Quello di San Remo, noto ai più come “il Festival della Canzone Italiana”, è un evento che ormai si ripete annualmente fin dal lontano 1951, e che viene trasmesso in Eurovisione, riscuotendo comunque lusinghieri ascolti anche al di fuori del Vecchio Continente grazie alla TV satellitare. E’ di fatto un brand, un’etichetta o un marchio di successo dell’italianità nel mondo, perchè indiscutibilmente (almeno nell’emisfero occidentale) la musica italiana riscuote da sempre grandi attenzioni, riuscendo a distinguersi per la sua originalità e per la sua costante capacità di rinnovarsi nell’arco del tempo.

Tuttavia questo lungo e continuo processo di rinnovamento ha finito con lo snaturare il concetto originale di “canzone italiana”, che probabilmente oggi non esiste più nei termini classici o consueti del termine. Molti sono stati i tentativi per innovare o addirittura rivitalizzare questo concetto, cominciando per esempio dalla categoria delle “Nuove Proposte” istituita nel 1984 e che da allora ha sempre conosciuto un crescente successo, tale da permettere a molti nuovi autori e cantanti d’affermarsi presso il grande pubblico (fatta eccezione per il 2004, in cui l’iniziativa venne sospesa, salvo poi accorgersi dell’errore e tornare precipitosamente indietro già l’anno dopo).

Certo, una volta esisteva solo Sanremo e del resto pure la TV offriva molti meno canali di oggi. Adesso è tutto un proliferare di premi e concorsi dedicati alla musica leggera oppure al rap, che si sta candidando a sostituirla (insieme al pop), dai noti “Amici” e “Saranno Famosi” fino a “X Factor” e così via, e pertanto l’esclusiva offerta dal Festival di Sanremo come unico trampolino di lancio per le nuove voci è venuta meno. Anzi, con la recente vittoria a Sanremo di personalità che precedentemente s’erano cimentate con successo in queste trasmissioni-reality, è di fatto avvenuto un simbolico passaggio di consegne: i nuovi format hanno preso il sopravvento sul vecchio santuario televisivo della canzone italiana.

Del resto l’ultima volta in cui Sanremo ha fatto il boom d’ascolti è stato nell’ormai lontano 1987, con uno share del 68,71%, a cui è seguito il 66,42% del 1995. Nel 2008 vi fu l’edizione meno vista di sempre, con solo il 36,56% d’ascolti a cui è seguito l’altrettanto poco lusinghiero 39,26% del 2014. Nel 2004, anche a causa dell’improvvida scelta d’escludere le giovani proposte, lo share era precipitato ad un altrettanto preoccupante 38,98%. La finale del 2014 (parliamo dunque di pochissimo tempo fa), è addirittura stata la meno seguita di sempre, col 43,51%.

Insomma, la vecchia formula di Sanremo pare in affanno. Anche se quest’edizione sembra essere stata benedetta dal consenso dei telespettatori, di fatto rischia d’essere solo un canto del cigno. Il problema è che è proprio la tanto decantata “canzone italiana” ad essersi ormai così diversificata e modificata da apparire irriconoscibile rispetto ai tempi di Domenico Modugno, di Luigi Tenco, di Claudio Villa, di Mina, di Mia Martini, di Patty Pravo, e così via. Per un certo periodo ha mantenuto una sua riconoscibilità, ma oggi sembra una forma del tutto snaturata, che s’è arricchita di concetti ed esempi provenienti anche da altre culture musicali, anglosassoni e non solo. E’ un po’ quel che è successo al latino: quella che oggi parliamo è la sua diretta e naturale evoluzione, ma ben poco ha a che fare con la lingua che parlavano gli antichi romani.

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