tempo fa, non serve andare a secoli orsono, ma a decenni, nessuno avrebbe mai messo in discussione la figura di una madre; ora, a ragione eclissata, possiamo sostituirla con qualcosa di più moderno. Peccato che sia sempre la madre che dia alla luce un figlio e non una coppia omosessuale.

E proseguiamo con la seconda, proveniente sempre dalle fila del Partito Democratico, dove sulla questione dell’utero in affitto, secondo il Senatore Lo Giudice, sarebbe “giusto non far allattare il bimbo alla madre”(2). Ancora una volta ci preme far notare che affermazioni simili in una società libera da certi condizionamenti, sarebbero state considerate mere farneticazioni, prive di qualsiasi consistenza. Ora, dopo questa carrellata degli orrori, possiamo riflettere sul significato di Famiglia naturale e sua tutela, al di là delle manifestazioni a favore o contrarie.

Nel 1948, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, stabiliva, a riguardo della famiglia, che “maternità ed infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza”. Esiste poi un’altra convenzione, quella dei “Diritti del fanciullo” (New York, 1959, Nazioni Unite, poi revisionata nel 1989), affermante che “entrambi i genitori hanno una responsabilità per l’educazione del fanciullo”, quale aspirazione universale. Riassumendo, i concetti di: maternità, matrimonio tra uomo e donna, famiglia naturale, sono l’architrave della società, che hanno caratterizzato tutte le epoche storiche in cui l’uomo abbia vissuto. Mettere in discussione secoli e secoli di storia, presentando un disegno di legge che modificherebbe sostanzialmente la società, significherebbe sovvertire le relazioni sociali, creando delle possibili voragini. Quando intacchiamo il significato di matrimonio tra uomo e donna, o azzeriamo il ruolo di uno dei due genitori o addirittura, come scrive il quotidiano Avvenire, “scindiamo la radice biologica dalla nascita sociale”(3), commettiamo una serie di errori irreparabili, che porterebbero a una sicura catastrofe. L’uso errato della tecnologia e della tecnica, porteranno a creare l’essere umano direttamente in laboratorio, affidandolo poi ad un nucleo che di naturale non avrebbe nulla. Può essere un figlio, ossia il frutto dell’amore di un uomo e di una donna, un oggetto affidabile ad una coppia che nulla ha a che vedere con quel desiderio e quel frutto? Possiamo far sì che una donna diventi oggetto di sfruttamento tramite il suo utero, affittandolo per denaro, per regalare un figlio in base ad un “presunto diritto” che non esiste nella storia? E’ questa la libertà che veramente vorremmo ottenere, che in realtà, non è altro che una nuova e modernissima forma di schiavitù? Nessuno vorrebbe che il corpo e le funzioni di una donna fossero usate come merce di scambio. Così come nessuno, di buon grado, potrebbe accettare l’equiparazione della famiglia naturale, composta di padre e madre, che vivono la quotidianità nella crescita costante di quei doni e frutti ricercati, che sono i figli, a quella costituita da coppie aventi lo stesso sesso. Questa deve essere la forza che unisce, comprendendo, che la ragione, che dura da secoli, non può essere oscurata da presunti diritti che prevaricano la realtà.

Da un punto di vista giuridico, la costituzione, legge fondamentale per la tutela dello Stato (e quindi della famiglia), e i parametri di questo disegno di legge, non rientrano nella cosiddetta costituzionalità. Per quanto si vogliano tutelare le unioni civili e disciplinarle legislativamente, non si può certo pensare di equipararle al matrimonio, tutelando come sempre il minore, e vietando ogni forma di “utero in affitto” o maternità surrogata.

Infine, sulle adozioni, cioè la stepchild adoption, non ci possono essere aperture di alcun tipo. L’adozione del figliastro è la possibilità che il genitore non biologico adotti il figlio, naturale o adottivo, del partner. In Italia è già prevista per le coppie eterosessuali sposate da almeno tre anni o che abbiano vissuto more uxorio per almeno tre anni ma siano sposate al momento della richiesta. Non è quindi valida per le coppie omosessuali, non essendo riconosciuto il matrimonio né altre forme di unione per le persone gay. Allontanando ogni riferimento a quanto prescritto dal codice civile in materia di matrimonio e quindi qualsivoglia forma di equiparazione, si annulla anche qualsiasi spettro di adozione, possibilità adottabile da un giudice in ambito giurisprudenziale com’è stato nell’unico caso del genere verificatosi nel nostro paese, quando nel 2014 il Tribunale dei Minori di Roma ha riconosciuto di fatto la prima adozione omosessuale, permettendo a una donna di adottare la figlia naturale della compagna. Le donne si erano sposate in Spagna e sempre all’estero erano ricorse alla procreazione eterologa assistita per avere un figlio. Bisogna evitare che vi sia qualsiasi forma di adozione, anche internazionale. In base a recenti forzature internazionali, sempre per la tutela del minore, si è potuto ricorrere alle adozioni internazionali ed i giudici si sono piegati a coppie omosessuali per garantire una presunta stabilità al fanciullo. Nulla di più sbagliato.

Cosa bisognerebbe fare? Ascoltare la voce delle piazze o stravolgere la società, o riaccendere la lampada della ragione? Ragionare in una prospettiva confessionale, o completamente laica? Non è facile come risposta, ma la piazza, probabilmente, ha parlato chiaro: il ddl Cirinnà, è sbagliato.

(1) http://www.ilgiornale.it/news/politica/mamma-concetto-antropologico-1220212.html

(2) http://www.qelsi.it/2016/senatore-pd-sullutero-in-affittogiusto-non-far-allattare-il-bimbo-alla-madre/

(3) Nessuna Confusione, di Carlo Cardia, 28 gennaio 2016

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