Al summit di Nagato, in Giappone, Tokyo e Mosca si sono detti d’accordo nel riportare in auge gli incontri sulla sicurezza e la cooperazione economica sulle Isole Curili del sud, appartenenti alla Russia ma rivendicate dal Giappone.

Il primo ministro giapponese, Shinzo Abe, si è detto preoccupato dalla situazione umanitaria ad Aleppo, e Putin ha dichiarato che supporta il presidente Assad, legittimamente eletto. Ha anche detto di essere pronto a discute con i Paesi della Regione e con gli USA.

Abe, Putin e Lavrov hanno discusso questioni come la concessione di permessi di libera circolazione sulle isole per i giapponesi che un tempo abitavano quelle isole. Poi hanno discusso di attività economiche, dall’energia alla tecnologia medica, e del famoso trattato di pace, mai firmato, che sancisca formalmente la fine della Seconda Guerra Mondiale fra Russia e Giappone.

I due si incontreranno di nuovo domani, a Tokyo. Abe non vede l’ora di ottenere qualche risultato, chiudendo in modo decoroso le dispute territoriali, in maniera a rinsaldare i legami con la Russia, per contrastare quella che Tokyo percepisce come “la minaccia cinese.”

La mossa è intelligente, perché il modo migliore, per un Paese piccolo e debole, di difendersi da uno molto più potente, non è quello di allearsi con un nemico di quest’ultimo, ma con un suo alleato. La Cina ha nella Russia un eccellente alleato e un fornitore affidabile di gas, petrolio e altro ancora.

Qualunque possano essere le reali intenzioni di Pechino, non metterebbe mai a repentaglio il rapporto con la Russia per strappare qualche scoglio ai giapponesi, nel caso questi entrassero nella sfera d’influenza russa.

Massimiliano Greco

 

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