Elena Isinbayeva

Domenica scorsa si è saputo che, con alcune limitazioni, la Russia è stata ammessa a Rio2016. Questa decisione è stata presa dal Comitato Olimpico Internazionale (CIO) e dal suo leader Thomas Bach.

Il CIO si basa sul principio della presunzione di innocenza: è impossibile incolpare di doping una squadra di atleti sulla base dei sospetti su alcuni di essi.

La decisione del CIO ha suscitato un’entusiastica approvazione non solo in Russia ma anche in altri Paesi. La mancata ammissione di una delle squadre più forti alle Olimpiadi le renderebbe incomplete.

Inoltre, accusare di doping tutta la squadra senza alcuna prova viola il principio della presunzione di innocenza. In Russia, l’opinione diffusa è che il CIO abbia agito nell’interesse dello sport e della sana competizione.

Ci sono molti sport che non sono oggetto di doping, e per i quali gli atleti russi sono candidati alle medaglie: la loro completa sospensione significherebbe fare il gioco degli atleti provenienti da altri Paesi.

Un’altra decisione del CIO che è stata accolta con entusiasmo dalla comunità sportiva russa è stata quella di non ammettere ai Giochi di Rio de Janeiro Yuliya Stepanova, che era diventata un’informatrice della WADA (World Anti-Doping Agency). Il motivo è stato che ella aveva assunto un farmaco, ed aveva detto tutto solo dopo che il sistema aveva cessato di coprirla.

Il desiderio di seguire il principio di obiettività dimostrato da Bach ha provocato un’ondata di critiche da parte della WADA e di molti giornalisti. Bach è stato quasi accusato di essere in combutta con la Russia. Esistono svariati articoli in merito, che recitano: “Il CIO si inchina davanti a Putin” (ABCnews). “La decisione sulla Russia infanga il presidente del CIO Thomas Bach” — dice un altro articolo (The New York Times).

Il giornale tedesco Bild supera tutti gli altri con un articolo accompagnato da una foto di Bach, voltato di profilo accanto al presidente russo Putin, intitolato “Il barboncino di Putin”. Tali pubblicazioni sono tante e potrebbero dare l’impressione di un attacco di informazione di massa organizzata.

Potenziali critiche potrebbero riguardare anche tutti i politici e leader di infrastrutture sportive che hanno sostenuto la decisione di Thomas Bach. Ad esempio, il capo del Comitato Olimpico Italiano Giovanni Malagò che, come riportato dal giornale Ansa, ha dichiarato: “La decisione del CIO di escludere solo l’atletica russa dalle Olimpiadi di Rio? Lo dico con franchezza, la condivido, sono favorevole. Perché qui come ti muovi scontenti qualcuno, però mettere tutti nel calderone è sbagliato”. E ancora, in un’intervista video riportata da Agenziavista: “Ci sono molti atleti russi che non solo sono puliti, ma che si sono sottoposti a seri test anti-doping per decenni. E penso che sarebbe ingiusto proibire loro di andare alle Olimpiadi”.

In Russia si osservano con crescente irritazione le azioni delle organizzazioni sportive occidentali, che sono viste come una continuazione di una guerra ibrida contro la Russia. Un’idea che sta guadagnando popolarità è quella di rifiutare di partecipare ai Giochi Olimpici di Rio ed alla Coppa del Mondo di calcio nel 2018. Se la prima è possibile, la seconda è abbastanza reale.

Silvia Vittoria Missotti

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