Kevin Strootman

In una settimana contrassegnata dagli insulsi match di Coppa Italia, dove le uniche sorprese sono state l’impresa del solito Spezia in quel di Palermo e l’affermazione del Cesena sul campo dell’Empoli, questi due successi per altro confermano irrevocabilmente il livello bassissimo delle squadre che chiudono la classifica del massimo campionato, un fatto che dovrebbe spingere chi governa il nostro calcio ad abiurare la formula del campionato a venti squadre: non è un caso che la Nazionale italiana abbia vinto tre mondali su quattro (il quarto è stato un vero e proprio miracolo) con il campionato nazionale composto da sole sedici squadre.

Il perché è molto semplice: meno partite dedicate al campionato, meno turni infrasettimanali che non interessano a nessuno e più spazio da dedicare alla crescita delle nostre selezioni nazionali. Sarebbe il primo passo per la rinascita del nostro calcio, dubito che il cervellino di Stravecchio arrivi ad una simile idea…

Sul fronte Champions impegno verità per il Napoli in quel di Lisbona contro il Benfica, per passare agli ottavi gli azzurri partenopei, basta un pareggio per passare il turno, una vittoria per arrivare al primo posto. Il mio pronostico personale? Un bel segno X. Passeggiata di salute invece per la Juventus contro la Dinamo Zagabria, una buona occasione per provare qualche esperimento e far giocare le seconde linee. In Europa League già fuori Inter e Sassuolo (che affronteranno Victoria Plzeň e Genk) Roma e Fiorentina sono a caccia almeno di un punto contro Astra Giurgiu e Qarabaǧ.

Tornando alla quindicesima  giornata di campionato, sempre più in formato spezzatino, non ci sono da registrare significative sorprese: la Juventus ha vinto come da pronostico mentre Roma, Napoli e Milan si accreditano ad essere le squadre più vicine (non si sa quanto…) alle zebre. In coda invece nessun sussulto d’orgoglio da parte di Empoli, Crotone, Palermo, tutte e tre sconfitte mentre il Pescara pareggia contro il Cagliari (altra squadra neopromossa), troppo poco per ambire alla salvezza.

Il turno numero quindici si è aperto di venerdì sera con l’indiscutibile successo del Napoli su un’Inter sempre più frastornata. Per il Ciuccio di Sarri tutto troppo facile, venti minuti di altissimo livello sono bastati ed avanzati per colpire ed affondare una “nave sanza nocchiero in gran tempesta” come la Beneamata. Federico Buffa/Pioli, per sperare di battere gli azzurri partenopei poteva fare una sola cosa: mettere dieci giocatori a ridosso dell’area di rigore e votarsi a “Santo Catenaccio”, non l’ho a fatto ed ha preso subito due pappine in cinque minuti! Il povero Pioli infatti non ha il carisma sufficiente per imporsi su un gruppo di prime donne narcisista e rissoso (costante da anni dei nerazzurri) e quindi gli tocca portare avanti il “progetto de Boer” (cioè in senso letterale, progetto di burro!), inoltre da buon tecnico di provincia privo di una bacheca ricca di trofei non ha le palle giuste per giocare con il binomio catenaccio + contropiede perché anche lui vuole mostrare agli addetti ai lavori e alla stampa che anche lui sa fare il bel giuoco, altrimenti finirebbe subito sulla graticola dei benpensanti. Nel Napoli, va evidenziato come sul 3-0, a ben quattordici minuti dalla fine, abbia fatto la sua comparsa in campo l’oggetto misterioso Rog, si vede che Sarri è un tecnico che ama molto rischiare…

Ventiquattro ore dopo la Juventus ha dato la risposta che tutti attendevano vincendo in modo netto (3-1) contro la sorpresa Atalanta. Ho sentito dire dalla maggioranza dei corifei della carta stampata che la Juve ha giocato bene, io rispondo che gli uomini in casacca bianconera si sono limitati semplicemente ad alzare i ritmi e quando una squadra, più forte dal punto di vista tecnico, gioca a ritmi elevati è destinata sempre ad avere la meglio dell’avversario, specialmente di squadre come l’Atalanta che puntano spesso sugli uno contro uno a tuttocampo. Va detto che Allegri ha comunque azzeccato la mossa di Magrin-Pjanić come trequartista, peccato che lo slavo giochi una partita bene e altre cento da schifo!

Passiamo alla domenica a pranzo dove il Milan l’ha sfangata ancora una volta vincendo allo scadere contro un Crotone più che dignitoso. Ciò che colpisce in negativo dei rossoneri è l’approccio molle e senza grinta alle partite con parecchi giocatori che partono letteralmente sotto ritmo: il primo gol è causato a valle da un errore marchiano di De Sciglio in fase di marcatura ma è nato a monte da una linea di centrocampo che non ha coperto a dovere la difesa. Ciò che colpisce positivamente è invece il carattere dei ragazzi di Montella che nel secondo tempo (non è la prima volta né sarà l’ultima) hanno letteralmente cambiato passo segnando il pareggio con il giovane semisconosciuto Pašalić e poi trovando il definitivo vantaggio con Lapadula, sempre di più novello Maurizio Ganz, sia per caratteristiche tecniche che per il vizietto di segnare gol pesanti allo scadere.

Un altro 1998/99 in casa rossonera? Il Diavolo ci è abituato a questi colpi di coda isolati: scudetti inaspettati che affiorano all’improvviso in annate di vacche magrissime (1978/79, 1998/99 e 2010/11).

Passiamo alla domenica pomeriggio, al derby capitolino che ha visto trionfare la Roma, cioè la squadra più forte, sulla Lazio. La Maggica, scesa in campo con un più prudente 3-5-2 teso a favorire maggiormente i cross a discapito dei tagli, ha giocato un match molto sornione, da grande squadra, lasciando sfogare la Lazio (squadra che non ha grandissimi schemi offensivi) per poi colpire nei momenti più opportuni.

Capitolo Lulić/Rudiger: come al solito molto rumore per nulla, come sempre l’odioso clima controriformista politically correct tende ad ingigantire battute infelici che non meriterebbero nemmeno commenti, evidentemente gli stessi moralisti buontemponi erano favorevoli quando una ventina di anni fa le bombe USA portavano democrazia e diritti umani ai quei “subumani” di balcanici (Lulić è bosniaco).

Successo con il più classico dei risultati (2-0) della Sampdoria su un Torino che fuori dalle mura amiche ha improvvisi attacchi di labirintite. I granata in realtà non hanno giocato un match disprezzabile ma in attacco non sono stati bravi a concretizzare come al solito, mentre la Samp al contrario, che ha molto migliorato la sua fase difensiva, è stata cinica al punto giusto.

Successo rotondo del Sassuolo (3-0) che ha rullato l’Empoli dimostrando in modo inequivocabile che tra la quartultima e la quintultima squadra del nostro campionato il fossato è bello ampio.

Pareggio inutile tra Pescara e Cagliari: i delfini avevano una buona occasione per riaprire il discorso salvezza invece hanno faticato a battere una squadra in piena crisi nonostante la superiorità numerica per più di un tempo, sintomo che l’organico non è proprio degno della categoria (del Pescara salverei solo Caprari) e che ricercare il bel giuoco (a proposito quale bel giuoco?) per una neopromossa non è il massimo.

In serata si è assistito ad una sorta di fac-simile di Milan – Crotone: la Fiorentina ha infatti battuto all’ultimo tuffo il nuovo Palermo griffato Corini. L’ex regista rosanero ama talmente tanto il bel giuoco da aver dedicato la sua tesi per il Super Corso di Coverciano all’Ajax di Michels ed il suo rivoluzionario “calcio totale”, peccato che al Franchi si sia presentato con un inedito anche se iperefficace 5-4-1 che ha fatto vedere i sorci verdi ad una squadra lunga e larga come quella viola, alla fine però la maggior qualità dei viola, seppur allo scadere si imposta anche se Sousa continua a cercarsele proponendo soluzioni arditissime e arzigogolate con Tello e Bernardeschi esterni a tutta fascia…

Veniamo infine alle due partite del lunedì: tra Chievo e Genoa è finito con un prevedibile 0-0 che ha allietato i pochi presenti allo stadio veronese (per giunta in giornata feriale), ma tanto chissenefrega!

In serata invece successo dell’Udinese (in maglia nera!) che si mette in posizione più che tranquilla spingendo al quintultimo posto un Bologna (in maglia flourescente, spergiuro!) scarico che sta pagando i troppi infortuni nel proprio organico e che di fatto non ha mai tirato verso la porta bianconera, se fossi in Donadoni comincerei a preoccuparmi.

Francesco Scabar

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