I nuovi finanziamenti che la Russia intende concedere al Venezuela permetteranno a Mosca d’influire in maniera determinante sull’industria, peraltro in attivo, del greggio venezuelano. Si va così configurando e rafforzando un cartello del petrolio formato principalmente dalla Russia e dal Venezuela, ma anche da altri paesi, in cui Mosca gioca il ruolo di maggior contributore e dirigente.

La società statale venezuelana del petrolio, la PDVSA, sta portando avanti negoziazioni segrete con la russa Rosfnet, come minimo dall’inizio dell’anno. A quest’ora dovrebbero quindi essere ormai abbastanza mature. In ballo ci sarebbe la partecipazione russa a ben nove nuovi progetti petroliferi in Venezuela.

A facilitare le trattative coi russi, il fatto che finora il denaro di Mosca, proveniente anche dai fondi di Rosfnet, sia stato ben più di una semplice boccata d’ossigeno per il governo di Nicolas Maduro, alle prese col boicottaggio economico e con gli scontri di piazza delle “guarimbas”.

Rosfnet ha già depositato nelle casse di PDVSA mille milioni di dollari, un vero e proprio toccasana per l’economia venezuelana, alle prese coi problemi sopra accennati. Inoltre Rosfnet ha agito come intermediaria per la vendita del petrolio estratto da PDVSA, permettendo a quest’ultima di farne raffinare una grossa parte anche negli Stati Uniti, e ciò a dispetto delle tante sanzioni più volte votate da Washington.

Si rafforza così enormemente l’influenza di Rosfnet e della Russia nel mercato del greggio latinoamericano. Attualmente Rosfnet vende circa 225mila barili al giorno di petrolio venezuelano, che compongono il 13% delle esportazioni totali del paese, una quota che da sola basterebbe a soddisfare i bisogni economici giornalieri di un paese grande quanto il Perù. Gran parte di questo petrolio serve a ripagare i finanziamenti e i prestiti che il Venezuela ha già abbondantemente ottenuto dalla Russia, insieme ai medicinali e ai prodotti alimentari.

Secondo l’agguerrita opposizione venezuelana, la Russia si sta comportando più come un predatore che come un alleato nei confronti del Venezuela, dipingendo quello di Maduro come un governo “disperato per il bisogno di denaro”. Va però detto come quella stessa opposizione, forza di governo fino al 1998, non avesse mai avuto nulla da ridire quando erano gli Stati Uniti a fare del Venezuela una loro preda. Anzi, tale opposizione era ben contenta di lucrare su di una simile situazione.

Il ruolo russo in Venezuela s’è rafforzato soprattutto negli ultimi due anni: in precedenza, infatti, la parte del leone era stata giocata soprattutto dalla Cina, che in seguito ha preferito concentrare altrove le proprie attenzioni.

Già in occasione del funerale di Hugo Chavez, a rappresentare la Russia e a partecipare alla guardia d’onore intorno al feretro, del resto, si videro alcuni dirigenti di Rosfnet, fra cui lo stesso direttore generale, in rappresentanza di Vladimir Putin in persona.

 

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