Russia: referendum costituzionale

Dal 25 giugno al 1 luglio, in Russia i cittadini hanno votato per un referendum riguardante gli emendamenti alla Costituzione. In questo periodo, i cittadini russi hanno potuto votare anche elettronicamente. Il giorno “simbolo” delle votazioni è stato il 1° luglio, che è stato reso festivo per l’occasione. È stato necessario istituire diversi turni di votazione al fine di evitare l’affollamento nei seggi elettorali, (anche se l’opposizione sostiene che lo scopo fosse quello di aumentare l’affluenza alle urne). Ad ogni modo, l’affluenza alle urne è stata piuttosto elevata.

Gli emendamenti possono essere ricondotti e raggruppati in diversi blocchi tematici, come avevamo anticipatamente spiegato. Eccone alcuni:

1. cambiamenti nel sistema politico: aumento dei poteri del presidente, che riceve il diritto di nominare e di licenziare i ministri, ed esercita la leadership generale del governo;

2. cancellazione del numero dei mandati per il quale può essere eletto un presidente (il principale argomento di critica dell’opposizione);

3. il campo dei valori familiari: la nuova versione della Costituzione russa prescrive che il matrimonio è l’unione di un uomo e una donna;

4. valori storici e spirituali: il concetto di Dio, delle radici millenarie della Russia, della lingua russa come lingua di un popolo che forma lo Stato è stato introdotto nella Costituzione (paradosso della precedente Costituzione “americana” del presidente Eltsin: il popolo russo non veniva menzionato).

Altre importanti modifiche includono il divieto di alienazione di qualsiasi territorio dalla Russia e il riconoscimento del primato della legislazione nazionale su quella internazionale. Questo punto è stato il principale ostacolo tra Russia e Unione Europea. Il Consiglio d’Europa ha criticato questa decisione e chiede di modificare la nuova legge. In Russia, questa richiesta è stata ignorata.

I partiti e le organizzazioni dell’opposizione liberista filo-occidentale, come anche il principale partito di opposizione della Russia, il Partito Comunista della Federazione Russa, si sono opposti agli emendamenti fin da quando sono stati proposti. Contrari all’emendamento sulla lingua russa, ovvero la lingua dello Stato (i russi costituiscono l’81% della popolazione) sono stati i leader musulmani del Tatarstan e delle Repubbliche del Caucaso settentrionale, così come figure culturali e scientifiche di origine non russa (ad esempio, il regista armeno Karen Shakhnazarov).

I risultati della votazione sono stati annunciati il ​​2 luglio. L’affluenza alle urne è stata del 67,88%. Il 77,92% di coloro che hanno votato, hanno votato a favore degli emendamenti, il 21,27% ha votato contro. Nel suo discorso alla nazione, il presidente Putin ha ringraziato in modo molto accorto e con tatto sia coloro che hanno appoggiato gli emendamenti sia coloro che si sono opposti. Ha promesso di fare del suo meglio per migliorare la vita nel Paese e per non deludere la fiducia dei cittadini.

Coloro che hanno votato per gli emendamenti hanno espresso fiducia nel presidente Putin. In linea di massima, entrambi i gruppi (a favore e contro gli emendamenti) sono concordi su un punto, ovvero non tollerano l’interferenza dell’Occidente (gli Stati Uniti e la burocrazia europea) negli affari sovrani della Russia. Le modifiche sono entrate in vigore il giorno dello spoglio dei voti.

Tuttavia, un emendamento è già stato violato. In segno di protesta contro l’emendamento alla Costituzione che dichiara l’inviolabilità della memoria storica, nella città di Sochi (sede delle Olimpiadi invernali 2014, residenza estiva del presidente Putin) il 9 luglio, le autorità locali hanno smantellato il monumento intitolato “La prodezza dei soldati russi”, dedicato agli eroi della guerra del Caucaso. Il motivo era la denuncia degli attivisti circassi. Nel XIX secolo, per diversi decenni (1818-1864) vi fu una sanguinosa guerra caucasica, che costò molte vite a entrambe le parti, sia tra i soldati russi che tra i musulmani del Caucaso. Durante e dopo la guerra, molte persone (almeno un milione) partirono dalle montagne del Caucaso alla volta della Turchia musulmana.

Prima delle Olimpiadi di Sochi, gli attivisti circassi avevano cercato di interrompere i giochi olimpici o di denigrare la Russia. Pertanto, la demolizione del monumento dedicato ai soldati della guerra del Caucaso, grazie alla quale il Caucaso del Nord è entrato a fare parte (e lo è tuttora) della Russia, può essere considerata una protesta contro la nuova versione della Costituzione russa. Gli esperti della questione affermano che gli attivisti circassi avrebbero agito con l’aiuto delle strutture occidentali (Agenzia americana per i media globali – USAGM) e altri. Si tratta comunque di un singolo episodio, e la maggior parte dei russi, come è risultato evidente dai risultati del referendum, ha accolto favorevolmente gli emendamenti alla Costituzione. 

Silvia Vittoria Missotti

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