Primarie Roma

Le primarie hanno premiato nettamente l’esponente renziano, Roberto Giachetti, con quasi il 70% a discapito del principale rivale, sostenuto dalla cosiddetta minoranza dem, Roberto Morassut, che ha raccolto soltanto il 30,3%.

Ma da registrare è soprattutto il sostanzioso calo di affluenza di militanti e simpatizzanti alle urne: dai 100 mila e 78 votanti del 2009 agli appena 50 mila di domenica scorsa. A pesare, la fine anticipata della giunta Marino e le ombre di Mafia Capitale su alcuni ex dirigenti locali del partito.

Tre anni fa, alle primarie che incoronarono il chirurgo come candidato e lanciarono la sua corsa al Campidoglio, il candidato renziano era Paolo Gentiloni – oggi ministro degli Esteri – classificatosi solamente terzo con un non brillante 10,8%. Si disse, all’epoca come poi per le primarie del 2013, che assegnarono la segreteria del PD all’attuale Presidente del Consiglio, che a Renzi non sarebbe mai riuscito lo sfondamento nella capitale dove ancora troppo radicato risultava il potere della Ditta. Pur vincendo a livello nazionale, infatti, in quell’occasione prese a Roma molti meno voti rispetto al candidato dalemiano Cuperlo.

I risultati di Domenica ci testimoniano quanti equilibri sono cambiati all’interno del partito fondato da Prodi da tre anni a questa parte.

Subito dopo la vittoria, Giachetti ha punzecchiato la sua principale competitor alle elezioni di Giugno prossimo Virginia Raggi: “Il mio programma”, ha dichiarato l’ex radicale, “è nato tra la gente e non in uno studio a Milano della Casaleggio Associati. Io risponderò ai romani e non alla Casaleggio Associati”.

Non risponderà a Casaleggio, ma chissà se potrà dire lo stesso sul suo grande sponsor: Matteo Renzi.

Nico Spuntoni

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