Coronavirus in Russia

Fino a non molto tempo fa, le statistiche sul numero di casi accertati di Coronavirus in Russia erano favorevoli. Nonostante la popolazione numerosa (circa 146 milioni di persone) e il più vasto territorio del mondo (conta ben undici fusi orari), la Federazione Russa era rimasta molto indietro con il numero dei contagiati rispetto ad altri Paesi nel mondo. Dal 6 maggio, tuttavia, la Russia è entrata nei primi cinque Paesi in termini di numero di infetti. Al 15 maggio, la Russia è il secondo Paese al mondo per il numero di casi (262.843) dopo gli USA , sebbene con un notevole distacco. I decessi, invece, sono molto meno numerosi (2.418).

Alla diffusione del coronavirus viene associata, in un certo senso, anche la problematica dell’immigrazione. Il numero di immigrati in Russia è molto elevato (ufficialmente circa 12 milioni di persone, ovvero quasi il 10% della popolazione del Paese). Una parte significativa dei migranti è costituita da giovani provenienti dai paesi dell’Asia centrale, dove il tasso di natalità è molto elevato, mentre il tenore di vita è estremamente basso. Un tempo questi paesi (Uzbekistan, Tagikistan, Kirghizistan, ecc.) facevano parte dell’URSS, mentre oggi sono Repubbliche indipendenti. Tuttavia, povertà e corruzione spingono molte persone a emigrare per cercare lavoro e una vita più dignitosa.

Nella sola Mosca vi sono ufficialmente 1,6 milioni di immigrati, ma il numero è probabilmente più elevato per via degli immigrati irregolari. Non tutte queste persone provengono dall’Asia centrale, ma si tratta comunque della maggioranza. Come in Italia, anche in Russia gli immigrati provenienti da Paesi poveri musulmani costituiscono soprattutto manodopera a basso costo. Tuttavia, anche in questi gruppi si stanno diffondendo le idee del jihadismo: molti terroristi dell’ISIS sono arrivati ​​in Siria dalle comunità di emigrati dell’Asia centrale in Russia, dove sono stati reclutati nel califfato. Molti esperti e personaggi pubblici russi prestano da tempo attenzione a questo problema. All’interno della Russia stessa vi sono alcune regioni a prevalenza musulmana (Cecenia, Daghestan, ecc.). Nonostante nel Paese siano ancora diffuse le idee di tolleranza retaggio dell’URSS, negli ultimi anni sono cresciuti anche i sentimenti anti-migranti.

Con lo scoppio del Coronavirus, molti immigrati dell’Asia centrale sono rimasti senza lavoro, con il rischio di un possibile aumento della criminalità di strada. Il sindaco di Mosca Sergej Sobyanin, in unintervista al programma televisivo Vremya del 6 maggio, ha annunciato la decisione di avviare progetti di costruzione e fabbriche a Mosca a partire dal 12 maggio, nell’intento di scongiurare questo scenario. Tuttavia tra la popolazione molti non vedono di buon occhio questa novità, poiché significa che il lockdown sarà sospeso per i lavoratori dei cantieri (l’80% dei quali sono immigrati), mentre la maggior parte dei russi continuerà a non poter lavorare.  Inoltre vi è l’aspetto igienico-sanitario, in quanto la maggior parte dei migranti non è sottoposta ai test di positività. Molti di loro, infatti, vivono in gruppi chiusi, in piccoli appartamenti sovraffollati, con le conseguenze igieniche che tali situazioni comportano.

Al contempo, i paesi dell’Asia Centrale hanno chiuso i confini, impedendo il rimpatrio dei loro connazionali che, pertanto, sono costretti a rimanere in Russia. Questo fatto potrebbe potenzialmente generare altri problemi al termine dell’epidemia, e diversi russi, infatti, vorrebbero che questi immigrati venissero rimpatriati. 

Intanto, a partire dal 12 maggio, alcune regioni russe hanno iniziato ad allentare le misure di quarantena, in una modalità non troppo diversa dalla “fase 2” in Italia. Per Mosca, invece, dove si concentra la maggior parte dei casi di coronavirus, bisognerà attendere fino al 31 maggio.

Silvia Vittoria Missotti

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non alimentare discussioni polemiche e personali, mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected]

Inserisca il suo commento
Inserisca il Suo nome