Con ancora negli occhi il poker della Juventus al Chievo, la manita del Napoli all’Empoli, il netto successo del Milan nel derby della Madonnina con tanto di dito medio di Roberto Mancini ai supporters rossoneri (che pare, però, gli abbiano gettato addosso finocchi), la chiusura del calcio mercato invernale, la serie A si rituffa in campo per la giornata numero 23, infrasettimanale.

Il terzo capitolo della fuga scudetto Napoli-Juventus. Le due squadre che stanno dominando il campionato a suon di numeri I partenopei, capolisti, hanno 50 punti. L’attacco più forte del campionato, con 50 reti messe a segno, di cui 22 nelle ultime sei partite (tre all’Atalanta, due al Torino, cinque al Frosinone, tre al Sassuolo, quattro alla Sampdoria, cinque all’Empoli). Il capocannoniere, Gonzalo Higuain (22 reti in altrettante partite). La coppia gol più prolifica, 32 reti, tra l’argentino, appunto, e Lorenzo Insigne. Sei vittorie consecutive. Domani, però, alle 20.45, i ragazzi di Sarri sono attesi dalla trasferta di Roma contro la Lazio. Trasferta ostica, nonostante i risultati positivi degli ultimi anni. Soprattutto perché i biancocelesti di Stefano Pioli sono piccoli con le piccole e forti con le grandi, avendo battuto già Inter e Fiorentina, anche se a domicilio, all’Olimpico, hanno ceduto nettamente a Milan (1-3) e Juventus (0-3). Questi ulteriori tre punti darebbero ancora più autostima e convinzione ai campani.

La Juventus, due punti sotto, ha un impegno più agevole: ospita allo “Stadium” un Genoa pericolante. Dovrebbe essere uno scherzo per i Campioni d’Italia fare 13 – come vittorie consecutive si intende – consentendo ad Allegri di superare Antonio Conte. Quello che più spaventa dei bianconeri, però, (tornati, nel frattempo, a essere la miglior difesa, con appena 15 reti subite) è la facilità e la semplicità con cui asfaltano gli avversari, la convinzione di essere di gran lunga i più forti, la fame di vittorie, il bel gioco.

Sì, perché Massimiliano Allegri ha fatto anche questo. Non solo ha migliorato un giocattolo che era perfetto già con l’attuale allenatore della nazionale, ma ha coniugato l’aggressività con l’estetica e il belgioco.

La sua sorte, però, è strana: sembra che qualunque cosa faccia sia merito degli altri o sia sbagliato. L’anno scorso, dicevano gli esperti, ha solo sfruttato la tavola bandita e bella pronta preparata dal suo precedessore. Però è entrato in punta di piedi, ha saputo cambiare modulo al momento opportuno, e ha portato in bacheca uno scudetto, una Coppa Italia e una Champions league contesa al Barcellona.

Quest’anno, squadra nuova. Inizio difficile tra facce nuove e infortuni. Ci ha messo un po’ per carburare ed è stato criticato per come faceva ruotare i giocatori, ma trovata la quadra non si è fermato più.

Sì, “l’acciuga” di Livorno si sta togliendo tanti sassolini dalle scarpe. E non ha ancora finito.

La giornata inizia stasera con Sassuolo-Roma, alle 20.45. Difficile che ci si possa annoiare.

Domani, invece, il resto delle sfide. Alle 18.30 c’è Frosinone-Bologna, l’ultima chance per i laziali per restare aggrappati alla categoria.

Alle 20.45, oltre a Lazio-Napoli e Juventus-Genoa, si sfidano Sampdoria-Torino, Empoli-Udinese, Verona-Atalanta, Fiorentina-Carpi, Palermo-Milan e Inter-Chievo.

I viola, terzi da soli a 42 punti, hanno l’occasione ghiotta per difendere il prezioso gradino più basso del podio. I ragazzi di Paulo Sousa, dopo un inizio folgorante e troppo sprint, hanno presto dimostrato i loro limiti tecnici e psicologici, complice anche un periodo di appannamento di bomber Kalinic.

Era impossibile che potesse lottare per lo scudetto, più probabile che venderà cara la pelle per conquistare i preliminari per l’Europa che conta.

La stessa cosa pensa di fare il Milan di Sinisa Mihajlovic, che dopo il successo contro i cugini, sembra che abbia conquistato il Tricolore. Nulla è stato fatto ancora, anche se è comprensibile che in un periodo di vacche magrissime simili successi vadano salutati con euforia. Davvero strana la vita in via Turati.

Fino a venerdì, si parlava di Europa league. Domenica alle 22.40 di Champions League. Ci sono troppi voli pindarici. La cosa da fare è battere Palermo, Udinese e Genoa, e poi riparlarne.

In questo banchetto, c’è pure l’Inter, sempre più una polveriera e con un allenatore in evidente stato di confusione mentale. È bastata una serie di gare sfortunate (è inutile nascondere che contro Sassuolo e Milan anche la dea bendata abbia girato le spalle alla beneamata), e i nerazzurri si sono sciolti come neve al sole. Mostrando innanzitutto i gravi limiti psicologici, e poi quelli di natura tecnica e di squadra. Direttamente consequenziali. Quello che manca sono uomini spogliatoi che sappiano gestire un gruppo nuovo e con tante teste calde. Il gioco? È inutile chiederlo. Perché se punti su un centrocampo con Felipe Melo, Medel e Kondogbia non puoi neanche pretenderlo.

I gol? Anche. Perché se riempi la rose di mezze punte e seconde punte (Perisic, Jovetic, Ljajic) non possono sempre arrivare i miracoli.

Domani arriva il Chievo, e poi c’è il Verona. Forse può tornare il sorriso…

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