Elena Isinbayeva

I Giochi Olimpici inizieranno venerdì a Rio de Janeiro, dopo una lunga controversia legata alla partecipazione della squadra russa.

Sulla base del rapporto dell’avvocato canadese McLaren, la WADA aveva raccomandato l’esclusione di tutti gli atleti russi dalle Olimpiadi di Rio. Prima ancora della diffusione del suo rapporto, McLaren aveva influenzato la IAAF (International Association of Athletic Federations) nella loro decisione di escludere tutti gli atleti russi dai Giochi, inclusi quelli che sono sempre risultati negativi ai test anti-doping sia in Russia che in altri Paesi.

Il CIO era stato messo sotto pressione dai media internazionali per escludere la squadra russa dalle Olimpiadi 2016, come dimostrano svariati articoli del New York Times e del Daily Mail di Londra. Tuttavia, il CIO ha infine ammesso la Russia alle Olimpiadi, procurandosi diversi attacchi e critiche, rivolti sia al Comitato stesso che al suo leader, Thomas Bach.

Gli eventi che hanno portato a queste controversie hanno una lunga storia, che farebbe pensare che non si tratti solo di sport ma anche di politica.

Nel febbraio 2014 si sono tenute a Sochi, in Russia, le Olimpiadi Invernali. Nel frattempo, a circa 1500 km a nord-est, è avvenuto il colpo di Stato a Kiev, che ha portato al referendum in Crimea per il ricongiungimento con la Russia; ciò ha portato alle sanzioni dell’Occidente contro la Russia ed alla conseguente tensione politica internazionale. Tra il 2014 e il 2015, la WADA ha emesso un rapporto di più di 300 pagine in cui affermava che gli atleti russi facessero uso di sostanze dopanti. A sostenere questa tesi furono anche Vitaliy Stepanov, la moglie Yuliya Stepanova ed il capo del laboratorio anti-doping di Mosca Grigory Rodchenkov, che fu poi licenziato dietro richiesta del rapporto, e che emigrò negli USA. Nel dicembre 2015, le autorità russe chiesero di vedere le prove che le accuse della WADA fossero formulate sulla base di quanto affermato da Rodchenkov. Nel maggio 2016, il programma televisivo americano “Sixty Minutes” mandò in onda un’episodio basato soprattutto sulla testimonianza dei coniugi Stepanov, i quali ora vivono negli USA. Il New York Times pubblicò articoli sull’uso di doping tra gli atleti russi basati su quanto riferito da Rodchenkov. Il 19 luglio 2016, solo tre settimane prima dell’inizio dei Giochi Olimpici, la WADA ha pubblicato il rapporto di McLaren.

Tuttavia, ci sono parecchie falle nel rapporto di McLaren: il rapporto si basa principalmente su quanto affermato da Rodchenkov; il rapporto implica che Rodchenkov sia onesto e credibile con poche prove dimostrate; l’investigazione non ha tenuto conto delle correzioni e delle contro-argomentazioni delle autorità russe; l’investigazione ha escluso la confutazione scritta da uno degli accusati russi; come riportato dalla Sports Integrity Initiative, il rapporto McLaren presenta numerose incoerenze, infatti i principali “testimoni” del doping, Vitaliy Stepanov e Yuliya Stepanova, non sono stati intervistati per il rapporto; l’investigazione non è stata né approfondita né integrale.

McLaren è stato di parte: molto prima che la sua investigazione fosse completa, ha usato la sua posizione per influenzare in modo confidenziale la IAAF, in modo da vietare la partecipazione dell’intera squadra russa dalle Olimpiadi di Rio. Ha anche influenzato atleti americani e canadesi al fine di lanciare una campagna per sospendere tutta la squadra russa. Questa azione è stata denunciata dal presidente dei Comitati Olimpici Europei, che ha detto: “In primo luogo, il rapporto McLaren è destinato ad essere un rapporto totalmente indipendente, che deve rimanere totalmente confidenziale fino alla sua pubblicazione di lunedì 18 luglio 2016. È chiaro che sia l’indipendenza che la riservatezza del rapporto sono state compromesse. La mia preoccupazione è che sembra esservi stato un tentativo di concordare un risultato prima che ogni prova fosse stata presentata. Tale interferenza, in vista della pubblicazione del relazione di McLaren, è totalmente contraria al processo equo riconosciuto a livello internazionale, e potrebbe minare completamente l’integrità e quindi la credibilità di questa importante relazione.”

Il rapporto McLaren non dimostra soggetti specifici per l’uso di doping, ma lancia sospetti su tutti gli atleti russi, il rapporto ignora le statistiche della WADA riguardo alle violazioni dei test: secondo dati della WADA, mentre la Russia presenta il maggior numero di violazioni dei test in generale, numerosi Paesi, tra cui Belgio, Francia e Turchia, presentano una maggiore percentuale di prove di violazioni in proporzione al numero di atleti e test.

In conclusione, il rapporto McLaren sembrerebbe un po’ troppo influenzato dalle esagerazioni dei media di parte e dalle opinioni politiche. Inoltre, anche quanto detto da Yulyia Stepanova: “tutti gli atleti russi sono dopati”, è un’esagerazione ed un’ingiustizia nei confronti dei moltissimi atleti che si sono invece sottoposti a seri test anti-doping (non solo in Russia, ma anche all’estero) e sono sempre risultati negativi.

I Giochi Olimpici sono sempre stati un evento sportivo globale amichevole, in cui la politica non dovrebbe entrare, e l’esclusione a priori di un’intera squadra rovinerebbe lo spirito olimpico.

Silvia Vittoria Missotti

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non alimentare discussioni polemiche e personali, mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected]

Inserisca il suo commento
Inserisca il Suo nome