Riva, Juve

E’ stata una giornata interlocutoria e senza acuti quella numero ventiquattro del nostro campionato di calcio, nessun sussulto, nessuna sorpresa dai campi: vincono tutte le prime cinque della classe (tra le quali c’è l’Atalanta, ma non è più una sorpresa), con punteggi piuttosto netti ed inequivocabili. Per le ultime otto in graduatoria, dall’Udinese al derelitto e quasi già declassato Pescara, solo sconfitte e questo è un fatto che dovrebbe fare riflettere sul livello di competitività del nostro campionato che può essere così definitivamente ripartito:

  • Uno squadrone di alto profilo europeo che fa un campionato a sé stante (la Juventus).
  • Due squadre di buon livello europeo (Napoli e Roma) che però sono, per un motivo o per l’altro (rosa, ambiente, numero di fuoriclasse autentici, mentalità, ambiente, eccetera eccetera) sono nettamente inferiori ai bianconeri torinesi.
  • Sei squadre di buon livello per il campionato italiano (Inter, Atalanta, Lazio, Fiorentina, Milan, Torino), per organico o per qualità del gioco espressa, ma ancora non attrezzate per lo standard europeo.
  • Otto squadre che vanno dal mediocre allo scadente (Sampdoria, Chievo, Udinese, Bologna, Cagliari, Genoa, Empoli) e che semplicemente vivacchiano allo stato brado in massima serie, tolgo da queste il Sassuolo che ha pagato il dazio Europa League e che potrebbe benissimo figurare nel terzo gruppo.
  • Tre squadre (Palermo, Pescara, Crotone) miserande che farebbero fatica a fare un campionato di vertice in una delle Serie B meno competitive di tutti i tempi.

Una riduzione del numero dei partecipanti (da diciotto a venti squadre) sarebbe quindi salutare per evitare da un lato di trovarsi tra i piedi squadre senza senso come Pescara e Palermo (passi per la favola del Crotone per cui è già un successo esserci in A) e dall’altro per mettere un po’ di peperoncino sul culo di proprietari come Preziosi, Campedelli, i Pozzo che da qualche anno hanno smesso di investire nel prodotto Serie A (o nei peggiori dei casi speculato come il giocattolaio) e che in questo modo rischierebbero il declassamento in cadetteria (a proposito, meno paracaduti please!) invece del placido mare del centro classifica.

In settimana si sono disputati i due recuperi (Crotone-Juventus e Bologna-Milan) che completano così il quadro: la Juve ha vinto come da pronostico in Calabria (anche se con qualche patema di troppo) mentre il Diavolo si è imposto in nove contro undici su un Bologna vergognosamente sciupone e giustamente punito all’ultimo minuto.

Napoli – Genoa (2-0)

Il ventiquattresimo turno si è aperto già venerdì sera con il successo del Napoli sul Genoa. Nonostante avesse la testa all’impegno di Champions League, la squadra di Sarri ha vinto senza faticare troppo, contro un avversario che per altro si sta riprendendo dopo i consueti sconquassi di gennaio.

Dopo un primo tempo bloccato dal pressing avversario, che è riuscito ad interpretare alla lettera le rigorose marcature uomo contro uomo a tuttocampo volute dal proprio tecnico, nella ripresa il Ciuccio si è sbloccato con Zielinski e Giaccherini, due giocatori che ad inizio stagione non figuravano nell’undici titolare del Cinghialone aretino, in particolare Giaccherinho, ex pupillo di Conte, ha dimostrato di figurare egregiamente nel ruolo di tornante a destra nell’inedito tridente spuntato ideato da Sarri.

Fiorentina – Udinese (3-0)

Sabato sera invece la Fiorentina ha battuto l’Udinese con un 3-0 troppo largo per quello che è stato l’andamento della partita che ha visto i friulani, squadra tosta e fisica, tenere botta ai più quotati viola.

La squadra dei ciabattini Della Valle, dopo aver comperato solo e sempre stranieri, sta mostrando lanciando finalmente qualche giovane interessante grazie ad un allenatore straniero: prima Bernardeschi (sempre più nuovo reuccio nella città della cupola di Brunelleschi!) adesso è il turno del figlio d’arte Chiesa mentre c’è sempre un Saponara da rigenerare e rilanciare.

Siamo sicuri che molti allenatori di casa nostra si sarebbero comportati come Sousa? Non è che agli allenatori che vengono dall’estero viene spesso data più pazienza e libertà d’azione nel lanciare i giovani mentre i tecnici made in Coverciano vengono sempre ancorati ai fatidici risultati?

Crotone – Roma (0-2)

Domenica all’ora di pranzo la Roma ha battuto 2-0 il Crotone, per i peones calabresi una partita in fac-simile al recupero infrasettimanale contro la Juve: tanta fatica, tanto sudore ma alla fine zero punti in saccoccia ed un avversario che ha colto i tre punti giocando al piccolo trotto, sorseggiando un bicchier d’acqua.

Il re dei bomber Džeko (diciotto reti) si permette anche di sciupare un calcio di rigore: il bosniaco ha un grosso difetto per un attaccante, segna molto ma sbaglia altrettanto e nel calcio i gol si pesano, non si contano!

Inter – Empoli (2-0)

Successo importante per l’Inter sull’Empoli che blinda così il quarto posto. Ho usato il termine “importante” perché in passato la Benamata è spesso incappata nelle classiche giornate no contro avversari di modesta caratura. Nonostante l’assenza del bomber Icardi e l’assenza di validi sostituti (ha giocato il bollitissimo codino Palacio), l’Inter è riuscita a vincere senza mai rischiare dimostrando che il processo di “normalizzazione” è avvenuto con successo.

Il guaio viene adesso: normalizzare è infatti un termine che una squadra, pazza nel proprio DNA, non può concepire.

Palermo – Atalanta (1-3)

Fa un certo effetto vedere l’Atalanta lassù al quinto posto, contro il Palermo è arrivata una vittoria netta e autoritaria (non che ci volesse molto vincere alla Favorita), chi si aspetta un calo dei bergamaschi sbaglia a mio parere. Contro avversari che per la maggior parte non hanno stimoli (tutto ormai è quasi deciso sia in coda che nei bassifondi) bastano grinta, volontà ed una discreta organizzazione di gioco per mantenere il ruolino di marcia miracoloso mostrato fino a qui dalla Dea.

Se l’Atalanta può centrare l’Europa League lo capiremo dai match contro Napoli, Fiorentina ed Inter, test importantissimo per le ambizioni di Gasperini. L’unico neo di questa squadra, che per il resto gira a meraviglia, è il portiere: Berisha sul gol del Palermo non ha spinto con le gambe palesando una scarsa tecnica di base, compensata solo in parte da un fisico strabordante, il tiro era sì angolato e ben indirizzato ma se un portiere non fa i passi laterali è meglio che cambi ruolo.

Torino – Pescara (5-3)

Scoppiettante partita tra Torino e Pescara che ha evidenziato vizi e virtù dei granata che rispecchiano un po’ la personalità schietta e sanguigna del proprio allenatore, personaggio che ha grandi pregi ma che non nasconde le sue pecche.

Il Toro del serbo è infatti irresistibilmente forte quando carica in forcing a testa bassa ed incredibilmente fragile quando deve fermarsi per rifiatare. Farsi beccare tre gol da una squadraccia come il Pescara (una delle peggiori di tutti i tempi in massima serie) sul cinque a zero non è questione di concentrazione ma di incapacità di gestire le partite e tenere le distanze giusta tra uomo e uomo, e se ciò avviene ripetutamente di chi può essere la colpa se non di chi la squadra la allena tutti i giorni e la prepara alla domenica?

Sassuolo – Chievo (1-3)

Annata decisamente storta per il Sassuolo che contro il Chievo aveva una buona opportunità per risalire la china, invece i piastrellisti neroverdi hanno perso malamente complice l’espulsione dell’impronunciabile Letschert in avvio di gara. Contro un avversario che ha giocato ben 87’ di gioco in inferiorità numerica anche lo sconosciuto Inglese è riuscito fare una tripletta (che poteva essere una quaterna a causa del rigore sbagliato).

Sampdoria – Bologna (3-1)

Vittoria che sa di miracolo per la Sampdoria che ha superato un Bologna “abbastanza incredibilmente sfigato” (cit. Emiliano Mondonico) ancora in versione Donadoni (agli avversari ovviemente!). Avanti di un gol il Bologna si è visto assegnare un gol inesistente a dieci minuti dal termine, poi ha subito due gol e buonanotte al secchio!

Cagliari – Juventus (0-2)

Nel posticipo delle 20.45 la Juventus vince contro il Cagliari con la classica doppietta di Higuain, l’ingresso di Marchisio per Pianpianin Pjanić non ha incrostato il nuovo meccanismo tattico di Allegri: tutti dietro a difendere e poi graffianti verticalizzazioni con i quattro giocatori di punta, la difesa continua a non subire gol, Buffon continua a parare, se Ggeko crea cinque occasioni a partita segnando un gol, quello che dai napoletani è chiamato Giudain segna di fatto ad ogni opportunità.

Sono curioso però di vedere se l’argentino continuerà a mantenere questa media realizzativa (one shoot one goal) anche in Europa o se in campo continuerà a portarsi dietro il pannolino ai primi ritocchi della musichetta della Champions! Ho visto molto male il grande Gigi Riva, premiato nel pre-partita dal Coni: voce balbettante, mano tremante, non proprio il ritratto di un uomo in salute, che sotto ci sia qualcosa?

Lazio – Milan (1-2)

Veniamo all’ultima partita di questa estenuante maratona calcistica, Lazio e Milan hanno pareggiato nel cosiddetto “monday night”, un risultato che non serve a nessuna delle due contendenti. Per il Diavolo il pareggio colto all’Olimpico però può valere quasi come una vittoria: reduce dalla battaglia infrasettimanale infuocato a Bologna, con una formazione abbastanza improvvisata, la giovane squadra di Montella ha saputo ancora una volta resistere alle difficoltà e, con un pizzico di buona sorte che aiuta sempre chi osa, nel finale di partita è riuscita a punire con merito un avversario troppo sciupone.

La Lazio invece continua a non vincere contro avversari di pari livello, va anche detto che il povero Inzaghino non può farci nulla se i suoi prodi, come Cirone Immobile, davanti alla porta avversaria si divorano gol incredibili degni del miglior Blisset.

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