Mondiali di Calcio Russia 2018

Ieri è iniziata in Russia la Coppa del Mondo di calcio, che si protrarrà fino al 15 luglio. Le partite si terranno in 11 città della Russia. In una di queste, Rostov-sul-Don, situata nel sud della Russia, è stato costruito un nuovo stadio appositamente per il campionato, in grado di ospitare 45 mila spettatori.

I lavori di costruzione su larga scala sono stati effettuati sia nella regione di Rostov che nelle altre regioni che ospiteranno le partite: sono stati rinnovati o costruiti nuovi stadi, alberghi e strade. Un lavoro di larga scala è stato fatto anche sulle autostrade che collegano le varie città in cui si terranno le partite: basti pensare che la distanza tra Mosca e Rostov-sul-Don è di circa 1.150 chilometri che, tuttavia, sono considerati relativamente “pochi” per le grandissime distanze russe.

Gli sforzi del presidente Putin e delle autorità regionali russe potrebbero però essere messi a rischio dall’Ucraina. A 90 chilometri da Rostov-sul-Don, infatti, vi è il confine con la Repubblica di Donetsk (DPR). Nel febbraio 2015, l’Ucraina aveva subìto una pesante sconfitta dagli eserciti delle repubbliche del Donbass (Donetsk e Lugansk), e aveva chiesto con urgenza aiuto a Putin al fine di prevenire la completa sconfitta. Putin aveva ascoltato le richieste del suo omologo ucraino Poroshenko, e aveva chiesto alle Repubbliche del Donbass di fermare l’offensiva. Questo portò alla conclusione degli accordi di Minsk II, nei quali l’Ucraina si impegnò a condurre riforme politiche e a garantire un’ampia autonomia al Donbass.

Per più di tre anni da allora, l’Ucraina non ha rispettato un singolo punto degli accordi di Minsk. Durante questo periodo, con l’aiuto degli Stati Uniti, l’Ucraina ha restaurato il suo esercito. Gli americani forniscono agli ucraini armi e istruttori militari USA e di altri Paesi NATO, che talvolta partecipano di persona alle battaglie contro le Repubbliche del Donbass. È quindi possibile che ora l’Ucraina sia pronta per la vendetta e ritenga il campionato di calcio un momento conveniente per attaccare il Donbass.

Kiev, non del tutto a torto, crede che la Russia sarà impegnata con il campionato di calcio e non sarà in grado di intervenire pienamente in un ipotetico conflitto. Le conseguenze di questo attacco sarebbero però terribili. Innanzitutto, si creerebbe un grandissimo flusso di rifugiati dalle Repubbliche di Donetsk e Lugansk, che andrebbero a riversarsi nelle regioni russe: le autorità ucraine, infatti, non nascondono che perseguiranno una politica di vendetta. Politica di fatto molto vicina al genocidio, in quanto la propaganda ucraina definisce i residenti del Donbass “agenti di Putin” e “invasori russi”.

Non si può escludere che missili, proiettili e aeroplani ucraini volino nel territorio della regione russa di Rostov. Ciò è accaduto già nell’estate 2014, quando gli aerei ucraini avevano bombardato erroneamente delle strutture in Russia, sul confine tra i due Stati. Probabilmente, Kiev vuole attirare la Russia in guerra, e sta quindi cercando aiuto dalla NATO per poi essere salvata “dall’aggressione russa”. L’Ucraina, subito dopo il colpo di stato del 21 febbraio 2014, infatti, aveva insistentemente chiesto di entrare a far parte della NATO, e una semplice provocazione, con il coinvolgimento della Russia nel conflitto, aumenterebbe le possibilità che questo accada.

Nelle ultime settimane, Kiev ha tentato di avviare operazioni offensive in aree selezionate del Donbass. La più grande è stata l’offensiva nei pressi di Gorlovka, una grande città nella DPR. Secondo fonti del Donbass, non ci sono state battaglie così grandi dall’estate 2014. In realtà, l’intero esercito ucraino si concentra sui confini con le Repubbliche del Donbass. La vicinanza della guerra è indicata dallo spiegamento degli ospedali militari. Anche gli ospedali civili, nelle regioni più vicine dell’Ucraina, vengono preparati per i feriti. Nella stampa ucraina, le richieste per la fine dei “separatisti del Donbass” stanno diventando sempre più evidenti, dimenticando le sconfitte del 2014-2015 e l’intervento di salvataggio di Putin.

Tuttavia, gli ucraini non sono riusciti a sorprendere il presidente russo. A Mosca è stata discussa la possibilità di un attacco ucraino al Donbass durante il campionato di calcio, e sono preparati per questo. Nei media ucraini scrivono anche dell’arrivo di nuove truppe e di un gran numero di equipaggiamenti militari, che sarebbero evidenti nella regione di Rostov. Forse è così, ma nelle vicinanze di Rostov-sul-Don non si nota alcun movimento di militari.

Il 7 giugno, il presidente Putin ha tenuto la tradizionale comunicazione telefonica con i cittadini del Paese, e in poche ore di trasmissione in diretta ha risposto a 79 domande. Alla domanda sul Donbass, ovvero cosa farà la Russia se l’Ucraina dovesse attaccare le Repubbliche di Donetsk e Lugansk durante la Coppa del Mondo, Putin ha risposto: “Spero che queste provocazioni non si verifichino, ma se dovessero accadere, penso che ci saranno gravi conseguenze per lo Stato ucraino nel suo complesso”.

Probabilmente, a Kiev hanno ascoltato le parole del presidente russo, perché due giorni dopo, il presidente Poroshenko ha telefonato a Putin, che al momento si trovava in Cina. La conversazione telefonica sembra aver prodotto dei risultati, perché lo stesso Putin li ha apprezzati con una certa dose di ottimismo.

È possibile che Poroshenko sia spaventato, e che quindi non rischierà di attaccare le Repubbliche del Donbass, in quanto Putin gli ha chiarito che non intende più sopportare le escalation ucraine. In caso di un attacco, l’esercito russo potrebbe intervenire, sconfiggendo le truppe ucraine in pochi giorni; dopo, si verificherebbe il crollo non solo dell’esercito ucraino, ma dell’intero Stato ucraino.

Una “grande guerra” è molto improbabile. Ma la minaccia di provocazioni e atti terroristici, di cui l’Ucraina ha ricca esperienza, è probabile. L’intelligence della Repubblica di Lugansk ha riferito che le forze speciali ucraine si stanno affrettando a cambiare l’uniforme in quella russa. Il 12 giugno, l’Ucraina ha presentato una risoluzione alle Nazioni Unite, accusando la Russia di organizzare esplosioni a Kharkov e Odessa. E non è del tutto chiaro il perché queste esplosioni sarebbero necessarie alla Russia.

Non molto tempo fa, i servizi segreti ucraini (SBU) avevano messo in atto una provocazione insieme al blogger russo Arkadij Babchenko, il quale era fuggito in Ucraina. L’Ucraina aveva annunciato che il blogger fosse stato ucciso su ordine del Cremlino. Un giorno dopo, però, lo stesso Babchenko era apparso vivo e incolume e aveva anche tenuto una conferenza stampa a Kiev.

Nel frattempo, alcuni politici occidentali avevano già sollevato delle accuse contro Mosca di uccidere giornalisti “indesiderati”. Il nuovo “caso Skripal” non ha funzionato, e la fiducia nei servizi speciali ucraini è stata minata anche tra gli stessi giornalisti ucraini.

Eppure, nonostante il fallimento scandaloso con Babchenko, le provocazioni, per l’Ucraina, sarebbero uno strumento importante e relativamente sicuro per interrompere la Coppa del Mondo in Russia. Il 13 giugno, il vice-capo del Ministero della Sicurezza Statale della Repubblica di Lugansk, Aleksandr Basov, ha detto che il SBU sta preparando una serie di provocazioni sul territorio della stessa Repubblica di Lugansk e anche della Russia, durante la Coppa del Mondo 2018 (principalmente a Mosca, San Pietroburgo e Rostov-sul-Don). Secondo Basov, per le provocazioni il SBU userà ultras ucraini, che quasi interamente professano opinioni naziste.

Azioni di questo tipo potrebbero riaccendere l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale sull’Ucraina, un obiettivo che il governo di Kiev potrebbe pensare di perseguire. Una prospettiva del genere tuttavia minerebbe non poco l’armonia dei mondiali e la fiducia di tifosi, provenienti da tutto il mondo, per il torneo. Uno scenario inquietante che ci auguriamo resti soltanto una minaccia e mai una possibilità concreta.

Silvia Vittoria Missotti

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