Lo sbarco a Messina di 106 migranti, raccolti in mare dalla nave militare irlandese Samuel Becket, ha fatto salire nuovamente la tensione sul fronte caldo degli sbarchi. Le operazioni di primo soccorso e assistenza sono state coordinate dalla Prefettura di Messina, sotto gli sguardi vigili del personale della Capitaneria di porto e delle altre forze di polizia. Efficace e tempestiva è stata la collaborazione del personale sanitario della Croce Rossa e associazioni di volontari. Da primi riscontri sembra che il primo soccorso sia avvenuto in zona Sar libica nella notte fra il 4 e il 5 luglio, poche ore dopo che il gommone era partito da Garabulli. Il pattugliatore irlandese, dopo aver effettuato il soccorso, ha chiesto a Roma il permesso di sbarcare i migranti, e dal Viminale è arrivata l’indicazione di Messina.

“Abbiamo accolto a Messina 106 migranti salvati da nave Eunavformed. Ce lo impone folle accordo europeo Sophia con cui Renzi ha svenduto interessi Italia. Rispettiamo regola, ma ora va cambiata. Quello migratorio non può più essere solo un problema italiano, senno’ rischia la Ue”. Queste le parole a caldo su Twitter di Danilo Toninelli, ministro delle Infrastrutture e trasporti.

 

 

Contro l’ex premier e segretario del Pd si scaglia anche Luigi Di Maio. “Il nostro obiettivo è cambiare le regole di ingaggio delle missioni”, dice il vicepremier. “Un anno fa sono stato a parlare con Frontex, ha aggiunto Di Maio, e mi spiegarono che il governo Renzi diede la disponibilità di portare i migranti nei porti in cambio di punti di flessibilità usati per il bonus degli 80 euro. Ora la musica deve cambiare”.

”Dopo aver fermato le navi delle Ong, giovedì porterò al tavolo europeo di Innsbruck la richiesta italiana di bloccare l’arrivo nei porti italiani delle navi delle missioni internazionali attualmente presenti nel Mediterraneo. Purtroppo i governi italiani degli ultimi 5 anni avevano sottoscritto accordi (in cambio di cosa?) perché tutte queste navi scaricassero gli immigrati in Italia, col nostro governo la musica è cambiata e cambierà”. E’ quanto “cinguettato” su twitter dal vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini.

 

 

Il vertice a cui Salvini fa riferimento è quello che si terrà nella città austriaca alla presenza dei ministri dell’Interno dei paesi dell’Unione. Il primo appuntamento nell’ambito della presidenza di Vienna dell’Unione, iniziata il primo luglio.

Bruxelles discuterà presto le proposte italiane in tema di migranti. Ad annunciarlo è la portavoce della Commissione Ue per la migrazione Natasha Bertaud, spiegando che l’occasione sarà “l’imminente revisione dell’operazione Sophia”, che dal 2015 regola i naufragi nel Mediterraneo.

Per conoscere meglio “Sophia”, è consigliabile la consultazione di questo documento presente sul sito istituzionale del ministero della Difesa:

https://www.difesa.it/OperazioniMilitari/op_intern_corso/eunavfor_med/Pagine/default.aspx

Il 18 maggio 2015 il Consiglio Europeo definiva il quadro generale dell’operazione di gestione militare della crisi volta ad adottare misure sistematiche per individuare, fermare e mettere fuori uso imbarcazioni e mezzi usati o sospettati di essere usati dai trafficanti di esseri umani nel pieno rispetto del diritto internazionale. Poco più di un mese dopo, il 22 giugno 2015, il Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea avviava ufficialmente l’operazione.

Da quel momento è iniziata una vera e propria maratona che ha visto la Task Force composta dalla portarei Cavour, dalla nave idrografica inglese Enterprise e dalle unità tedesche Werra (nave ausiliaria) e Schleswig-Holstein (fregata), raggiungere la piena capacità operativa il 27 luglio. Solo un mese dopo, l’Ammiraglio di Divisione Enrico Credendino, Operation Commander, annunciava al Political and Security Committee (P.S.C.) dell’Unione Europea il pieno successo della prima fase. Gli assetti navali ed aerei di EUNAVFOR MED operazione Sophia avevano, infatti, raggiunto tutti gli obiettivi prefissati, raccogliendo le informazioni necessarie a comprendere a pieno il modus operandi dei trafficanti e contrabbandieri di esseri umani al fine di essere pronti, una volta iniziata la seconda fase, a contrastare la loro attività in mare. Il 7 ottobre 2015, EUNAVFOR MED operazione Sophia è ufficialmente entrata nella sua seconda fase.

In aggiunta, sin dall’inizio dell’Operazione, le navi della Task Force europea hanno potuto contribuire allo sforzo che l’Italia, con l’Operazione Mare Sicuro, l’Europa con l’Operazione Triton dell’Agenzia Frontex e molte altre organizzazioni nazionali ed internazionali,  con le quali EUNAVFOR MED è in stretto coordinamento, stanno portando avanti nel Mediterraneo Centrale per la salvaguardia della vita umana in mare.  Un’attività, questa, che pur non rientrando nel mandato assegnato alla missione, è un obbligo ineludibile per il diritto internazionale, in adempimento al quale la missione EUNAVFOR MED si è prestata attivamente, prevedendo il soccorso anche nelle procedure operative. Ciò è avvenuto nel corso della prima fase e continuerà ad avvenire nel prosieguo della missione.

Il 26 ottobre 2015 l’Operazione ha ufficialmente assunto il nome di “EUNAVFOR MED operazione “Sophia” dal nome dato alla bambina nata sulla nave dell’operazione che ha salvato la madre il 22 agosto 2015 al largo delle coste libiche.

Il 20 di giugno del 2016, la Commissione Europea ha esteso il mandato dell’operazione SOPHIA per un’ulteriore anno, fino quindi al 27 luglio 2017, aggiungendo, altresì, due compiti integrativi al mandato della missione:
l’addestramento della Guardia Costiera e della Marina libica;
il contributo alle operazioni di embargo alle armi in accordo alla Risoluzione dalle Nazioni Unite nr. 2292 (2016), poi rinnovata con la Risoluzione 2357 (2017).

Il 23 del mese di agosto 2016 l’Ammiraglio Credendino firmava con il Comandante della Guardia Costiera e la Sicurezza portuale libica, il Commodoro Toumia, l’accordo tecnico (“Memorandum of Understanding”) con cui si delineavano le modalità dell’addestramento della Guardia Costiera e della Marina libica da parte della forza europea dell’operazione Sophia.

Il 30 agosto ed il 6 settembre 2016, il Comitato Politico e di Sicurezza (CPS) dell’Unione Europea ha formalmente autorizzato l’inizio dei due compiti aggiuntivi sopra menzionati.

Il 25 luglio 2017, in concomitanza con il rinnovo dell’operazione fino al 31 dicembre 2018, il Consiglio Europeo ha aggiunto al suo mandato tre nuovi compiti integrativi:
istituire un meccanismo di controllo del personale in formazione per assicurare l’efficienza a lungo termine della formazione della Guardia Costiera e della Marina libica;
svolgere nuove attività di sorveglianza e raccogliere informazioni sul traffico illecito delle esportazioni di petrolio dalla Libia, conformemente alle risoluzioni 2146 (2014) e 2362 (2017) del Consiglio di sicurezza dell’ONU;
migliorare le possibilità per lo scambio di informazioni sulla tratta di esseri umani con le agenzie di contrasto degli Stati membri, FRONTEX ed EUROPOL.

In data 14 maggio 2018 il Consiglio dell’Unione Europea ha autorizzato l’avvio di un progetto finalizzato a sperimentare, per un periodo di sei mesi, la Crime Information Cell (CIC) a bordo della flaghship dell’Operazione Sophia.

La CIC, composta da un massimo di 10 unità (EUROPOL, Frontex, Forze di Polizia degli Stati membri e personale di EUNAVFOR MED) avrà lo scopo di migliorare la raccolta e la trattazione delle informazioni, compresi i dati personali, sul traffico della tratta di esseri umani, sull’embargo delle armi in Libia, sul traffico illecito nonché sui reati pertinenti per la sicurezza dell’operazione tra l’operazione Sophia, Frontex, EUROPOL e gli Stati membri.

Il coordinamento delle attività della cellula, sarà assicurato dal Crime Information Cell Coordinator (CICC), ufficiale di polizia giudiziaria direttamente dipendente dal Comandante dell’Operazione. In tale contesto, il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri ha fornito 3 unità (il CICC e 3 addetti).

Ad oggi all’operazione partecipano 27 su 28 nazioni europee: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Regno Unito, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria e Slovacchia.

Solo la Danimarca non partecipa all’operazione in accordo alla sua legislazione interna che prevede il suo “non coinvolgimento diretto” nella PSDC (Politica di Sicurezza e di Difesa Comune dell’UE).

L’Italia, dal 1° febbraio, ha riassunto il Comando in mare della Task Force con l’inserimento di Nave San Giusto quale flagship dell’operazione. Finora il dispositivo aeronavale ha visto impegnate, dal 2015 ad oggi, Nave Cavour, Nave Garibaldi, Nave San Giorgio, Nave San Giusto, Nave Zeffiro e Nave Etna.

Fasi dell’Operazione
L’operazione è suddivisa in quattro fasi:

(22 giugno – 7 ottobre 2015) – Fase Uno, volta a dispiegare le forze e raccogliere informazioni sul modus operandi dei trafficanti e contrabbandieri di esseri umani.

(7 ottobre 2015 – in corso) Fase Due, durante la quale gli assetti della Task Force potranno procedere, nel rispetto del diritto internazionale, a fermi, ispezioni, sequestri e dirottamenti di imbarcazioni sospettate di essere usate per il traffico o la tratta di esseri umani. Tale fase è stata a sua volta suddivisa in una fase in alto mare, attualmente in corso, ed una in acque territoriali libiche, che potrà iniziare a seguito di una Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e dell’invito del relativo Stato costiero.

Fase Tre, volta a neutralizzare le imbarcazioni e le strutture logistiche usate dai contrabbandieri e trafficanti sia in mare che a terra e quindi contribuire agli sforzi internazionali per scoraggiare gli stessi contrabbandieri nell’impegnarsi in ulteriori attività criminali. Anche questa Fase necessita di Risoluzione dell’ONU e del consenso e cooperazione da parte del corrispondente Stato costiero.

Fase Quattro, che prevede il re-deployment.

 

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