Roma-Lazio 1-3. A Roma, la Lazio torna a essere

Tabellino

Roma-Lazio 1-3 (1-1)

Roma (4-2-3-1): Szczesny – Rudiger, Fazio (19′ st Perotti), Manolas, Emerson – De Rossi (28′ st Totti), Strootman – Salah, Nainggolan, El Shaarawy (1′ st Bruno Peres)- Dzeko. All. Spalletti.
Lazio (3-4-2-1): Strakosha – Bastos, de Vrij (29′ st Hoedt), Wallace – Basta, Parolo, Biglia, Lukaku (43′ pt Felipe Anderson) – Milinkovic, Lulic – Keita (42′ st Djordjevic). All. Inzaghi
Reti: 12′ pt e 40′ st Keita, 46′ pt De Rossi (rig.), 5′ st Basta.
Arbitro: Orsato.
Note: espulso Rudiger; ammoniti Biglia, Hoedt, Keita, Parolo; spettatori 43.794mila.

Il derby

Da Roma arriva un messaggio chiaro e forte. Dopo un ritiro spirituale durato quasi 5 anni (l’ultimo successo in una stracittadina di Campionato risaliva al novembre 2012), la Lazio non solo è tornata al centro della Chiesa, ma si è ripresa la capitale calcistica.

Già, perché anche nel quarto derby della stagione, i biancocelesti di Simone Inzaghi hanno avuto la meglio sui giallorossi di Luciano Spalletti, mettendo fine, di fatto, alla lotta Scudetto (la Juventus, a quattro gare dalla fine, è a +9 sui capitolini romani), e blindando il quarto posto in classifica, il primo utile per entrare in Europa league dalla porta principale.

E il punteggio (1-3), dice chiaramente che nel primo derby di Roma disputato all’ora di pranzo (che sconfitta per il calcio italiano), non c’è stata partita.

I biancocelesti hanno giocato come ci si aspettava, e come ha insegnato loro Inzaghi Junior. La Roma, invece, semplicemente non è scesa in campo, e non può aggrapparsi alla presunta sfortuna sugli episodi che magari c’è anche stata, ma è stato solo un ingrediente.

Perché ha perso la vicecapolista della serie A? Semplice, perché la banda Spalletti è stata sempre in balia degli avversari. È apparsa spenta, spossata, quasi appagata non si sa di quale risultato ottenuto, incapace di mettere in campo l’esplosivo materiale offensivo di cui dispone. La sua manovra è sempre stata lenta e prevedibile, inutile contro una Lazio tutta catenaccio e contropiede impostata da Inzaghino.

Certo, può recriminare per le importanti occasioni fallite da Dzeko (si conferma un giocatore qualunque negli scontri diretti, dove non ha mai segnato, Napoli a parte) a principio di partita e di secondo tempo, ma si è dimostrata fragilissima in fase difensiva, assolutamente incapace di contrastare le sortite offensive dei cugini laziali.

Si è rivista, in pratica, la stessa squadra asfaltata nell’andata di Coppa Italia. con gli stessi errori. Con una qualità bassa e scadente in difesa, problema top di questa stagione. Con una inconstanza che non puoi permetterti se vuoi vincere il tricolore e competere con la Juventus anche nei prossimi anni.

Ma la cosa più preoccupante è che – al di là che l’Olimpico non è più un fortino inviolabile, perché nelle ultime due partite è arrivato soltanto un punto – i problemi della Roma non nascono nell’estate 2016 o con Luciano Spalletti, ma sono una costante giallorossa delle ultime stagioni che nessuna campagna acquisti ha risolto.

Dall’altra parte del Tevere, invece, si gode a più non posso. La Lazio ha giocato come meglio sa fare, chiusa a riccio quando si tratta di difendersi e velocissima quando deve ripartire e far male.

E i biancocelesti sono stati più forti delle avversità (Immobile out nel riscaldamento) e delle sbagliate decisioni arbitrali (inventato il rigore su Strootman, ma a occhio nudo forse tutti l’avrebbero assegnato).

Quarto posto in cascina sempre più probabile – ora è a quota 67 punti, a sole due lunghezze dai 69 che hanno significato terzo posto nella stagione 2014-2015), primo squillo contro una grande del Campionato, e una finale di Coppa Italia (in casa) ancora da disputare.

Mica male per un allenatore rimasto in panchina solo perché erano finite le alternative…

Top e flop

Top

Keita: forse non doveva giocare, o più probabilmente avrebbe avuto un altro impiego. Fatto sta che il giovane biancoceleste decide la stracittadina con una doppietta. Il primo laziale dal 1998 a riuscirci. L’ultimo è stato un certo Roberto Mancini.

Flop

Strootman: la sua simulazione non entrerà mai nel manuale del calcio. La prova televisiva non sarebbe troppo severa. Ma sacrosanta.

Orsato: dopo il maxi recupero concesso in Inter-Milan, gli è toccato un altro derby delle 12.30, in cui ha fatto ancora parlare di sé. Questa volta per un penalty, davvero inesistente, ma che in tanti, senza moviola in campo o Var, avrebbero dato.

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