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Ventottesima giornata tutta riassunta nell’antipasto di venerdì sera tra Juventus e Milan: vittoria (di rigore) all’ultimo secondo dei bianconeri in mezzo ad un mare di polemiche che incrinano sempre di più l’asse, un tempo saldissimo, tra la sponda rossonera di milano e quella bianconera di Torino. Per il resto tanti, forse troppi gol (ben trentadue ), su cui spicca il sorprendente 7-1 con il quale l’Inter ha annichilito la sorpresa Atalanta. Per il resto Napoli e Roma non hanno sbandato come da pronostico nei testacoda contro Crotone e Palermo mentre la Lazio ha fatto il suo dovere contro il Toro.

Juventus – Milan 2-1

Nonostante tra Juventus e Milan ci siano ben venti punti di differenza (70 contro 50), il match dello Juventus Stadium ha ricordato per intensità di gioco e vis polemica nel dopo gara le sfide non troppo remoto in cui le due squadre si contendevano scudetti o coppe prestigiose. In campo c’erano almeno due categorie di differenza tra le due squadre: troppo forte la Juve per questo Milan che, da par suo, ha giocato con il buon senso e l’umiltà giusta della provinciale. L’ineffabile Marco Piazza (po taljansko) per una sera si è travestito da Pacione e si è divorato almeno tre facile occasioni da gol, una delle quali decisamente clamorosa, se al posto suo ci fosse stato il connazionale Mandžukic sono sicuro che l’esito sarebbe stato ben diverso. Il Milan ha avuto il merito e la fortuna di restare in partita e al primo affondo ha colpito con l’indio Bacca, attaccante che come le totaie di un treno sa giocare solo per un verso, cioè in verticale. Nel secondo tempo l’assedio bianconero si è fatto meno asfissiante e il Milan ha addirittura osato qualche contropiede ficcante, nel finale Gigetto Donnarumma con un paio di parate monstre ha forse prenotato il ticket come primo erede di Buffon (e Raiola se la ride!) ma all’ultimo tuffo nulla ha potuto sul discusso rigore calciato dalla faccia angelica di Dybala. Personalmente non amo parlare delle decisioni dell’arbitro ma in questo caso lo faccio: il rigore, secondo il contorto regolamento arbitrale, si poteva tranquillamente assegnare e dirò di più, ricordo rigori assegnati molto più scandalosi di questo. Ad esempio ricordo ai mondiali del 1998 in Cile-Italia, un pallone calciato dal grande Roby Baggio intenzionalmente sulla mano di un difensore cileno che gli stava u metro avanti. Ciò che fa discutere è il tempismo: come si fa assegnare un rigore del genere all’ultimo secondo di una partita? Nel calcio, invece che seguire pedissequamente un regolamento, molte volte basta un semplice buon senso per blandire inutili polemiche!

Genoa – Sampdoria 0-1

Saltato l’inutile match del sabato alle diciotto, si è ritornati in campo ventiquattro ore esatte dopo l’infuocata Juve-Roma con il derby della Lanterna tra Sampdoria e Genoa che ha visto la vittoria dei doriani grazie ad una rete griffata Muriel. E’ stato un derby intenso come tradizione, anche se bruttino e povero di emozioni; il Genoa con Mascio Mandorlini in panchina è diventato più compatto con un 5-3-2 rigoroso che ha ingabbiato il rombo di centrocampo della Samp, alla fine la partita è stata decisa dall’unico errore della difesa rossoblu che ha spianato la strada al turbo di Muriel.

Sassuolo – Bologna 0-1

Derby in tono minore all’ora di pranzo di domenica tra Sassuolo e Bologna, due squadre che ormai non hanno nulla da chiedere a questo campionato, e tra Di Francesco senior e Di Francesco junior. L’ha spuntata la squadra del pargoletto grazie ad una zampata del redivivo Destro al termine di una partitaccia davvero brutta che avrà fatto andar di traverso qualche piatto di lasagna agli spettatori.

Inter – Atalanta 7-1

La sorpresa arriva nel primo pomeriggio domenicale: a San Siro un’Inter in formato sturm und drang (ma i tempi di Matthäus e Brehme sono aihmé lontani!) seppellisce la sorpresa Atalanta sotto un cumulo di sette reti, chi l’avrebbe mai detto alla vigilia! L’Atalanta ha iniziato il match con la solita intraprendenza, ha sfiorato il vantaggio, ma poi ai primi episodi è crollata come un castello di carte: l’Inter era sempre in superiorità numerica sulle fasce (due giocatori ambrosiani contro uno bergamasco) e Gasperini, da buon testone, una volta sotto di un gol, ha esasperato i duelli uomo contro uomo che caratterizzano il suo gioco. La tattica del calcio è spesso assai facile da spiegare: quando due squadre giocano uomo contro uomo con duelli individuali in tutte le zone del campo (la lezione dell WM è esemplare) è sempre favorita quella che dispone di individualità e singoli più forti (e cioè l’Inter). Perché chi possiede più individualità di spicco ha più possibilità di vincere l’uno contro uno, elementare Watson, e di conseguenza di creare più occasioni da gol. Con assetti tattici così spericolati, spesso basta un piccolo calo fisico o di concentrazione o che qualche meccanismo tattico salti per esporre la propria compagine a pericolose sbandate. Così è successo a San Siro e non credo proprio che la Dea si è volutamente scansata al cospetto della Beneamata: ad un Gasperini gli viene l’orticaria solo a sentire parlare di Inter e interisti!

Napoli – Crotone 3-0

Secco tre a zero del Napoli sul Crotone: la differenza in campo tra le due squadre è stata talmente imbarazzante che gli azzurri di Sarri hanno fatto registrare un 78% di possesso palla che farebbe impallidire anche il profeta del possesso palla Guardiola, ci sono dovuti due gol su rigore però per piegare l’ordinata resistenza dei calabresi e dare consistenza ad una fase offensiva che con il palo della luce Pavoletti la fase offensiva del Napoli è letteralmente girata a vuoto. Se succede una roba del genere però la colpa è dell’allenatore: Sarri da Empoli a Napoli, cioè dalla provincia alla metropoli, si è limitato ad alzare il vertice del triangolo offensivo (Saponara all’Empoli, Mertens al Napoli), il resto è rimato immutato. Se giochi con un nanerottolo come Mertens puoi giocare palla a terra e imbeccare i tagli degli esterni, se invece giochi con una punta più statica, devi alzare di più il pallone, ed evidentemente il bravo maestro Sarri sa insegnare le cose complicate e non quelle semplici.

Fiorentina – Cagliari 1-0

L’aveva detto il buon Rastelli: conquistata la salvezza il Cagliari vivrà “domenica per domenica” e i suoi prodi hanno così perso anche contro la Fiorentina, anche se i suoi non si sono presentati al Franchi per la classica scampagnata e hanno messo alla frusta i gigliati rischiando addirittura di vincere la partita. La Fiorentina, che come spesso el capita ha sollevato nuvoloni di fumo, è riuscita a passare in vantaggio solo all’ultimo minuto placando i soliti mugugni dei suoi tifosi. Il prossimo anno infatti si profila l’ennesimo anno zero per la Fiorentina.

Chievo – Empoli 4-0

Non ne vuole sapere di vincere l’Empoli, anzi, a Verona contro il Chievo è arrivata una scoppola sonante che ha messo in evidenza i limiti imbarazzanti di una squadra che non segna manco con le mani e in più adesso non sa nemmeno più difendere. Il Chievo, squadra che per altro non vanta un attacco atomico, è riuscito addirittura a infilare quattro pere nella porta toscana, nonostante questa situazione disastrosa  con attaccanti che non segnano mai, centrocampisti che si perdono come le particelle di sodio in Acqua Lete e difensori in formato manichino, l’Empoli resta pur sempre salvissimo a +7 dal Palermo…

Pescara – Udinese 1-3

E’ ufficiale! L’effetto Zeman si è squagliato come la classica neve sotto i primi soli di marzo: all’Adriatico di Pescara i delfini hanno incassato tre gol contro l’Udinese. Povero boemo in che situazione si è cacciato: allena una squadra straultima in classifica e in più con i giocatori che sono controllati da Moggi junior. “Non so se sono più gli esoneri che ha subito Zeman o gli esoneri di Zamparini” ha detto il figlio di Lucianone, flemmatica come sempre la risposta di Simpatia: “Di lui in questura ne sanno di più”.

Palermo – Roma 0-3

Tutto facile per la Roma contro il Palermo, reduci dal fiasco di Lione, i giallorossi sono partiti a fari spenti e stavano addirittura per finire sotto contro una squadra di morti di fame (per giunta senza più Zamparini e con un guitto tatuato come proprietario), poi però il divario tecnico tra le due squadre si è manifestato e la Maggica si è imposta addirittura con tre gol di scarto con Džeko che ancora una volta ha sgollato contro una squadra materasso.

Lazio – Torino 3-1

Nel classico match di chiusura del lunedì sera (quanto ci siamo abituati) la maggior fame della Lazio ha avuto la meglio su un Torino che ha giocato una partita insolitamente regolare per i suoi standard ma che alla fine ha dovuto chinare la testa davanti all’illustre ex Immobile a causa anche alla serata no del suo corifeo Belotti (ma non può sempre cantare e portare la croce). Adesso si profila un bel duello per il quarto posto tra la Lazio di Inzaghino e l’Inter dell’illustre ex Pioli. Chissà se anche questa volta la squadra del sosia di Federico Buffa cederà sul più bello?

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