Dobbiamo essere sinceri: a molti di noi la SEAT Marbella ha sempre incuriosito: nonostante fosse praticamente identica alla “onnipresente” Panda (e spesso definita come la “controparte sfigata” di questa), quella “S” che spiccava sul cofano anteriore la faceva sembrare “esotica” ai nostri occhi e, per questo, anche molto interessante.

Introdotta nel 1986, la Marbella altro non era che un restyling della SEAT Panda (mai importata in Italia), a sua volta derivata direttamente dalla Panda italiana e prodotta su licenza FIAT. La Marbella, infatti, nacque durante il periodo di transizione della Casa spagnola, successivo alla rottura dei rapporti con la FIAT e precedente al suo acquisto da parte della Volkswagen: in attesa di sviluppare un modello completamente nuovo vennero rivisti quelli già in produzione, cambiandone anche il nome per ragioni di copyright. Va infatti detto come la SEAT, a quel tempo, appartenesse ad un importante ente statale, ereditato dal franchismo, e del tutto paragonabile al nostro IRI sorto durante il Ventennio.

La Marbella era disponibile inizialmente con due motori, entrambi di origine FIAT e appartenenti alla serie “100”: un 843 cc da 34 CV (lo stesso della vecchia FIAT 850, montato anche sulla Panda 34 destinata all’esportazione) e il “classico” 903 cc in versione depotenziata da 40 CV. Il primo raggiungeva una velocità massima di 125 km/h ed era abbinato a un cambio a quattro marce, il secondo arrivava a 135 km/h e poteva essere abbinato a un cambio a quattro o cinque marce in base all’allestimento. Nel 1992, in vista delle normative Euro 1, il motore più piccolo uscì di produzione; l’auto continuava a essere venduta solo con il 903 cc, che venne aggiornato con potenza aumentata a 41 CV, carburatore elettromeccanico e cambio a cinque marce di serie per tutte le versioni.

Cinque anni dopo, nel 1997, il 903 cc fu sostituito dall’unità “ridotta” a 899 cc, prodotta in Serbia dalla Zastava (altra azienda legata, per altre ragioni storiche e politiche, alla FIAT, e di cui aveva prodotto molti modelli) e già montata sotto il cofano della Panda italiana e della Cinquecento: con l’occasione, oltre a un leggerissimo restyling estetico (frecce anteriori di colore bianco, nuovo volante e nuova disposizione delle targhette identificative), il carburatore lasciò definitivamente il posto all’iniezione elettronica (single point) e arrivò un nuovo cambio di origine Volkswagen, sempre a cinque marce ma con retromarcia in avanti a sinistra della prima, secondo la tipica scuola tedesca.

La Marbella, che fece anche da base per il furgone Terra, venne prodotta fino al 1998 anche in numerose serie speciali (ricordiamo per esempio la “Black”, la “Red”, la “Special” e la “Jeans” con tappezzeria rivestita dall’omonimo tessuto); si distingueva dalla Panda, oltre che per i diversi loghi, per il frontale, per i fanalini posteriori leggermente più grandi e, internamente, per il diverso volante, per la diversa grafica del quadro strumenti e per i pannelli porta integrali. Il suo rapporto qualità/prezzo era ottimo, e si acquistava a una cifra inferiore a quella necessaria per la “cugina” italiana; anche se, a differenza di quest’ultima, mantenne le sospensioni posteriori a balestra e i deflettori tipici della Panda prima serie per tutta la sua produzione.

Samuele Teodori

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