Serie A, settima giornata

Alla settima giornata la Juventus potrebbe già mettere la parola fine a questo campionato: i bianconeri infatti si sono sbarazzati senza troppa fatica dell’Empoli mentre il Napoli è stato sconfitto da un’Atalanta tutt’altro che trascendentale, e ora la il club di Agnelli è già in fuga.

Caduto il Napoli molte sono le squadre che cercano, senza avere né i mezzi né la continuità di recitare il ruolo di anti-Juve: questa volta a rispondere “presente!” sono le due romane ed un Milan che è rocambolescamente risorto contro il Sassuolo. Per il resto grandi ammucchiate a centro classifica che fanno presagire un torneo incerto per raggiungere l’Europa.

E’ stata una settimana europea decisamente positiva per le nostre squadre che hanno centrato ben quattro vittorie con punteggi decisamente roboanti: passi per la comoda passeggiata della Juve in quel di Zagabria (la partecipazione dei croati alla Champions da sempre adito a qualche perplessità diciamo…) nessuno però si aspettava il 4-2 rifilato dal Napoli al glorioso Benfica, quando tutto gira bene, davanti agli spazi che le squadre europee riescono a concedere, i partenopei possono essere irresistibili. Scontati invece il poker della Roma sull’Astra Giurgiu e il pokerissimo della Fiorentina sugli sconosciuti del Qarabağ, meno scontata invece la debacle dell’Inter contro lo Sparta Praga che testimonia un fatto inequivocabile: le riserve dei nerazzurri non sono all’altezza dei titolari. Più pronosticabile invece la sconfitta del Sassuolo che torna dal Belgio con tre pappine sul groppone: i neroverdi sono più bravi ad offendere che a difendere, non è una novità!

Per il resto in Europa regna un sostanziale equilibrio in questo principio di autunno: il Barcellona senza Messi non è la stessa cosa, il Real sta smarrendo l’”effetto culo” portato in dote da Zidane (novello Di Matteo), Manchester City e PSG non sembrano ancora maturi per fare il grande salto anche in Europa, il Bayern in questo momento è la candidata più seria alla vittoria finale, ma in questa settimana si è fatta uccellare dal solito Atletico Madrid. Tanto equilibrio quindi e non è detto che alla fine la coppa dalle grandi orecchie se la aggiudichi finalmente un’outsider! Tornando ai fatti di casa nostra, la settimana di pausa a causa degli impegni delle nazionali potrebbe costare cara a molti allenatori che potrebbero finire sotto la mannaia dell’esonero: una testa è già caduta, quella di Beppe Iachini, che in quel di Udine è stato avvicendato da Delneri, sotto osservazione anche la situazione di Nicola a Crotone che potrebbe essere avvicendato da Colantuono. Salve (per ora) invece le panchine di Gasperini a Bergamo e Giampaolo a Genova, sponda blucerchiata.

Il Chievo di Maran è senza ombra di dubbio la grande sorpresa di questo inizio di stagione: nel primo anticipo del sabato infatti i gialloblu hanno sbancato con pieno merito il campo di uno sconclusionato Pescara, profittando con la scaltrezza del mestiere (il Céo è una delle squadre più vecchie d’Europa con i suoi trentun’anni di età media!) delle solite ingenuità difensive dei delfini. La ciurma di Oddo giochicchia sempre bene, ma in attacco si avvita sempre su sé stessa a causa della mancanza di una punta di peso (figura solitamente indispensabile per una squadra che lotta per il pane nero della salvezza), nel Chievo invece si sono sbloccati Meggiorini ed Inglese, attaccanti solitamente poco prolifici.

Nella partita delle 20.45 la Lazio, con il minimo sforzo, ha raso al suolo gli ultimi resti dell’Udinese. Cappellino Iachini è stato sacrificato sul nuovo altare della Dacia Arena ma ha pagato colpe non sue: impossibile infatti dare un senso ad una squadra composta i gran parte da stranieri piombati in Friuli da ogni dove (spesso scarti delle realtà “maggiori” della famiglia Pozzo cioè Watford e Granada) che necessitano di mesi per ambientarsi nel nostro campionato anche perché non ci sono più i vari Domizzi e Di Natale a tirare le fila dello spogliatoio. Il patriarca di Aquileia Delneri avrà una brutta gatta da pelare tra le mani!

La domenica si è aperta con il comodo successo della Juventus sul campo dell’Empoli: l’ottima organizzazione di squadra dei toscani ha funzionato per un tempo solo, poi i singoli della Vecchia Signora sono emersi. Il duo rio platense Dybala-Higuain ha dimostrato di saper inventarsi dei gol dal nulla, caratteristica non comune alla maggior parte dei nostri attaccanti (tolgo il solo Icardi) che invece hanno bisogno di essere riforniti costantemente dai propri compagni. L’Empoli è una delle mie serie candidate alla retrocessione diretta assieme a Crotone e Palermo, se non si sveglia Saponara, l’unico capace di accendere la luce in attacco, saranno dolori.

Nel pomeriggio il Napoli è collassato in quel di Bergamo sotto i colpi di un’Atalanta giovane e motivata (ben tre i virgulti del settore giovanile orobico presente nell’undici titolare) che ha retto senza gravi difficoltà l’acuto di “Pignatone” (cit. Berlusconi) Petagna, che sotto gli insegnamenti di Mastro Gasperini potrà rinverdire i fasti del Borriellone. Nel Napoli nulla ha funzionato per il verso giusto: la squadra è parsa stanca e giù di corda dopo l’impresa di mercoledì sera e non è la prima volta che accade. Cinghialone Sarri però la deve smettere di accampare scuse (“La Juve è di un’altra categoria”) perché se i nuovi acquisti non si sono ambientati nei sincronismi della squadra la colpa è di chi l’allena; vale la pena rispolverare un mio vecchio detto sul turn-over: generalmente non serve applicarlo, però ogni tanto ci vuole eccome, a volte può essere una boccata di ossigeno fresco!

Nelle altre partite delle 15 il Genoa sbanca il Dall’Ara vincendo contro il Bologna il match tra le mie due personali “sorprese” della stagione, ha deciso ancora una volta un acuto il “Cholito” Simeone. Il Cagliari si conferma squadra solida e tignosa piegando 2-1 il derelitto Crotone, in assoluto la squadra più scarsa e sconclusionata mai apparsa nella nostra Serie A dopo il famigerato Ancona 2003/04: il Frosinone ed il Carpi dell’anno scorso erano sì scarse da morire ma almeno in campo sputavano sempre l’animaccia!

Un eurogol di Bruno Fernandes all’ultimo secondo salva la traballante panchina di Jean Paul Giampaolo regalando un pareggino ad un Sampdoria in caduta libera che è stato messo in difficoltà dal Palermo e dall’inedito sistema di gioco 9-1 (e Dio ce la mandi buona!) rispolverato dal rampante De Zerbi. Per i doriani passano le gestioni ma l’andazzo non cambia: partenza a razzo nelle prime giornate (con Ferrara, Zenga e adesso con Giampaolo, tre tecnici per altro radicalmente diversi per credo calcistico) e poi brusco calo verso autunno, che tutto dipenda da un attacco sempre troppo leggerino?

Passiamo ai match delle ore 18: un ottimo Torino batte con pieno merito la Fiorentina mostrandosi squadra matura per poter puntare all’Europa League. Lo Sputacchione Mihajlović ha capito in poche settimane quello che Ventura non ha capito in quattro anni: sulla sponda granata di Torino non vogliono possesso palla e gioco di fioretto ma una squadra con gli attributi, che lotta con il pugnale tra i denti per novanta minuti.

A San Siro invece pazza rimonta del Milan che, sotto 3-1, riesce a tirare fuori l’orgoglio beffando 4-3 il Sassuolo: al povero Di Francesco è già successo una volta (quando guidava il Lecce, stagione 2011/12) di farsi rimontare dal Diavolo in questi modi e quindi ha poco di che lamentarsi e che incominci a curare maggiormente la fase difensiva! Nel Milan va segnalato l’eurogol di Manuel Locatelli (nessuna parentela con Thomas!), un giocatore che non sfigurerebbe affatto al posto di un Montolivo per intenderci ma che per ordini di scuderia (Montolivo e l’altra sciagura Abate sono i protetti del sempre presente Galliani) deve ancora accontentarsi di qualche spezzone dalla panchina. Montella si sta dimostrando più fortunato che bravo: il suo Milan è sempre un cantiere aperto senza identità di gioco (contro il Sassuolo si è rivista la brutta copia del gioco del Barcellona) ma per ora singoli, episodi e fortuna sorridono ai rossoneri, fino a quando?

Nel posticipo serale divertente partita tra Roma e Inter, in stile calcio inglese, con azioni da gol copiose da una parte e dall’altra che ha visto gli attacchi primeggiare su difese decisamente rivedibili. Gli episodi, sempre determinanti nel calcio, hanno sorriso ai giallorossi anche se credo che il risultato di parità, per quanto visto in campo, sarebbe stato più equo. Nella Roma azzeccata la scelta di Spalletti di bloccare la fascia sinistra con Jesus e di spostare Florenzi nel settore nevralgico del gioco, Džeko si è finalmente sbattuto abbastanza bene sul fronte offensivo, anche se è stato facilitato da una linea difensiva come quella interista lasciata completamente alla mercé da un centrocampo incapace di fare filtro. Il calcio proposto da de Boer non c’azzecca con la nostra Serie A chiaro, anche se la Beneamata in fase d’attacco ha mostrato finalmente trame di gioco interessanti e un Banega, classico diez sudamericano, che potrebbe (dico potrebbe…) rinverdire i fasti di Sneijder.

Francesco Scabar

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