That’s all folks, è tutto gente! Il campionato non solo è già finito ma direi addirittura che non è neanche mai incominciato per davvero perché la Juventus, nonostante mezza rosa ai box per infortuni, ha dimostrato in modo inequivocabile di essere più forte della seconda forza del campionato, la solita eterna incompiuta che risponde al nome della Roma, ormai specializzata in secondi posti.

L’altra grande incompiuta, il Napoli, sta vivendo un momento di forma magico (cinque pezzi al Torino) ma la cessione di Higuain alla Juve, l’infortunio del suo erede o presunto tale Milik e l’equivoco tattico Gabbiadini sono tre macigni troppo pesanti per una pretendente alla vittoria finale.

Per il resto mancano ancora all’appello le milanesi: il Milan continua a confermarsi una bella squadretta, ma se arriva quinto è già un mezzo miracolo sportivo, l’Inter sta risalendo lentamente la china (come pronosticabile) con l’arrivo di un tecnico serio e pragmatico come Pioli ma continua a confermare grosse lacune ed incognite.

Di fatto questo campionato è avvincente solo per la lotta per l’Europa: Roma, Napoli e Lazio sono le più accreditate per la qualificazione in Champions League (ho molte perplessità sul Milan come detto che come organico è inferiore a queste tre squadre) mentre per il fatidico sesto posto tante sono le pretendenti: Inter, Atalanta, Torino, Fiorentina ed adirittura Chievo e Udinese, come in Highlander “ne rimarrà soltanto uno”.

In coda invece il sussulto inatteso del Palermo a Genova non sembra modificare lo stato delle cose vista l’importante affermazione dell’Empoli sul Cagliari. Nella giornata di domenica è calato il sipario anche sulla Coppa del mondo per club FIFA: il Real Madrid, sempre baciato dalla Dea bendata, si è imposto come da pronostico sui nipponici del Kashima Antlers, ma faticando più del previsto: gli uomini di Zizou Zidane infatti hanno dovuto sudare fin oltre il novantesimo per avere ragione degli indomabili nipponici (undici giapponesi su undici nell’undici titolare!). La sofferta vittoria di uno degli squadroni europei più famosi della storia del calcio su una squadra asiatica sconosciuta alla maggior parte dei calciofili è un evento quasi inedito nella storia del calcio che ci obbliga a fare un po’ di riflessioni:

  • Il calcio nel suo livello standard, sta diventando sempre più mediocre: ormai basta una ciurma di simpatici giapponesi, ben allenati e tatticamente efficienti, per far vedere i sorci verdi ad una delle squadre con il monte stipendi più alto del mondo.
  • L’Europa non è più il centro del mondo calcistico: il fascino (pardon appeal!), la tradizione, dei tornei europei è ancora intatto ed è destinato a rimanere a lungo ma le nazione asiatiche (e gli USA) sono destinate ad emergere sempre di più a suon di milioni. Non mi stupirei se tra qualche anno un Messi sarà la punta di diamante di qualche squadra cinese o indiana.
  • Il movimento calcistico sudamericano è ai minimi storici: ormai i campionati sudamericani sono una sorta di torneo interaziendale dove vengono impiegati gli scarti che non sono riusciti a sbarcare nel mercato europeo. Finché le federazioni sudamericane non riusciranno a frenare questa deriva mercantilista il calcio di questi paesi è destinato a fare la fine di quello africano.

Parliamo ora di Serie A: la diciassettesima giornata, vera e propria pietra tombale sull’esito nostro campionato, si è aperta con il successo dell’Empoli sul Cagliari: la difesa dei sardi fa talmente c…. che è riuscita a farsi fare due gol dall’attacco più asfittico di tutto il campionato, in casa Sammontana da segnalare l’innesto sul fronte offensivo di  Mch’edlidze (che in georgiano si dovrebbe scrivere მჭედლიძე) che sembra aver conferito maggiore incisività agli schemi incrostati di Panariello (Martusciello è un bravo allenatore allo stesso modo in cui Panariello è un bravo comico, haha!).

Alle diciotto classico pareggio ad occhiali tra Milan ed Atalanta: i rossoneri sono una bella squadra, però come valore intrinseco non è di molto superiore ai bergamaschi ed il Milan è pur sempre, Galliani docet “il club più titolato al mondo”. Nel primo tempo il diesel rossonero è finito nella morsa del pressing atalantino: l’Atalanta infatti è una squadra che è molto brava a fare “tonnare” a metà campo, anche se a San Siro ha sprecato troppe ripartenze. Nel secondo tempo il motore rossonero è entrato finalmente in funzione e l’Atalanta si è arroccata in difesa anche se i rossoneri non hanno colto il fatidico stellone come spesso è capitato in questo inizio di stagione: alla fine se Lapadula e Suso non inventano qualcosa è davvero difficile pensare di fare gol, specie se Montella si incaponirà a far giocare l’impalpabile mononeurone Niang.

Veniamo quindi all’atteso big match di giornata tra Juventus e Roma: ha vinto come da pronostico la Vecchia Signora e direi in modo anche abbastanza meritato. E’ vero che la Maggica ha tenuto di più il boccione (60% contro il 40% dei gobbi) o che ha creato più occasioni, però nel calcio conta innanzitutto fare gol e, in secondo luogo, dominare gli eventi e gli episodi che scandiscono un match. La Juve allegriana non ha un grande gioco però dà sempre l’impressione di controllare gli avversari: se si eccettua qualche situazione di mischia, la Roma non ha mai veramente dato l’impressione di impensierire la porta di Buffon. Nonostante mezza rosa fuori per infortunio (probabilmente il scaltro bischero vuole avere tutti in forma per le partite da dentro e fuori in Champions…) la Juventus così dimostra di non avere, per ora, rivali accreditati e occhio che la coppia difensiva Rugani-Chiellini sembra davvero ben assortita!

Passiamo alle partite di domenica: all’ora di pranzo osceno spettacolo tra Sassuolo (o meglio quel che resta del Sassuolo!) e Inter, con la Beneamata che sembra aver per lo meno trovato la quadra tattica con un 3-4-2-1 (cosa non si fa per scrivere 5-4-1!) molto pratico ed essenziale. Per avere la meglio di una sorta di selezione Under 21 (il Sassuolo è sceso in campo con un’età media di 22 anni) è bastato ed avanzato, contro altri avversari però certi accorgimenti potrebbero non bastare, anche se nel nostro calcio giocare male paga sempre, fin troppo.

Alle quindici scorpacciata di gol per il Napoli che ha seppellito con un 5-3 d’altri tempi uno delle più brutte versioni del Torino di Mihajlović: nel primo tempo poteva finire tranquillamente anche sette o otto a zero perché i granata non sono proprio scesi in campo, diciamo che schierare i propri uomini con una sorta di 3-5-2 di partenza (modulo credo mai provato quest’anno dal Toro e pochissime volte adottato nella carriera di Mihajlović allenatore) non è stata una bella scelta da parte del serbo visto che i suoi tre difensori centrali sono finiti nel vortice del tridente partenopeo. Nel secondo tempo, con il passaggio al 4-5-1 d’ordinanza il Toro ha fatto vedere cose migliori e per lo meno ha confermato di giocare con orgoglio anche nelle giornate poco fortunate. Capitolo Mertens: segnare quattro gol non è un’impresa da tutti i giorni e questo fatto dovrebbe pure far riflettere. Se un simpatico nanerottolo (termine forse svalutativo nei confronti del fiammingo che reputo personalmente un ottimo giocatore) riesce a segnare un poker di reti giocando da centravanti due sono i fatti da considerare, complementari e che non si escludono a vicenda:

  • Attorno a sé ha dei compagni che si muovono alla perfezione seguendo i dettami inculcati dal proprio tecnico
  • Davanti a sé o ha dei birilli o dei difensori che non conoscono l’arte della marcatura

Importante successo del Chievo su una Sampdoria che sembra ritornata in crisi: i veronesi sono una squadra più organizzata della Doria e alla fine, con il gol numero centouno di Pellissier, hanno vinto con merito. Vittoria importante, in chiave sesto posto, per l’Udinese che ha battuto 2-0 il derelitto Crotone manifestando il solito cinismo già emerso a Bergamo. Il Patriarca di Aquileia Delneri ha in mano una squadra di podisti dai piedi ruvidi che ben si sposa con il suo calcio atletico e che non poteva essere allenata da un allenatore come Iachini, alla fine basta correre un po’ più degli altri per ergersi almeno fino alla metà della graduatoria.

Sconfitta pesante per il Pescara che ha preso tre pere in casa dal Bologna, squadra quartultima in classifica, che ha palesato tutta la differenza tra le ultime tre squadre ed il resto della truppa e adesso in Abruzzo l’atmosfera inizia a farsi veramente pesante: 5 punti (sul campo) in 17 partite è un ruolino di marcia degno dell’Ancona dei bomber targato 2003/04, un tecnico che ha al fama di essere un avanguardista belcalcista come Oddo dovrebbe vergognarsi di un simile ruolino di marcia!

Nei posticipo vittoria pesante, anzi pesantissima, della Lazio che ha colto una vittoria importantissima contro la Fiorentina: sei punti in due partite dopo un derby perso che in ambiente bollente come quello romano provoca sempre effetti collaterali sono un ruolino di marcia di tutto rispetto e degno di una squadra ambiziosa. Specie nel secondo tempo l’impressione è stata che la Fiorentina potesse pareggiare da un momento all’altro, ma se vinci in situazioni del genere, con un Immobile che per giunta continua a fare digiuno, allora è un grosso merito.

Il sipario sulla giornata cala con lo scoppiettante 3-4 tra Genoa e Palermo: una partita veramente buttata alle ortiche dal Grifone che avanti 3-1 si è improvvisamente appisolato, c’entra la stanchezza del recupero contro la Fiorentina oppure sotto c’è stato qualcosa d’altro?

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