fabrizio bertot

L’On. Fabrizio Bertot, Europarlamentare di Forza Italia e osservatore italiano del referendum di Crimea del 2014, ci ha gentilmente rilasciato un’intervista in cui abbiamo toccato diversi argomenti, dalle sanzioni contro la Russia alla guerra nel Donbass. Con uno sguardo alle relazioni tra Italia e Russia.

Qual’è la motivazione politica che ha dato origine alle sanzioni contro la Russia e che le mantiene in vigore?

Le sanzioni sono nate in due momenti. Il primo è stato in occasione del referendum non riconosciuto dalle istituzioni internazionali che ha annesso la penisola di Crimea alla Federazione Russa. Il secondo è stato un aumento del carico sanzionatorio in occasione dei disordini nel Donbass e per le presunte pressioni della Federazione Russa a favore dei separatisti del Donbass. Tra il primo ed il secondo momento, le sanzioni hanno comunque subìto un incremento.

Come sono gli ultimi sviluppi, e qual’è il loro stato attuale?

Le sanzioni, oltre ad essere di tipo economico, sono anche politiche perché impediscono a determinati personaggi della politica e del mondo della finanza della Federazione Russa di entrare nel territorio dell’Unione Europea. Ci sono delle conseguenze alle sanzioni, perché la Federazione Russa ha adottato delle contro-sazioni che penalizzano le economie di molti Stati europei, primo tra tutti l’Italia, che era un grande esportatore nei confronti della Federazione Russa.

Inoltre c’è il tema dei mancati affari da parte di grossi gruppi italiani, come l’ENI, perché l’Italia si è vista cancellare il progetto di South-Stream, il gasdotto che avrebbe dovuto unire l’Italia, e quindi l’Unione Europea, alla Federazione Russa. L’ENI, attraverso la sua partecipata SAIPEM, aveva dei grossi interessi nella realizzazione della tratta sottomarina. L’Italia ha quindi avuto una grossa penalizzazione, e questa è solo una delle conseguenze del regime sanzionatorio, che credo non faccia bene né alla Federazione Russa né agli Stati dell’Unione Europea, e né tantomeno penso sia utile a risolvere il problema di quello che sta capitando nel Donbass e di quello che é capitato in Crimea.

Esistono possibilità di cooperazione tra Russia e Italia nel contesto attuale?

Assolutamente sì. È capitato da poco che l’Italia abbia avuto una commessa per la realizzazione di un gasdotto per il raddoppio di North-Stream, che peraltro collegherà la Germania con la Federazione Russa. Per quanto riguarda la cooperazione, tutte le materie che non sono specificatamente oggetto delle sanzioni possono essere oggetto di collaborazione. Ciò non toglie che i danni per la nostra economia siano gravi e continuino a sussistere.

Qual è, a Suo giudizio, la via per togliere le sanzioni e le contro-sanzioni?

L’unica strada è quella del dialogo internazionale. Quindi in questo momento bisognerebbe che l’ONU, l’OSCE e tutti gli organismi deputati al dialogo internazionale si occupino di fare il loro mestiere e di portare al tavolo di concertazione tutti coloro che in questo momento rappresentano l’autorità. Mi riferisco agli Stati Uniti, alla Federazione Russa, al governo dell’Ucraina, ai separatisti del Donbass e probabilmente ai vertici dell’Unione Europea, perché il tema tocca tutti.

Bisogna che ci sia però la volontà di farlo, perché il mio timore è che adesso ci sia una situazione precaria, e che in questa precarietà qualcuno se ne avvantaggi ai danni di qualcun altro, soprattutto ai danni dei cittadini ucraini che ancora stanno combattendo, e dal mio punto di vista questo è inaccettabile.

Qual è, dal Suo punto di vista, la situazione attuale delle relazioni tra Russia e NATO?

Purtroppo il rapporto non è più quello riconducibile allo spirito di Pratica di Mare. Entrambe le parti individuano nell’altra un potenziale nemico: lo fanno strumentalmente perché l’ipotesi più o meno concreta di un potenziale nemico serve a giustificare l’esistenza di se stessa per la NATO e lo sviluppo di nuove tecnologie militari per la Federazione Russa.

In Russia si sta diffondendo l’opinione, anche in alcuni media, che questo confronto potrebbe esacerbarsi, portando eventualmente ad un conflitto armato. Vede anche Lei questo pericolo?

Fa parte del programma di “indirizzo” dell’opinione pubblica: alimentare la pressione sull’esistenza di un potenziale nemico a ridosso dei propri confini.

Cosa ne pensa Lei del recente invio di soldati italiani in Lettonia, ai confini con la Russia, come parte di un battaglione NATO?

Come mai questa informazione è poco diffusa in Italia? In Italia nessuno crederebbe al “pericolo russo” ed è quindi di poco interesse far sapere che la NATO sta “giocando a fare le pernacchie a Putin”.

Secondo Lei, quale potrebbe essere la reazione della Russia al continuo aumento di truppe NATO ai suoi confini?

Le esercitazioni NATO ai confini della Federazione Russa rientrano nelle provocazioni che i Paesi Baltici hanno voluto per indispettire Mosca. Gli Stati “guida” (USA, Germania e Francia soprattutto) hanno acconsentito per avere il loro voto negli organismi comunitari (UE e ONU) quando si devono fare scelte funzionali alle loro economie (North Stream ad esempio). La Russia ha un presidente troppo intelligente per confondere le provocazioni con i veri pericoli. Quindi non risponderà alle provocazioni ma userà a proprio vantaggio la situazione per accrescere la propria popolarità.

Cosa ne pensa dell’eventuale ingresso dell’Ucraina nella NATO? Quando potrebbe eventualmente accadere, e a quali conseguenze potrebbe portare?

Il dialogo tra NATO e Ucraina risale a molti anni fa, prima ancora del colpo di Stato e della rivolta del Maidan. I fatti recenti hanno trasformato quello che poteva essere un semplice dialogo in un gesto provocatorio contro gli interessi della Federazione Russa.

In Italia pochissimi media parlano della guerra nel Donbass, ed in generale non è un argomento di cui si è a conoscenza. Secondo Lei, perché?

Ho verificato questa situazione anche quando sono stato a Donetsk, parlando con i giornalisti sul posto, che mi hanno detto che benché loro mandassero continuamente articoli e reportages su quello che sta succedendo, non vengono pubblicati. Secondo me è perché tutti sanno di fare brutta figura sull’argomento, cioè il fatto che a mille chilometrici di distanza dai confini italiani ci siano dei cristiani che stanno ammazzando altri cristiani non è una bella immagine, e questo significa che gli organismi deputati a fare da pacere non stanno facendo il loro dovere.

Quindi è meglio nascondere la testa sotto la sabbia e fare finta che tutto ciò non accada. Io penso che sia per questa ragione, il fatto che ci sia una guerra nel Medio Oriente è accettabile dal punto di vista dell’opinione pubblica, e quindi lo si può far sapere. Il fatto che ci sia invece una guerra a mille chilometri di distanza dai confini italiani è meno accettabile e quindi è meglio non farcelo sapere.

Al momento, l’Unione Europea sta facendo ben poco per far cessare il conflitto. A Suo parere, perché?

Perché l’Unione Europea è una delle cause del conflitto, quindi non può fare niente per farlo cessare. Il programma “Eastern Partnership” che aveva tentato – e alla fine ci era riuscito, ma solo dopo il Maidan – di estendere, attraverso un patto di cooperazione, il rapporto strutturale tra Ucraina ed Unione Europea, è stata la causa che ha determinato le gelosie da parte della Federazione Russa.

Non dimentichiamo che dietro quel patto c’era anche una serie di adeguamenti agli standard europei che avrebbe minato l’economia russa, che ne avrebbe tratto una serie di svantaggi. C’era quindi una serie di situazioni che l’Unione Europea ha gestito con l’Ucraina in maniera maldestra e superficiale, che ha determinato quello che poi è successo. Quando il presidente Yanukovich si è rifiutato di firmare la seconda volta gli accordi, ha avuto luogo il Maidan, con tutte le conseguenze. Quindi penso che l’Unione Europea non sia la soluzione del problema, ma ne è stata una delle cause più importanti.

Quale potrebbe essere lo sviluppo del conflitto a breve e a lungo termine?

Già non vorrei che si parlasse di sviluppo del conflitto. Io vorrei che il conflitto, quantomeno nell’ottemperanza degli Accordi di Minsk, arrivi ad un cessate il fuoco vero. Dopodiché, ottenuto il cessate il fuoco, che è un obiettivo abbastanza alla portata, quantomeno per esasperazione dei cittadini ucraini, bisognerà riavviare il dialogo internazionale. Questo prenderà più tempo, perché Stati Uniti, Federazione Russa, Unione Europea dovranno tutti rinunciare a qualcosa.

Nell’Ucraina stessa, stanno crescendo proteste nei confronti dell’attuale presidente Poroshenko. Prevede che questo fatto potrebbe portare al cessare definitivo della guerra nel Donbass?

Non penso, perché dipende da dove arrivano queste proteste. In questo momento, Poroshenko è avversato non solo dalla componete filorussa, ma anche da quella componente che odia la Russia e che non vuole alcun dialogo con la Russia. Io penso che, con il tempo, Poroshenko potrebbe diventare l’argine contro le forze russofobiche che stanno crescendo all’interno dei confini dell’Ucraina.

Io penso che ogni protesta contro qualcuno non possa portare a un miglioramento della situazione. Il fatto stesso che Poroshenko si sia seduto al tavolo del Formato Normandia non va visto un male. Temo molto il fatto che possano esserci delle proteste da parte delle frange ancora più estremiste, e che questo potrebbe portare addirittura ad una deflagrazione del conflitto.

Silvia Vittoria Missotti

UN COMMENTO

  1. come al solito ripeto…..Usa Francia Germania sono i peggiori paesi del mondo !!!…..manovrano tutto e tutto….

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