Davide Astori

Un weekend cruciale dal punto di vista calcistico, contraddistinto da alcuni scontri diretti succulenti che hanno visto la Juventus battere la Lazio all’ultimo tuffo e il Napoli capitombolare in casa contro la Roma, è stato troncato da una tragedia assurda che ha lasciato tutti senza parole: la morte di Davide Astori, capitano della Fiorentina e difensore centrale nel giro anche della nostra Nazionale.

Eventi del genere lasciano sempre sbigottiti perché fa sempre sgomento vedere un atleta di trentun anni, che pratica lo sport più popolare a amato del mondo, passare a miglior vita all’improvviso, nel giro di un attimo fatale. Dal decesso di Luigi Cassano, terzino della Samp morto deceduto per tifo nel febbraio del 1948, tragedie del genere non sono state isolate nel nostro calcio, basti pensare ai decessi in “diretta” di Giuliano Taccola, Renato Curi, Piermario Morosini.

In questo caso però la morte non è avvenuta a partita conclusa ma si è consumata nel prepartita, nell’anonima stanza di un albergo. Ha fatto bene Malagò a sospendere e rinviare le partite, lo spettacolo infatti non può sempre continuare e in certe circostanze funeste non serve il classico (e spesso ipocrita!) minutino di raccoglimento per digerire un fatto di simile portata.

Del resto Astori era un personaggio ben conosciuto in Serie A e con quale spirito sarebbero scesi in campo molti suoi ex compagni o avversari?  Ricorderemo lo sfortunato Davide Astori, che lascia la compagna e una figliola di appena un anno, come il classico prototipo di difensore centrale dei tempi moderni. Bravo ad impostare l’azione da dietro con il sinistro, ma carente in marcatura, a mio avviso lo sfortunato calciatore bergamasco dava il suo meglio come centrale di sinistra nella difesa a tre.

Lo sgomento per la morte improvvisa di Davide Astori ha fatto passare in secondo piano una giornata calcistica che si è aperta con i fuochi d’artificio e che ha regalato nella giornata una vera e propria scossa al vertice grazie al successo, all’ultimo secondo, della Juventus sul campo della Lazio e la sconfitta inopinata del Napoli in casa contro la Roma. Le due partite in questione hanno evidenziato un fatto inconfutabile alle nostre latitudini calcistiche: l’importante non è come giochi ma se la butti dentro!

Spal – Bologna 1-0

Oltre che grossi cambi in testa, la ventisettesima giornata ha portato anche ad un piccolo sussulto in coda grazie alla vittoria della Spal nel derby contro il Bologna. Gli spallini hanno avuto la fortuna di trovare dinanzi a sé un Bologna abbastanza molle che è rimasto in dieci quasi subito a causa dell’espulsione di Gonzalez. La Spal ha dimostrato di aver assimilato i nuovi acquisti di gennaio e in più il gruppo sembra carico e pimpante anche dal punto di vista della condizione fisica. Dopo il gol segnato la scorsa settimana contro il Genoa Destro è tornato sui suoi standard abituali divorandosi un clamoroso gol a porta sguarnita all’ultimo minuto del match, il pareggio sarebbe stato comunque ingiusto perché il Bologna, pur in dieci uomini, ha fatto poco o nulla per meritare il apri.

Lazio – Juventus 0-1

Una noia pazzesca di novanta minuti che è stata risolta all’ultimo minuto da un guizzo di un grande giocatore, così si può riassumere la partita a scacchi tra Lazio e Juventus che ancora una volta ha dato ragione al bischero Allegri, sempre sputtanatissimo anche dai suoi stessi tifosi. In casa della terza in classifica il livornese ha estratto dal cilindro un 3-5-2 speculare a quello della Lazio. Giocando con duelli uomo contro uomo a tuttocampo, con tre uomini in difesa in superiorità numerica costante sui due attaccanti, il gioco di fatto non è mai uscito dalla tonnara di metà campo. All’ultimo minuto, di fatto al primo tiro in porta del match, la Juventus è riuscita a portare a casa il successo con una magia del redivivo baby face Dybala. In casa Juve quando un singolo stecca c’è sempre un altro pronto a togliere le castagne dal fuoco, in questo Allegri non è bravo: è semplicemente fortunato!

Napoli – Roma 2-4

Se non è un suicidio poco ci manca: il Napoli ha steccato infatti un altro big match contro la Roma. Se Allegri a Roma è stato fin troppo umile, il corregionale Sarri si è dimostrato ancora una volta troppo presuntuoso confidando troppo nei mezzi dei suoi giocatori e nel suo famigerato gioco. Passato avanti uno a zero con pieno merito infatti il Napoli avrebbe dovuto abbassare i ritmi, ruminare il pallone e cercare di bucare la linea difensiva (tenuta sempre bella alta) della squadra avversaria. Invece la squadra azzurra si è fatta subito infilare come un pollo allo spiedo in contropiede per poi sbattere il muso a ripetizione contro la difesa avversaria. Il Napoli ha giocato, ma la Roma ha segnato quattro volte attraverso comode ripartenze ed errori di concentrazione della difesa avversaria (imbarazzante il tacchetto di Mario Rui). Una squadra che punta a vincere un titolo deve assolutamente migliorare la gestione di un match, se Sarri continuerà a perseverare in questi errori, un giorno verrà ricordato alla pari di Cuper, altro che Olanda!

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