Tra il 9 ed il 13 maggio Torino ha ospitato il consueto Salone del Libro, dal 1988 una delle più importanti rassegne culturali ed editoriali a livello europeo. Fin qui tutto bene, se non fosse stato per le polemiche che hanno circondato la presenza della piccola Casa editrice Altaforte, vicina all’associazione e movimento politico CasaPound. Secondo coloro che hanno polemizzato per tale presenza, attraverso Altaforte di fatto i “fascisti” di CasaPound avevano ottenuto una loro piazza e presenza nel Salone del Libro di Torino, conseguentemente sdoganandosi e legittimandosi. Al di là dell’attendibilità o meno di certe accuse, alla fine comunque lo stand di Altaforte è stato smantellato, ma nel frattempo il dibattito che s’era creato aveva assunto un tale livello d’intensità e di clamore da coprire altre presenze, sempre all’interno di quella rassegna, che di sicuro non erano molto più rassicuranti od opportune di quelle legate all’estremismo politico.

Ci riferiamo, come il lettore può facilmente immaginare, all’estremismo religioso, per non dire proprio settario, in questo caso incarnato dalla Chiesa di Dio Onnipotente. Tale movimento religioso, nato in Cina nel 1991 ma successivamente diffusosi anche all’estero e in Occidente in particolare, ha alle sue spalle dei drammatici episodi di cronaca che da una parte hanno costretto il governo cinese a metterlo al bando come setta pericolosa ed eversiva, e dall’altra testimoniano il grado di fanatismo che riesce ad imprimere nelle menti dei suoi adepti; caratteristica, quest’ultima, del resto condivisa da molte altre sette distruttive e pericolose in giro per il mondo, e del cui operato non proprio commendevole è piena la storia.

Che cos’è successo, quindi, più precisamente? Mentre la maggior parte dell’opinione pubblica si divideva intorno alla legittimità della presenza di Altaforte al Salone di Torino, nella cornice dello stesso evento si teneva una serie d’iniziative a sostegno della Chiesa di Dio Onnipotente. Innanzitutto s’è tenuta una riunione a porte chiuse dell’International Religious Freedom Roundtable, la prima mai avvenuta in Italia, presso la Terrazza Solferino, elegante e distinta location torinese ideale per ospitare eventi di una certa portata. La segretezza che ha caratterizzato tale evento non permette chiaramente ad un osservatore esterno di sapere molto di più di quello che viene raccontato dai pochi media che hanno avuto modo d’occuparsene: il primo è La Stampa, quotidiano di Torino, mentre il secondo è il giornale online BitterWinter, tradizionalmente impegnato nella tematica dei diritti umani e della libertà religiosa in Cina e che ha partecipato a questa riunione a porte chiuse non solo in qualità di contributore ma soprattutto di festeggiato. A seguito di tale evento, il direttore responsabile della stessa testata, Marco Respinti, è stato infatti premiato con il FIRMA, ovvero col premio del Festival Internazionale delle Religioni, Musica ed Arti.

Fin qui, la cosa non apparirebbe particolarmente scandalosa o preoccupante; il problema, infatti, è dato da tutto il retroterra che si cela dietro a simili avvenimenti. Per esempio, ci si potrebbe chiedere cosa sia l’International Religious Freedom Roundtable (IRFR), e la domanda in un simile contesto sarebbe più che lecita. Diciamo subito che l’IRFR si presenta come un’agenzia ministeriale dipendente dal Dipartimento di Stato USA, col compito di svolgere da piattaforma per una serie di ONG (oltre 250) impegnate nelle varie tematiche inerenti la libertà religiosa nel mondo. Va da sé che, essendo un’agenzia dipendente dal Dipartimento di Stato USA, ovvero dal Ministero degli Esteri di Washington, ne porti avanti sostanzialmente gli interessi, che sono quelli del governo statunitense e non certamente quelli dei vari paesi di cui di volta in volta va ad occuparsi. Tale agenzia, coordinando fra loro le varie ONG, ha già messo in essere oltre cento iniziative riguardanti la libertà religiosa, e spesso e volentieri il loro fine, neanche troppo recondito, è di utilizzarle come “cavalli di Troia” per poter ingerire nelle questioni interne degli altri paesi, in particolare quelli che, per una ragione o per un’altra, agli USA risultano sempre un po’ più scomodi o meno “simpatici”. Si va quindi dal Messico al Pakistan fino, immancabilmente, alla Cina, nel cui caso i cavalli di battaglia usati in nome dei “diritti umani” e della “libertà religiosa” sono notizie ampiamente gonfiate e distorte come quelle relative alle persecuzioni e alle repressioni contro i membri del Falun Dafa e della Chiesa di Dio Onnipotente o, ancora, i musulmani dello Xinjiang e in particolare gli Uyguri. Naturalmente una simile organizzazione, nata nel 2018, ha bisogno d’internazionalizzarsi il più possibile per poter svolgere al meglio il proprio compito, e per raggiungere questo fine ha già messo piede in quei paesi che, per un motivo o per un altro, oggi appaiono come delle vere e proprie “dipendenze politiche” degli USA: Ucraina, Taiwan, Corea del Nord e Nigeria, quest’ultima interessante non tanto per le posizioni del suo governo, che infatti non è il più filo-Washington del Continente Africano, ma proprio per la sua fluidità sociale, politica e religiosa interna, comune a buona parte dell’area circostante.

Qualcuno potrà pensare che l’IRFR voglia adesso allargarsi anche al nostro paese e che abbia trovato in personalità come quelle del giornale Bitter Winter, espressione del CESNUR (il Centro Studi sulle Nuove Religioni, sempre con sede a Torino al pari di Bitter Winter, e che al pari di quest’ultimo ha nel sociologo e saggista Massimo Introvigne il suo principale fondatore ed esponente), i giusti referenti. E’ possibile, e in questo in sé non c’è assolutamente nulla di male, anzi: testimonia come l’IRFR abbia trovato in queste persone un’indiscutibile preparazione e competenza su questi argomenti. Ma testimonia anche il fatto che, da entrambe le parti, esista comunque un buon livello di fiducia e collaborazione reciproche. L’IRFR è un’organizzazione che sta trovando linfa nell’attuale Amministrazione Trump, ma indubbiamente l’idea d’usare argomenti come i diritti umani o la libertà religiosa per ingerire nelle questioni interne d’altri paesi è un metodo che trova, negli USA, il consenso e il beneplacito tanto dei repubblicani quanto dei democratici. In questo senso, anche la precedente Amministrazione Obama non s’era comportata certo in modo molto diverso, anche se forse aveva agito con altre priorità rispetto a quella attuale.

Alla tavola rotonda a porte chiuse organizzata dall’IRFR hanno partecipato non soltanto gli esponenti di gruppi religiosi e di ONG, ma anche rappresentanti politici americani ed italiani. Chissà chi erano, in particolare quelli “nostrani”; tuttavia, tematiche come i diritti umani e la libertà religiosa, soprattutto se utilizzate a vantaggio degli interessi politici del mondo “euro-atlantico” (USA, UE, NATO, G7) contro i suoi avversari, solitamente trovano anche da noi il disco verde bipartisan di esponenti politici provenienti praticamente da qualsiasi partito.

In ogni caso, l’evento ha acquisito ben presto una caratura marcatamente anticinese: non soltanto è stato proiettato il film creato da BitterWinter sui fatti di Piazza Tienanmen del 1989, ma soprattutto s’è profondamente discusso della Chiesa di Dio Onnipotente e delle vessazioni a cui i suoi adepti sarebbero stati finora soggetti in Cina da parte delle istituzioni. A dar maggior risalto a tale argomento vi era anche la testimonianza di un adepto della stessa Chiesa di Dio Onnipotente.

A completare l’evento, infine, non mancavano figure ugualmente impegnate nella tematica della libertà di culto o addirittura legate all’ambiente delle “nuove religioni”, una definizione spesso usata come eufemismo per non dire il più scomodo e diretto termine “sette”. Vi erano per esempio il taiwanese Hong Tao Tze, fondatore della scuola di qi gong Tai Ji Men e della Federation of World Peace and Love, o il giornalista di fede pentecostale (setta ultraprotestante ed ultraevangelica di provenienza USA) Alessandro Iovino, in tale occasione premiato insieme a Respinti. Tutte figure che, in un modo o nell’altro, non si distinguono certo per una particolare simpatia nei confronti del governo di Pechino.

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