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Prima la pioggia di proiettili, poi gli strali al veleno. Il terribile agguato mafioso sulla strada provinciale 272, nei pressi della vecchia stazione di San Marco in Lamis, in provincia di Foggia, in cui hanno trovato la morte quattro persone, è stato “utilizzato” da Roberto Saviano l’occasione per attaccare il ministro dell’Interno Marco Minniti.

L’obiettivo dei killer era il boss Mario Luciano Romito, cinquant’anni, di Manfredonia, a capo dell’omonimo clan che negli ultimi anni si è contrapposto ai Li Bergolis nella cosiddetta ”faida del Gargano”, dopo una lunga alleanza con loro contro il clan rivale degli Alfieri-Primosa.

Con lui, a bordo di un Maggiolone, c’era il cognato Matteo De Palma, che gli faceva da autista, anche lui morto all’istante. Secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri del comando provinciale di Foggia, un’automobile avrebbe affiancato il Maggiolone e i killer avrebbero aperto il fuoco con un fucile d’assalto kalashnikov Ak-47 e un fucile da caccia calibro 12, uccidendo sul colpo Romito e De Palma.

Poi il commando si è messo all’inseguimento di un Fiorino a bordo del quale stavano tentando di fuggire due contadini, Luigi e Aurelio Luciani, testimoni involontari del duplice omicidio. I due fratelli Luciani, avendo capito di essere in pericolo, hanno tentato la fuga ma sono stati raggiunti e uccisi. Uno dei due contadini ha cercato anche di fuggire a piedi, ma i sicari non hanno avuto alcuna pietà di lui. A bordo del Fiorino i carabinieri hanno trovato gli attrezzi utilizzati per coltivare la terra.

La loro “colpa” è stata quella di essere stati involontari testimoni dell’agguato. A loro, Roberto Saviano ha dedicato la prima parte di un lungo post “politico” apparso sulla propria pagina Facebook, diretto contro il ministro dell’Interno per la sua opera di regolamentazione dell’attività, risultata piena di zone d’ombra, delle ong.

“Li immagino i fratelli Luciani, Luigi e Aurelio, scrive l’autore di Gomorra sul noto social, capire in una frazione di secondo che quello che avevano visto li avrebbe condannati a morte. Dopo aver freddato il presunto boss di Manfredonia Mario Luciano Romito e il cognato e guardaspalle Matteo De Palma, i sicari li hanno inseguiti nei campi e li hanno finiti a sangue freddo. Il mio pensiero è subito corso a Rosario Livatino. La colpa dei fratelli Luciani era di essere al lavoro, il 9 agosto. Vittime innocenti, colpevoli di essere meridionali”.

Saviano ricorda la presentazione a Foggia del suo ultimo romanzo ‘La Paranza dei bambini’, presso l’Aula magna della Facoltà di Economia, e rincara la dose: “Tanti mi parlavano terrorizzati dell’escalation criminale in atto nella loro provincia. Dopo i primi omicidi di quest’anno, dagli amministratori locali si è alzato forte un grido, era una richiesta di aiuto. Lo Stato adesso agirà con risolutezza sull’onda del clamore e dell’indignazione, ma come sempre, prima di agire, ha atteso che venisse versato altro sangue meridionale”.

Poi l’attacco a Minniti, giunto in Capitanata per presenziare al vertice in Prefettura: “Minniti, meridionale che in questi mesi ha preferito accanirsi contro altri meridionali. Perché c’è sempre un meridionale più meridionale degli altri. Nascosto dietro un’idea autoritaria di legalità, alla ricerca di riflettori e di uno spazio politico nel Governo, Minniti ha tradito la sua funzione di ministro degli Interni e mi sembra assurdo dirlo, ma il dramma dell’Italia è il Sud che sta morendo, non il lavoro meritorio delle ong”.

Infine l’affondo più duro: “I danni fatti sono irreparabili, ma con uno scatto di dignità il ministro degli Interni potrebbe farsi da parte, dopo aver attraversato tutto l’arco costituzionale, dalla sinistra all’estrema destra. Prima di farlo, però, vada a Foggia e comprenda il vero pericolo che minaccia lo Stato, perché Aurelio e Luigi Luciani sono tutto il Sud, che è vittima innocente delle mafie. P.s. I commenti a questo post daranno ragione a chi ritiene che Minniti sia stato infiltrato nel Governo dalla Lega e dal M5S”.

In attesa della risposta del ministro osteggiato da una parte consistente del Pd, a Saviano è arrivata una replica in diretta tv dal filosofo Diego Fusaro.

“Sentire le omelie di Saviano dal suo patrizio attico di New York, ha dichiarato Fusaro nel corso del programma di La7 ‘L’aria che tira’, fa un effetto spaesante da un certo di punto di vista, perché rivela la distanza abissale che si è prodotta fra gli intellettuali della sinistra e le masse popolari dei lavoratori del tutto non rappresentate”.

 

 

 

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