Torniamo ancora sul caso delle quattro banche “salvate”, per gli ultimi aggiornamenti.  Come si sa, il Governo ha presentato un emendamento alla Legge di Stabilità, ancora in discussione, che istituisce un fondo di solidarietà per una cifra pari a 100 milioni per rimborsare i risparmiatori che hanno perso tutti i loro soldi per il salvataggio di CariFerrara, CariChieti, Banca Marche e Banca Etruria. Il fondo sarà finanziato dal Fondo interbancario per la tutela dei depositi. Ovviamente questi 100 milioni non saranno sufficienti a rimborsare tutti gli obbligazionisti delle banche in questione, ma verrà valutato caso per caso di chi presenterà istanza di rimborso, le cui modalità saranno specificate con una nota del Ministero delle Finanze e saranno rimborsati solo coloro cui si rivelerà con certezza che sono stati truffati (siccome la truffa l’hanno subita tutti, aggiungiamo noi, i rimborsi verranno fatti per arbitrio). Inoltre, apprendiamo che non sarà la Consob, l’Autorità di vigilanza dei mercati, a giudicare i vari casi bensì gli arbitrati saranno dall’Anac, l’Autorità Nazionale Anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone. Com’era prevedibile, il nostro Presidente del Consiglio, ha subito sfruttato l’occasione per presentarsi come il “salvatore dei risparmiatori”, elargendo i rimborsi come se fossero il suo regalo di natale dato alle persone gabbate dal decreto “salva banche” emanato dallo stesso suo Governo. Ecco le sue dichiarazioni fatte oggi al TG5:

“Non è il momento delle polemiche: meno male che abbiamo fatto il decreto […]. Le critiche al governo sono davvero incomprensibili perché abbiamo salvato un milione di persone e purtroppo le regole che ci sono, sono state fatte in passato. […]Faremo tutto il possibile perché chi è stato davvero truffato possa riavere i soldi.”

Sulla polemica che in questi giorni è in voga, e cioè sul caso Banca Etruria e i rapporti tra la banca e il padre del Ministro Boschi  e sull’eventuale conflitto di interessi con l’operato del Governo, non abbiamo né intenzione e né voglia di dilungarci: carta stampata, TG e trasmissioni di approfondimento politico sono tutti impegnati a parlare di questo. In questa sede, noi ci limiteremo solamente a diffondere alcune notizie: sembra che, citiamo da Libero, nel decreto “salva-banche” non è prevista la “decadenza o la sospensione dei requisiti di onorabilità” per gli organi amministrativi e di controllo delle banche in risoluzione, dal momento che la disciplina vigente sull’onorabilità degli amministratori contenuta nel Decreto del Ministro del Tesoro 161 del 1988 (artt. 5 e 6) non contempla la procedura di risoluzione. Così, si lamentano i deputati di “Alternativa Libera-Possibile”  Marco Baldassarre e Luca Pastorino, “qualsiasi amministratore o sindaco di Banca Marche, Banca Etruria, Carife e Carichieti può andare a ricoprire ruoli di vertice in altri istituti”. Leggiamo ancora nello stesso articolo di Libero che sempre il governo ha pensato bene di regalare agli ex amministratori, seppur fallimentari, uno scudo legale contro eventuali azioni di rivalsa al loro danni. “Non sono previsti meccanismi che consentano effettivamente a soci e creditori l’esercizio dell’azione di responsabilità”. E per le banche commissariate qualsiasi azione di rivalsa deve essere approvata dai commissari, dal comitato di sorveglianza e da Bankitalia. E senza questo placet non si può “esercitare l’azione di responsabilità”, sostengono i deputati. Infine, come svela il Fatto Quotidiano, il procuratore capo di Arezzo, quello della Procura che indaga sul presunto conflitto d’interessi degli ex vertici dell’istituto, sarebbe un consulente del governo a Palazzo Chigi. Nel numero 81 dell’elenco di consulenti e collaboratori della presidenza del Consiglio ecco materializzarsi il nome di Roberto Rossi, con tanto di curriculum. E nel cv si legge, tra le altre, che l’uomo è “attualmente Procuratore della Repubblica facente funzioni presso la Procura della Repubblica di Arezzo”.

Date queste informazioni, cerchiamo ora di volare un po’ più in alto. Il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan nei giorni scorsi aveva dichiarato che “Il salvataggio delle quattro banche ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica il problema della scarsa educazione finanziaria della popolazione italiana”. Il che potrebbe essere anche vero, ma se si pensa che la maggior parte degli obbligazionisti truffati erano degli anziani, allora bisognerebbe anche domandarsi perché i consulenti delle varie banche hanno proposto a queste persone questo tipo di investimento.

In realtà, le obbligazioni bancarie, ordinarie o subordinate che siano, non sono mai state un investimento così rischioso come si vuol far passare. Come tutti sappiamo, a differenza delle azioni, che sono quote di capitale, le obbligazioni sono titoli di debito: non vengono ripagate solamente quando non si hanno i soldi per ripagarle. Nella storia recente italiana, i casi più famosi in cui gli obbligazionisti hanno perso il loro investimento sono stati il crac Parmalat e il crac Cirio. Ma in quel caso si trattava di aziende, seppur di grandi dimensioni. Nel caso delle banche, difficilmente dovrebbe accadere qualcosa di simile: innanzitutto perché è difficile che una banca si trovi in una situazione di insolvenza, come può trovarsi un’azienda, e pertanto l’insolvenza bancaria si verifica solo quando la banca fallisce. Ma le banche non falliscono quasi mai: i governi preferiscono sempre salvarle, per tutelare i propri cittadini e i loro risparmi. Nel nostro caso, infatti, le banche non sono ufficialmente fallite, ma sono state “salvate”, coi soldi degli obbligazionisti! Pertanto, a rendere rischiose le obbligazioni sono le nuove regole europee dei salvataggi, che come abbiamo visto nelle precedenti puntate, chiamano a concorrere nel salvataggio azionisti, obbligazionisti e correntisti sopra i 100mila euro.

Ma aggiungiamo dell’altro: i vertici delle quattro banche, dopo il commissariamento, sapevano certamente benissimo con quali modalità sarebbero state “salvate” le banche: l’attuazione del bail-in era già prevista per il 1 gennaio 2016. Il Governo avrebbe potuto evitare l’attuazione, ma siccome non poteva usare denaro pubblico, avrebbe dovuto usare le stesse regole su cui si basa il bail-in: poteva quindi soltanto escludere dal provvedimento alcune categorie di risparmiatori (correntisti e obbligazionisti ordinari). Ecco perché molti risparmiatori sono stati “truffati”: alcuni, come il pensionato suicida di Civitavecchia, si sono visti mutare i termini del loro investimento, passando da obbligazioni ordinarie a subordinate, altri sono stati “invitati” a sottoscrivere ex novo bond rischiosi. Come apprendiamo dalle indiscrezioni che trapelano sui giornali in questi giorni, i consulenti ricavavano ingenti provvigioni ogni volta che vendevano questo tipo di prodotto finanziario. È impensabile che questi consulenti non avessero ricevuto ordini precisi a riguardo. Intanto, il blog Voci dall’Estero ha pubblicato un documento dell’EBA, l’Autorità Bancaria Europea, datato 31 luglio 2014, in cui si rende evidente come le autorità UE sapessero benissimo che le nuove regole sul bail-in avrebbero costretto le banche a reperire capitale dai propri clienti per far fronte alle proprie sofferenze.

Il risvolto positivo di tutta questa vicenda è che fortunatamente sembra che, nel mondo bancario, qualcuno si stia svegliando. L’ABI, l’Associazione Bancari Italiani, ha inviato una comunicazione a tutti i propri associati, invitandoli a informare i propri clienti su cosa prevedono le nuove regole europee sui salvataggi. Ma ancora più clamorose sono state le dichiarazioni del Direttore Generale di Bankitalia, Salvatore Rossi, che alla trasmissione “In mezzora” di RAI3 ha detto: “fiumi di denaro pubblico sono stati versati per banche di altri paesi europei ma non in Italia e nelle banche italiane”. Queste dichiarazioni sono state ufficializzate con un tweet dell’ufficio stampa di Bankitalia.

Il Direttore Generale Rossi ha pienamente ragione: l’Italia ha sottoscritto più di 125 miliardi di Euro di capitale (il 17,9% del totale) per il Meccanismo europeo di stabilità (MES), conosciuto anche come Fondo salva-Stati. Il MES è un fondo permanente con cui gli Stati dell’Eurozona possono gestire le crisi finanziarie dei Paesi. Nasce a sostituzione del Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) e il Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (MESF), nati a loro volta per salvare dall’insolvenza Portogallo e Irlanda. A fronte di specifiche condizioni, il MES può concedere prestiti e linee di credito precauzionali, comprare titoli di Stato sul mercato primario e secondario, ricapitalizzare direttamente le banche. Il MES ha un capitale autorizzato di 700 miliardi di € di cui solo 80 versati dagli stati membri: i rimanenti 620 miliardi saranno raccolti attraverso apposite emissioni di obbligazioni sul mercato. Il nostro paese ha versato già 14,33 miliardi di capitale paid-in, cifra già contabilizzata nel debito pubblico nazionale, mentre il resto anche se non ancora versato è comunque messo a disposizione. Senza farla troppo lunga, ricordiamo semplicemente che attraverso il Fondo Salva Stati, noi abbiamo contribuito con soldi pubblici a salvare le banche di Grecia e Spagna!

La stessa Unione Europea, non ha posto nessun veto quando la Germania, ad esempio, ha salvato le proprie banche utilizzando denaro pubblico. Innanzitutto, come ormai sanno pure i muri, la crisi del 2008 è nata come crisi di debito privato e non di debito pubblico: con il salvataggio della Grecia attraverso i fondi salva stati nel 2011 e nel 2015, i soldi dei fondi sono andati a ripagare i debiti con i creditori esteri, che in gran parte erano le grandi banche tedesche, che nel periodo precedente, avevano prestato con troppa facilità soldi alla Grecia. Più recentemente, scopriamo che il 19 ottobre scorso, la commissione europea ha approvato il piano di salvataggio della HSH Nordbank, banca di Amburgo specializzata nel credito navale, la quale riceverà dallo Stato tedesco la sonora cifra di 3 miliardi di Euro. La HSH Nordbank è detenuta in maggioranza dai governi regionali dello Schleswig Holstein e di Amburgo. Questo è solo il caso più recente. Dal Sole 24 Ore apprendiamo che le banche tedesche nel loro insieme dal 2007 al 2013 hanno ricevuto 240 miliardi di euro di aiuti di Stato. L’Unione Europea ha permesso tutto questo, giustificando il tutto dicendo che “è legittimo il salvataggio di una banca anche tramite aiuti di Stato a determinate condizioni”. Tuttavia, noi non abbiamo ancora ben compreso quali siano queste “condizioni”.

Quel che capiamo benissimo invece è che in Europa i rapporti di forza contano parecchio: per permettere ad altri di incassare, ci deve essere qualcuno che è obbligato a pagare. Noi italiani, purtroppo, siamo i soliti sfortunati.

Marco Muscillo

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