Il presidente russo Vladimir Putin e il primo ministro giapponese Shinzo Abe hanno concordato sulla necessità di elaborare proposte per terminare la disputa sulle Isole Curili, che ormai dura da oltre 70 anni.

La controversia nasce dalla decisione dell’Unione Sovietica, negli ultimi giorni della seconda guerra mondiale, di occupare le isole – conosciute in Giappone come Territori del Nord e in Russia come Curili del Sud – che Tokyo ritiene essere proprio territorio sovrano.

Dal punto di vista di Tokyo, migliori relazioni con la Russia si tradurrebbero automaticamente in un contrappeso al potere cinese nella Regione.

Anche se la Russia e il Giappone hanno forti legami diplomatici e commerciali, la controversia ha impedito la firma di un trattato di pace che ponga fine formalmente alle ostilità della Seconda Guerra Mondiale: i due paesi, infatti, non hanno mai firmato il trattato di pace anche se, ovviamente, non sono più in guerra da moltissimo tempo.

“È ora di procedere nei colloqui sulla base di un nuovo approccio” ha dichiarato Abe ai giornalisti. “Trovare una soluzione attraverso la reciproca fiducia dei leader [dei due Paesi, Nd.a.] è l’unico modo per porre fine a questa condizione anomala.”

Il tutto potrebbe quindi concludersi a dicembre, al vertice in Giappone, alla presenza di Putin. L’evento si terrà a Nagato, città natale di Abe. “Un’atmosfera rilassante farà in modo che i colloqui di pace viaggino spediti.”

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha detto ai giornalisti di aver rilevato una nuova volontà da parte del governo giapponese di trovare un terreno comune.

“Naturalmente i leader hanno discusso la questione di un trattato di pace” ha spiegato Lavrov.

Eventuali concessioni da parte Putin sulle isole porterebbero rischi politici per lui, e potenzialmente danneggiare l’immagine che ha realizzato a casa come un leader che si alza in piedi per gli interessi nazionali russi di fronte alle aggressioni esterne.

D’altra parte, il Giappone, rinunciando alle isole, in realtà rinuncerebbe a qualcosa che non ha e non potrebbe mai riavere: se in cambio otterrà significativi vantaggi politici ed economici, Abe entrerebbe nella Storia.

Altri accordi, non sembrano neppure immaginabili: Putin ha infatti affermato che la cessione delle isole non è contemplata.

“Non stiamo parlando di qualche scambio o di qualche vendita. Stiamo parlando di trovare una soluzione in cui nessuna delle due parti si senta sconfitta o perdente. Noi non commerciamo i nostri territori, anche se il problema di un trattato di pace con il Giappone va risolto.”

Abe ha replicato:

“Vladimir, noi siamo la gente della stessa generazione. Prendiamo il coraggio fra le mani e assumiamoci la responsabilità di superare le difficoltà e lasciare la pace alle generazioni future, permettendo a Russia e Giappone di sbloccare il proprio enorme potenziale. Chiudiamo il capitolo sulla situazione anomala che dura da oltre 70 anni e avviamo assieme una nuova era di relazioni russo-giapponesi che durerà per altri 70 anni” ha dichiarato Abe. “Le relazioni tra le nostre economie non sono competitive, ma idealmente si completano a vicenda. Suggerisco che insieme si pensi al futuro.”
Shinzo Abe ha anche sottolineato che riunioni bilaterali annuali dovrebbero essere tenute a Vladivostok.
In effetti, Russia e Giappone sono complementari, non rivali: la Russia esporta energia, il Giappone la importa; la Russia è la seconda potenza mondiale, il Giappone la terza. L’unica questione spinosa nelle loro relazioni è la Cina. Putin non rinuncerà ai cinesi per Abe, ma la buona notizia è che non n’è bisogno: essendo una questione strettamente bilaterale, risolverla per la Russia non avrà alcun costo diplomatico, rispetto alle relazioni sino-russe.

In quanto alle altre questioni, la Russia potrà facilmente barcamenarsi fra i due Paesi. Del resto, la Russia ha già scelto con chi schierarsi nella crisi generale che vede come teatro il Mar Cinese Meridionale, e cioè con Pechino.

Massimiliano Greco

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