Asmara, ottobre 2018: bambini della Scuola Italiana in fila sotto il cinema Roma per salutare l'auto del premier Conte durante la sua visita in Eritrea.

Alcuni giorni fa l’Associazione professionale e sindacale ANIEF, attiva nel mondo della scuola, aveva dato la notizia del ritiro della licenza alla Scuola Italiana di Asmara, che con oltre 1200 studenti è la più grande scuola italiana all’estero, frequentata per il 95% da giovani eritrei. Comprensibilmente, per tale ragione, l’ANIEF, come la UIL Scuola ed altri sindacati del mondo dell’Istruzione, ne segue da tempo le vicende.

All’inizio del 2020, per esempio, c’erano state delle polemiche sul fatto che gli insegnanti italiani alla Scuola, giunti in Italia con l’aereo, fossero stati subito posti in quarantena non appena scesi all’aeroporto di Asmara per ragioni di cautela legate alla nascente emergenza da Coronavirus. Ci ricorderemo quell’episodio: in Italia, in quei giorni, ancora non erano state assunte misure ufficiali dalle nostre autorità per fronteggiare il rischio di un contagio che poi, purtroppo, è apparso in tutta la sua serietà bloccando per lungo tempo il nostro paese. Era quindi difficile, in quel momento, per molti italiani, comprendere le ragioni di tutto questo zelo da parte delle autorità eritree, che venne pertanto vissuto come un eccesso, un gratuito atto di “autoritarismo”.

Poco dopo, tuttavia, molti di noi hanno capito che quelle misure, all’apparenza così eccessive, forse non erano proprio tanto inopportune. Inoltre, anche quegli insegnanti, che dapprima avevano protestato con una certa veemenza per il trattamento ricevuto, e le cui parole erano state rilanciate dai vari media italiani e soprattutto dalla UIL Scuola, successivamente erano ritornati sui propri passi, con un loro comunicato dai toni ben più concilianti, in cui riconoscevano lo sforzo che era stato compiuto dalle autorità eritree per assicurar loro una sistemazione ed un trattamento comodi e dignitosi.

Oggi, invece, la polemica, che è sollevata e rilanciata anche da altre realtà sia del mondo sindacale che dell’informazione, verte sul rischio di una chiusura della Scuola Italiana di Asmara. Certo, annunciato in un simile modo, tale notizia non può che destare sconcerto e indignazione: com’è possibile, infatti, chiudere una scuola con delle dimensioni ed una storia così importanti? In questo caso occorre fare qualche passo indietro per ricordarci che nel 2012 Italia ed Eritrea stabilirono, congiuntamente, di dar vita ad un Accordo Tecnico Bilaterale che avrebbe impegnato i due paesi proprio nella gestione degli istituti scolastici italiani in territorio eritreo. L’Eritrea nominò subito i suoi rappresentanti, mentre l’Italia non lo fece mai.

Per anni, così, il governo eritreo ha dovuto procedere per conto proprio, garantendo quindi da solo la continuità delle scuole italiane ad Asmara, data l’inadempienza italiana che purtroppo si manifestava anche in altri ambiti: complici le sanzioni comminate all’Eritrea ed una certa instabilità politica italiana, qualunque iniziativa assunta finiva prima o poi per arenarsi in un punto morto. Si potrebbero elencare tanti accordi, anche solo di natura commerciale, rimasti a metà o addirittura mai decollati, e poi le varie visite di delegazioni italiane ad Asmara avvenute nel corso degli anni e scivolate via come pioggia sulle tegole, dato che alla fine della fiera non hanno praticamente mai prodotto grandi risultati. Si potrebbe, purtroppo, dire la stessa cosa anche coi viaggi compiuti dal Primo Ministro Conte e dalla Sottosegretaria agli Esteri Del Re sul finire del 2018, che sembravano inaugurare finalmente una nuova era nei rapporti italo-eritrei e che invece, già nei primi mesi del 2019, sono stati contraddetti dall’inerzia dei fatti. Si può a questo punto anche facilmente comprendere come, nel frattempo, ad Asmara aumentasse pure la stanchezza per tutti questi continui rinvii e temporeggiamenti della nostra politica.

Tornando a parlare dell’Accordo Tecnico Bilaterale, quindi, non soltanto gli inviti eritrei all’Italia per le nomine dei propri rappresentanti sono sempre caduti nel vuoto, alimentando nel tempo una comprensibile frustrazione, ma addirittura poco dopo che ad Asmara era stata proclamata la quarantena contro il Coronavirus le autorità italiane hanno unilateralmente deciso di chiudere la Scuola Italiana di Asmara senza neppure informare quelle eritree. Certo, la scelta italiana di chiudere le scuole italiane ad Asmara era del tutto legittima e persino motivabile, ma perché non farlo senza dare anche un previo avviso alle autorità eritree? E’ una questione di rispetto e cortesia, ancor prima che di diplomazia.

Ora, questa complessa vicenda sembra ancora lungi dal concludersi, sebbene l’augurio che tutti ci dovremmo fare è che invece si possa rapidamente giungere ad una soluzione in grado di soddisfare tutte le parti. Tre giorni fa, il 26 giugno, la Viceministro degli Esteri Marina Sereni ha ricevuto l’Ambasciatore dello Stato di Eritrea, Fessahazion Pietros, e nel corso dell’incontro gli ha consegnato una copia della lettera che ha inviato anche al Ministro degli Esteri eritreo, dove si ribadiscono l’incredulità e la sorpresa da parte del governo italiano per i fatti riguardanti la Scuola Italiana di Asmara.

Alla luce di tutti i passaggi che abbiamo riassunto, possiamo facilmente comprendere quanto un’iniziativa come quella del Viceministro italiano possa apparire come minimo piuttosto singolare a qualunque rappresentante del governo eritreo, e non solo. Infatti, se c’è qualcosa di cui le autorità italiane si dovrebbero sorprendere, è di come fino ad oggi abbiano gestito non soltanto la questione dell’Accordo Tecnico Bilaterale ma anche tutte le altre questioni concernenti i loro rapporti con le autorità eritree. E’ di questo che le autorità eritree sono sempre rimaste sorprese, a buon diritto e non certo da oggi. L’auspicio, pertanto, è che questa conversazione tra la Viceministro e l’Ambasciatore sia servita alle nostre autorità a capire almeno un po’ meglio quale sia la Luna e quale il dito. Solo il tempo ce lo potrà dire: nel mentre, aspettiamo fiduciosi.

5 COMMENTI

  1. Gli insegnanti italiani non avevano affatto protestato per la quarantena, perché, al contrario di quanto è stato detto, non sono per niente stati trattati male. A protestare, in Italia, sono stati altri, che non avevano ricevuto alcun mandato a farlo. Nessuno si è lamentato di una decisione (la quarantena) abbastanza comprensibile da parte del Governo Eritreo.

  2. Dell’incapacità quasi cronica del MAE di gestire posizioni delicate nel Corno d’Africa, e dei bei modi talvolta esplicitati nel trattare con i rappresentanti di questi paesi, non ci sarebbe da stupirsi poi troppo. Avete magari qualche fonte diretta all’Asmara per avere aggiornamenti?

  3. Bellissimi ricordi per me che ci sono nato e li ho vissuto frequentando quelle scuole, complimenti per il contributo.

  4. In realtà l’accordo tecnico sullo status della Scuola Italiana in Eritrea ha origi ancora precedenti.
    Ad esempio proprio nel 2012 ci furono problemi nelle relazioni tra Italia ed Eritrea e lo posso testimoniare proprio perché nell’agosto del 2012 terminai colà nine anni scolastici come preside.

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