Mertens ascella sudata

Si delinea sempre di più questo campionato di calcio edizione 2016/17: vince la Juventus nel derby contro il Torino e si porta a +4 su una Roma che adesso è sola soletta al secondo posto dopo aver battuto il Milan nello spareggio tra le cosiddette “anti-Juve” (mai titolo più farsesco ed abusato). Il momento d’oro del Napoli (cinque pappine al Cagliari) porta i campani ad un tiro di schioppo dalla Roma (quattro punti) ma ad un miglio dalla Juventus (otto lunghezze) mentre la Fiorentina, che deve recuperare una partita contro il Genoa, può ancora avvicinarsi al gruppone affollato delle inseguitrici. In coda il Crotone batte il Pescara e si porta al terzultimo posto mentre il Palermo resta ultimissimo solitario. Nelle coppe europee siamo arrivati finalmente ai fatidici verdetti: in Champions League Juventus e (un po’ a sorpresa) Napoli passano da prime, anche se la fatidica urna sorride solo alla Vecchia Signora che incontrerà il Porto mentre o’ Ciuccio dovrà vedersela con il grande Real Madrid, squadra che sotto la guida di Zidane oltre che forte è diventata anche molto, molto fortunata! Per quanto riguarda gli altri accoppiamenti il sorteggio continua a riservare tiri mancini: ancora un Bayern Monaco – Arsenal e ancora un Paris Saint Germain – Barcellona, si vede che a Nyon sono messi a corto con la fantasia… con un pizzico di sano fondoschiena la Juventus potrebbe tranquillamente beccarsi il Siviglia od il Leicester ranieriano ai quarti e dopo, tutto è possibile se ti gira bene. In Europa League invece sfide impegnative per le due italiane promosse: la Roma spallettiana becca l’ostico Villareal di Marcelino Pane e Vino, nosta bestia nera delle squadre italiane, mentre la Fiorentina dovrà vedersela con l’ostico e impronunciabile Borussia Mönchengladbach, in entrambi i casi bisogna ammettere che le nostre squadre partono leggermente sfavorite in questo doppio confronto. Facciamo adesso un piccolo salto in Premier perché questa giornata del campionato d’oltremanica è stata certamente emblematica sul significato più puro ed intrinseco di cosa sia il giuoco del calcio: il Chelsea di Antonio Conte, capolista solitario del campionato, ha vinto 1-0 contro l’ostico West Bromwich Albion grazie ad un gol letteralmente inventato, quasi creato dal nulla, dal proprio “vero nueve” Diego Costa. Il profeta del “falso nueve” Guardiola invece ha buscato quattro pappine dal Leicester della “old fox” Ranieri, perché evidentemente il catalano si è convinto che al pallone si vince solamente raggiungendo il 70% di possesso palla dopo un’overdose di tiki-taka, per giunta nella patria del calcio più verticale del mondo! Questi due fatti (il gol inventato dal nulla da Costa e il naufragio di Guardiola contro il Leicester) ci fanno capire due fattori importanti, spesso sottovalutati dai più:

  • Sono sempre i giocatori a determinare il successo di un progetto calcistico e non gli allenatori: l’Ajax non sarebbe stata la stessa senza Cruijff, Krol e Neeskens, il Milan di Sacchi non sarebbe diventato leggenda senza i tre olandesi o il Barcellona non sarebbe diventato immortale senza Messi, Xavi ed Iniesta, giocatori che nascono ogni cinquanta-cento anni. Quini Antonio Conte è un bravissimo allenatore (forse il migliore al mondo) ma senza quell’invenzione di Diego Costa sarebbe tornato a casa con un pugno di mosche!
  • Sono sempre gli ibridismi, le sfumature, il connubio quasi magico tra diverse filosofie e tradizioni calcistiche a cementare il successo di un determinato modello calcistico. Il calcio totale dell’Ajax non sarebbe mai nato senza le lezioni del Wunderteam austriaco o dell’Aranycsapat ungherese, lo stesso può dirsi per il Milan olandese, perché il rappresentante di scarpe Arrigo Sacchi attinse a piene mani da concetti tattici e idee già mostrate da squadre come Liverpool, Saint Etienne e lo stesso Ajax. Viceversa, l’imposizione forzata, quasi dogmatica ed acritica di un determinato modello calcistico (così come fatto da Sacchi con la Nazionale e da Guardiola a Monaco e Manchester, delle autentiche “rivoluzioni passive” usando il vocabolo grasmciano) è sempre destinata a fallire!

La giornata numero sedici dell’ex campionato più bello del mondo si è aperta con l’importantissimo scontro salvezza tra Crotone e Pescara, un match in pratica tra una squadra di falegnami in libera uscita ed una di impiegati. Hanno vinto i falegnami calabresi che rispetto agli abruzzesi ci hanno messo un pizzico di cattiveria e convinzione in più, tanto entrambe le squadre alla fine dell’anno si ritroveranno in cadetteria, almeno i calabresi stanno onorando la maglia in maniera molto più dignitosa rispetto ai loro omologhi dannunziani! Sabato sera importante successo della Lazio sul campo della Sampdoria: zitto zitto Inzaghino sta facendo meglio di tutti gli allenatori avuti da Lotito e adesso con il rientro di de Vrij, il leader della difesa ai tempi di Pioli, le cose potrebbero mettersi ancora meglio perché gente come Felipe Anderson, Milinković-Savić sta disputando una delle migliori annate della loro seppur breve carriera e se davanti Cirone Immobile è a secco da qualche giornata, ci pensa sempre qualcun altro a sgollare.

Grande abbuffata nel pranzo domenicale per il Napoli sarriano: il Cagliari è, numeri alla mano, la peggior difesa d’Italia (e una delle peggiori, se non la peggiore, dei primi cinque campionati europei) e contro bande del buco del genere con i vari Pisacane, Ceppitelli ed il bollittissimo Storari in porta, il tourbillon sarriano si è potuto esprimere alla grande: nell’attacco senza punti di riferimento degli azzurri il finto centravanti Mertens, destreggiandosi tra i birilli sardi, è riuscito a segnare ben tre volte, sono curioso di vedere se con Ramos e soci succederà la stessa cosa… Ah, piccola curiosità: il Napoli in versione cooperativa del gol in questo momento della stagone ha segnato quattro gol in più rispetto all’anno scorso quando furoreggiava con il nove il Pipita a fare da catalizzatore unico degli schemi offensivi. Il Cinghialone toscano avrà mille difetti ma nell’insegnamento monotematico della fase d’attacco in Italia non ha eguali e se incontra squadre lunghe e larghe i suoi ragazzi possono divertirsi.

Alle 15 vittoria di capitale importanza della Juventus sul Torino in un derby che ha visto ancora una volta i bianconeri prevalere nel finale dopo lunghe fasi di equilibrio ed incertezza. Sono d’accordo con Mihajlović: sul campo non si è visto un grosso divario tra le due compagini sabaude come accadeva negli scorsi anni, la Juventus però secondo la magica formula contropiede + spunti dei singoli che tante fortune sta conferendo ad Allegri, è risucita a sfangarla ancora una volta dimostrando di poter sfruttare gli episodi ad ogni minima occasione. Nel Toro però non mi è piaciuto l’atteggiamento avventurista (e per il noto titoista Mihajlović è un vocabolo azzeccato) assunto nel finale sull’1 a 1: a dieci minuti dal termine meglio mettere un difensore in più per proteggere il pareggio che inserire un attaccante per prendere due pere e tornare a casa a mani vuote. “Questo è il calcio”: così si potrebbe sintetizzare l’incredibile sconfitta interna dell’Atalanta contro l’Udinese, un vero e proprio stupro per gli amanti del bel giuoco: nel primo tempo i mocciosi di Gasperini hanno messo a ferro e fuoco la porta avversaria tra traverse, gol mangiati, paratone del sottovalutato portiere Karnezis, 73% di possesso palla contro il misero 27% (percentuale da referendum renziano!), mai si è vista una squadra dominare in modo così imperioso sull’altra, specie su un campo di provincia. Poi però, sul gong del primo tempo, alla prima occasione l’Udinese passa incredibilmente in vantaggio alla prima occasione in cui le zebrette friulane hanno varcato la metà campo avversaria! Nel secondo tempo i bergamaschi hanno subito colto il pareggio ma poi hanno avuto il torto di attaccare con meno mordente e convinzione e così, sfruttando i più classici dei contrattacchi, i friulani segnano altre due volte (tre tiri in porta, tre gol!) centrando così un’incredibile vittoria che avrebbe fatto luccicare gli occhi al sommo Gianni Brera. Ci si aspettava che il Chievo si sarebbe impietosito al cospetto della vecchia gloria Genio Corini, alla guida del derelitto Palermo, mai a punti tra le mura amiche, invece i mussi non si sono fatti impietosire dai vecchi ricordi e hanno rifilato un secco 2-0 ai siciliani, nel quale spicca il nome di “nonno” Sergione Pellissier, appena entrato nel ristretto club dei centenari. Grande catenaccio dell’Empoli in casa del Bologna, per fermare l’asfittico attacco rossoblù e centrare il risultato ad occhiali è bastato giocare al risparmio, se qualche squadra alle spalle per puro miracolo dovrebbe mettersi a correre per i toscani però la retrocessione non gliela toglierebbe nessuno. La sera porta bene a Stefano Buffa (o Federico Pioli!) che centra la sua prima vittoria sulla panchina dell’Inter infliggendo al Genoa il più classico dei 2-0. Ci avrei giurato che prima o poi il neotecnico nerazzurro sarebbe approdato al suo antico cavallo di battaglia della difesa a tre (o 3-4-2-1 seguendo i soliti numeretti) che ricorda tanto Mazzarri: esso è infatti l’unico artifizio tattico in grado di conferire un certo equilibrio all’undici di base e allo stesso tempo di utilizzare tutti i singoli che compongono la rosa nerazzurra. Contro i genoani si è visto Candreva nell’inedito ruolo di tornante destro e il duo Palacio-Eder alle spalle del bimbominkia Icardi, solitamente sempre abbastanza isolato sul fronte offensivo. Rimane il problema della mediana, troppo leggera per i canoni del nostro campionato, dove Psyco Melo dovrà per forza vestire una maglia da titolare. Nella prima partita del lunedì importante successo della Fiorentina contro il Sassuolo, i viola soffrono da cani e sono meno effervescenti del solito ma hanno acquisito più concretezza e lucidità sotto porta e adesso, zitta zitta, è salita a ventisei punti con una gara in meno, si vede che la vecchia tattica usata da Tazio Nuvolari di inseguire gli avversari a fari spenti è stata fatta propria da Paulo Sousa, che da buon portoghese conosce alla perfezione l’arte del navigare in acque agitate! Chiudiamo la nostra rassegna con il big match che ha chiuso questa sedicesima giornata tra Roma e Milan che ha visto la Lupa imporsi con il minimo sforzo (1-0) sul Diavolo. Non è stato un match entusiasmante, a mio avviso, soprattutto da parte dei vincitori. Considero la Roma infatti nettamente più forte come organico rispetto ad un Milan ancora giovane ed inesperto e che vanta una panchina impietosa rispetto a quella a disposizione di Spalletti. Eppure, se si eccettua per i primi minuti, in campo non si è vista tanta differenza tra le due squadre anche perché l’allievo Montella ha letteralmente imbrigliato il maestro Spalletti pressando egregiamente a centrocampo infoltendo il reparto mediano con i soliti movimenti a rotazione sulla diagonale Abate-Bonaventura. Se Niang, autentico pallino del tecnico campano, avrebbe segnato quel rigore sono sicuro che il Diavolo non sarebbe tornato sconfitto da Roma, alla fine nel calcio i dettagli sono cruciali, si sa. Non mi ha fatto una grandissima impressione la Roma invece, squadra cui sembra mancare veramente il classico soldo per fare moneta, Spalletti a mio avviso ci ha capito poco della partita: Džeko troppo isolato là davanti, Perotti completamente fuori fase ed impalpabile, il Ninja Nainggolan appena sufficiente solo per la stoccata che ha deciso l’incontro. La mia impressione è che alla banda Spalletti manchi un playmaker dotato di grande q.i come lo era Pizarro nella sua prima Roma spallettiana, giocatori come El Pek ti spostano sempre il baricentro della squadra verso avanti a suon di lanci lunghi e sventagliate, nell’attuale Roma nessun giocatore ha queste caratteristiche (se non l’imberbe Paredes): De Rossi è bravo ad interdire più che ad impostare e ormai è diventato lento come la fame e legnoso, Strootman ama inserirsi palla al piede e Nainggolan, altro giocatore che ama buttarsi negli spazi come un treno, in posizione di mezzapunta è sempre costretto a ricevere il pallone tra i piedi. Sabato prossimo, nello scontro verità contro la Juventus, vedremo se la Roma continuerà ad essere la solita eterna incompiuta o se le mie disamine sono state errate.

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