E’ stata una ventiseiesima giornata parzialmente movimentata nel nostro massimo campionato calcistico. Se la Juve vince lo scontato incontro contro l’Empoli, la Roma risponde “presente!” maramaldeggiando San Siro con il piglio delle grandi squadre. La vera sorpresa della giornata (ma fino ad un certo punto) è il colpo dell’Atalanta al San Paolo che movimenta un po’ la lotta per il terzo posto perché i nerazzurri di Bergamo e Lazio ora sono a -4 dal Ciuccio di Sarri. In coda il Palermo ha sprecato un’occasionissima per riaprire il miracolo salvezza pareggiando contro la Samp mentre per Pescara e Crotone è la solita valle di lacrime.

E’ stata una settimana calcistica importante, caratterizzata da due temi di fondo tra loro collegati: le coppe europee e l’esonero di Ranieri dalla guida del Leicester. In Champions la Juventus sbriga la pratica Porto con due reti nella ripresa e, salvo cataclismi, ha un piede e mezzo ai quarti di finale. I bianconeri in terra lusitana hanno fatto vedere i soliti pregi e i soliti difetti tipici del proprio DNA: pragmatismo, solidità ma anche poca fantasia ed imprevedibilità ed una costante fatica ad uscire dall’ordinario, se il Porto non avesse giocato in dieci per buona parte del match sarebbe stata un’altra partita, ne sono sicuro, se Higuain ancora una volta non è stato pervenuto, i bianconeri devono ringraziare il subentrato Pjaca e Dani Alves per essere tornati col sorriso da Porto. In Europa League invece giornataccia: se la Roma perde 1-0 contro il Villarreal ma passa lo stesso in virtù del poker rifilato in terra spagnola, la Fiorentina torna a casa perdendo incredibilmente contro il Borussia Mönchengladbach. In vantaggio tranquillamente 2-0 fino al 44’, i gigliati di Sousa poi subiscono quattro gol in quindici minuti dai tedeschi e vanno a casa, al Franchi si è così consumata una “mini Istanbul” sotto tutti i punti di vista! Veniamo ora all’esonero di Ranieri avvenuto dopo la sconfitta di Siviglia (2-1) del Leicester: che qualcosa si fosse rotto nello spogliatoio delle volpi lo si poteva intuire dalla caterva di gol stupidi presi dal Leicester nelle ultime partite e dal fatto che, una volta giubilato il minestraro, Vardy e soci si sono messi rimessi improvvisamente in moto prendendo a sberle il Liverpool di Kloppete Kloppete. L’insopportabile retorica con cui il circo mediatico calcistico ha “salutato” l’esonero del romano, ha fatto passare in secondo piano due fattori decisivi nella vicenda: primo, un gentiluomo autentico come Ranieri, come gli è spesso capitato nella sua carriera, perde sempre il controllo dello spogliatoio non appena gli eventi iniziano a prendere una determinata piega. Secondo, anche i giocatori del Leicester, come il novanta per cento dei calciatori contemporanei, si sono dimostrati dei figli di buona donna remando contro un allenatore che ha letteralmente cambiato la loro mediocre carriera di calciatori. Anche nel 1985/86, in questi periodi dell’anno, il Verona di Bagnoli fresco di miracolo languiva nelle parti basse della classifica ma nessuno (dalla società ai gioctaori) si era osato rivoltare contro il sciur Osvaldo tanto che a fine anno il Verona si salvò con la banda. Credo che la vicenda Ranieri possa così essere riassunta: troppo potere in mano a affaristi spregiudicati e a calciatori viziati, troppo poco potere alle società. Fare l’allenatore è diventato un mestiere difficilissimo perché il “mister” negli ultimi decenni è diventato un manager a tutti gli effetti. Se nel calcio pre Bosman l’allenatore aveva un potere limitato essendo un dipendente fisso delle società e un sottoposto di presidente e direttore sportivo, oggi il manager moderno è una figura con un grande potere (su staff e giocatori e anche su dirigenti e presidenti), anche se la sua autorità è sempre precaria e vacillante, sempre esposta agli umori dell’opinione pubblica e dei maneggi dei veri padroni del calcio, i procuratori. Caro Ranieri, sic transita gloria mundi!

Napoli – Atalanta 1-2

Apertura con il botto per la ventiseiesima giornata di Serie A: il Napoli perde incredibilmente in casa contro l’Atalanta e si complica la vita per la questione terzo posto. Gasperini ha inscenato il suo ennesimo capolavoro tattico: le due punte (i “gemelli” dei social Gomez e Petagna) a “marcare” i due difensori centrali del Napoli con i due esterni a tutta fascia che ora andavano in pressione sui terzini avversari ora retrocedevano a dar man forte ai tre difensori. In questo modo Sarri non ci ha capito un tubo e i suoi uomini si sono limitati a ruminare orizzontalmente il pallone, commettendo un sacco di errori in fase di costruzione. La Dea ha colpito sfruttando le palle inattive, tipico cruccio di una squadra con poco fisico come quella partenopea, con una doppietta del difensore Caldara, che per i bergamaschi sia un anno fortunato lo si capisce anche da questi piccolissimi dettagli! In quanto al Napoli trovo assurda tutta questa polemica Sarri – De Laurentiis: cosa dovrebbe fare un allenatore cui in estate la società vende per un pacco di milioni il proprio cannoniere e poi è costretto a giocare spuntato perché il suo sostituto si è infortunato? Stare al terzo posto in classifica a febbraio con la prospettiva di un’eliminazione onorevole agli ottavi di Champions per mano del Real Madrid, è la normalità per una piazza come Napoli.

Juventus – Empoli 2-0

In serata la Juventus batte con il più classico dei 2-0 un ottimo Empoli, che a Torino ha disputato la solita partita difensiva da manuale che però non è servita per tornare dallo Juventus Stadium almeno con il pareggio. La squadra di Allegri ha cinto d’assedio la porta avversaria ma con poche idee e scarsa voglia di chi sa di essere superiore, per bucare la retroguardia avversaria è bastata il più classico schemino d’attacco vecchio come il cucco: cross di Cuadrado dalla destra ed inzuccata di Mandžukic sul secondo palo, con aree intasate dove è spesso il coraggio a fare la differenza, un “cuor di leone” come Higuain si trova sempre a mal partito, in patria audace in Champions fugace; per fortuna (di Allegri) che l’uscocco di coraggio ne abbia fin troppo, altrimenti la Juve non so se sarebbe riuscita a segnare.

Palermo – Sampdoria 1-1

Pranzo di domenica stregato per il Palermo che contro la Sampdoria fallisce l’ultimo tentativo per riaprire il discorso salvezza e dare un bel addio a Maurizio Zamparini (a proposito, Lopez starà avrà sicuramente stappato una bottiglia di spumante!) che ha appena venduto la società rosanero ad una misteriosa cordata d’oltreoceano dai connotati misteriosi: per la seconda volta nella storia gli americani sbarcano in Sicilia e chissà che bel regalino porteranno con sé, magari una lupara….

Lazio – Udinese 1-0

In un pomeriggio povero di spunti tecnici spunta per bruttezza e sconcerto il successo della Lazio sull’Udinese garzie ad un rigore generoso (se non inventato) di Cirone Immobile. Al termine di una partita oscena, obbrobriosa, un vero e proprio insulto ad Eupalla, la Lazio centra tre punti comunque pesantissimi che le permettono di toccare da vicino il terzo posto che per un morto di fame (e di soldi) come Lotito è come vedere le pocce della Arcuri a portata di mano. Simone Inzaghi, zitto zitto, ha fatto meglio di tutti gli allenatori biancocelesti del dopo Svengo Eriksson, meglio anche del mammasantissima raccomandato Mancini, complimenti!

Sassuolo – Milan 0-1

Vittoria di rigore, tra mille polemiche del Milan sul Sassuolo: i piastrellisti ed il loro solitamente pacato tecnico Di Francesco accusano senza giri di parole l’arbitro Calvarese  di aver rovinato l’incontro. Chiaro, il rigorino di Bacca (che ormai sa solo segnare così!) era da annullare ma se quel pirla (calcisticamente parlando) di Berardi spara un rigore in tribuna e la tua squadra batte cento calci d’angolo cavando sempre un ragno dal buco non puoi dare la colpa all’arbitro! Se l’arbitro ha volutamente falsato la partita (come a Roma) lo ha fatto per un semplice motivo: tenere vivo quella fiammella di interesse per la lotta al terzo e al sesto posto, se no sai che palle assistere a dieci giornate di sole amichevoli?

Chievo – Pescara 2-0

E’ svanito l’effetto Simpatia: il Pescara zemaniano perde infatti nettamente contro il Chievo. Il pane e salame di Maran ha avuto nettamente la meglio sugli arabeschi zemaniani, i dannunziani infatti hanno fatto vedere qualche buona trama offensiva ma i loro reparti lunghi e slegati hanno prestato i fianchi ai contropiedi dei veronesi. Bel giocatorino Valter Birsa: se fosse nato qualche centinaia di metri aldilà del confine italo-sloveno oggi sarebbe in pianta stabile con la Nazionale…

Crotone – Cagliari 1-2

Dura un solo tempo il Crotone: gli squali passano subito in vantaggio ma poi cedono di intensità e permettono al Cagliari di rimontare e vincere. Per i calabresi è la pietra tombale sulla loro permanenza in A, per il Cagliari una vittoria che permette loro di pensare “giornata dopo giornata” (parole del loro allenatore) come dire: adesso possiamo regalare punti a destra e manca senza farci troppi problemi.

Genoa – Bologna 1-1

Pareggio all’ultimo tuffo per il Genoa che contro il Bologna del sempre sfigato e lagnoso Donadoni interrompe una lunga serie di sconfitte con un segno X che non placa le proteste dei tifosi genoani, sempre più incazzati con i “giochetti” del loro giocattolaio. Per Mascio Mandorlini un buon pareggio per iniziare la sua nuova avventura all’ombra della Lanterna, quanto durerà con Preziosi?

Inter – Roma 1-3

Nel posticipo delle 20.45 una grande Roma sbanca San Siro lasciando l’Inter con il classico pugno di mosche in mano e qualche grattacapo di troppo per l’accesso in Europa League. Grande mattatore della serata il Ninja Nainggolan che con due sgroppate alla Nicolino Berti ha fatto secco il tecnico che l’ha lanciato nel calcio professionistico, Stefano Pioli. Il belga/indonesiano, forse per i suoi connotati da delinquente da banlieu, ha passato troppi anni a correre e menare a centrocampo, ci è voluto un tecnico evoluto come Spalletti per capire che un giocatore del genere è sprecato a fare il medianaccio. La differenza tra le due squadre è stata comunque abbastanza evidente in campo: la Roma si è palesata una squadra più agile e veloce dell’Inter che invece tra i vari Kondogbia e João Mario era alle prese con un branco di polentoni, non sempre giocare con sette/otto centrocampisti di ruolo (uno anche in difesa) può darti la superiorità numerica sugli avversari.

Fiorentina – Torino 2-2

Pazza coda di giornata tra Fiorentina e Torino. Non paghi di aver incassato quattro gol in quindici minuti contro il Mönchengladbach in Europa League, la viola di Sousa non ha toccato simili vette di tafazzismo ma si è comunque fatta rimontare due volte da un Torino che sembrava letteralmente morto. Per il Toro invece una partita capovolta rispetto a quello che ci ha abituato la “gestione” Mihajlović: di solito i suoi prodi sono abituati a primi tempi di fuoco e riprese da morti, invece questa volta il copione è stato magicamente invertito! Entrambe le squadre, oltre che nel fare e disfare a loro piacimento le partite hanno un’altra curiosa cosa in comune: hanno una tifoseria che non sopporta la mediocrità ed il centro classifica. Il Gallo Belotti zitto e zitto è in cima al trono dei bomber: da quanti anni non succedeva che un giovane italiano (quindi non i vari matusa Toni e Di Natale) non fosse capocannoniere?

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