Giornata abbastanza interlocutoria quella numero trentuno del nostro campionato. Sia la Juventus, reduce dalla scoppola in Champions League contro il Real Madrid, che il Napoli hanno vinto con grande fatica contro il Benevento e il Chievo mostrando di essere arrivate al rush finale con la lingua un po’ a penzoloni. Si riaccende invece la lotta per il terzo posto grazie al capitombolo della Roma contro la Fiorentina (giunta al sesto hurrà consecutivo): la Lazio, vittoriosa contro l’Udinese (arrivata all’ottavo ko consecutivo) aggancia ora i cugini giallorossi ed il prossimo derby promette scintille. L’Inter, perdendo forse immeritatamente in casa del Torino, ha perso invece una grandissima occasione per rifarsi sotto in ottica podio. Aperta anche la lotta per l’Europa League dove il Milan sembra un po’ in calo mentre la scatenata Fiorentina, la discontinua Sampdoria e la sempre sorprendente Atalanta sono sempre lì ad un passo. In coda invece le vittorie di Verona e Crotone riaprono i giochi: gli squali hanno agganciato la Spal (che però continua a non perdere) risucchiando squadre come il Cagliari, il Chievo, il Sassuolo e anche un’Udinese in caduta libera. Sarà quindi lotta aperta fino all’ultima giornata su vari fronti e questo è un fatto che può consolare il calcio di casa nostra dopo lo smacco storico della mancata qualificazione ai mondiali.

Morto Sauro Tomà, ultimo degli Invincibili

Dopo la scomparsa di Emiliano Mondonico un altro lutto colpisce il mondo del Torino. Se ne è andato alla veneranda età di 92 anni Sauro Tomà, uno dei pochi superstiti della leggenda del Grande Torino. Spezzino, classe 1925, fu acquistato nell’estate 1947 dalla società presieduto da Ferruccio Novo come rincalzo del fuoriclasse Virgilio Maroso, il primo terzino fluidificante della storia del calcio italiano. Fu con l’infortunio di quest’ultimo che Tomà giocò quasi sempre nel girone di ritorno del campionato 1947/48, concluso dai granata con al cifra record di 65 punti e 125 gol fatti! Nella stagione della tragedia di Superga (1948/49) un brutto infortunio al ginocchio lo tolse di mezzo fin dalle prime giornate del campionato, infortunio provvidenziale perché il ligure fu uno dei pochi calciatori della rosa granata a non ricevere la convocazione per l’amichevole contro il Benfica assieme al secondo portiere Renato Gandolfi (gli fu preferito il terzo portiere, Dino Ballarin, fratello del terzino titolare Aldo). Il 4 maggio, di ritorno dal Portogallo, il Torino fu consegnato definitivamente alla Leggenda sul colle di Superga, Tomà restò in granata solamente un altro anno ma giocò poco a causa del riacutizzarsi dei problemi al menisco e all’attanagliarsi di un angosciante senso di colpa che lo accompagnerà per il resto dei suoi giorni: “perché loro sì e io no?”. Così, dopo aver vestito le maglie di Brescia e Bari Sauro Tomà si ritirò dall’agonismo a soli trent’anni ed andò ad abitare vicino al Filadelfia per onorare la memoria dei suoi leggendari compagni di squadra.

Una formazione del Torino edizione 1947/48: Tomà è il primo accosciato da destra

Benevento – Juventus 2-4

Ha preso un bello spavento la Juventus sul campo del Benevento. Chi, come me, si aspettava una passeggiata di salute dei campioni bianconeri in Campania è stato spiazzato perché la squadra di De Zerbi ha lottato ancora una volta con il coltello tra i denti. La Juve è stata letteralmente surclassata a centrocampo dove Marchisio e Pjanić hanno camminato a due all’ora, mentre in difesa si continua a dormicchiare, soprattutto su azioni di palla inattiva e calci d’angolo dove Rugani e Benatia non sanno farsi rispettare. Meno male che Dybala c’è (magari con l’ausilio di qualche rigorino) e meno male per Allegri che anche questo Napoli ha qualche problemuccio e non assomiglia alla famelica Juve di Conte del 2012  altrimenti il campanello d’allarme sarebbe già suonato da un pezzo anche in chiave scudetto.

Roma – Fiorentina 0-2

Momento a dir poco magico per la Fiorentina che ha sbancato a sorpresa l’Olimpico denudando tutti i difetti della Roma, per la squadra del barbudo Pioli sei vittorie consecutive e ben diciannove punti nelle ultime sette giornate. Il momento magico dei viola sta coincidendo con la maturazione di Saponara, giocatore che per tutto il girone d’andata è rimasto in letargo e che ha desso ha preso per mano i propri compagni. Per la Roma invece, oltre che le ruggini di Champions, bisogna dire che i limiti della squadra cominciano ad affiorare, soprattutto ora che la difesa incomincia a perdere qualche colpo di troppo senza il vigile urbano De Rossi davanti alla linea difensiva (Gonalons fa rimpiangere l’ex capitan futuro).

Spal – Atalanta 1-1

E’ finita uno a uno proprio come all’andata tra Spal e Atalanta, al termine di un incontro tutto sommato gradevole (cosa che succede spesso con i bergamaschi) che i locali emiliani avrebbero meritato anche di vincere ai punti e che invece sono stati ancora una volta puniti da un rigore avverso. La Spal comunque si dimostra in forma e con un paio di elementi (il maratoneta Lazzari e il regista Viviani) che nei loro rispettivi ruoli possono fare la differenza in questo finale di campionato. L’Atalanta invece continua a sprecare occasioni buone per riagguantare l’Europa ma con attaccanti del calibro di Petagna e Cornelius che segnano con il contagocce la vedo molto dura.

Sampdoria – Genoa 0-0

Solitamente i derby di genova sono sempre gradevoli, giocati a viso aperto a mille all’ora e con tantissima intensità, in questa circostanza invece Sampodoria e Genoa si sono limitati ad annullarsi a vicenda e al termine di novanta minuti di noia nessuna delle due squadre è riuscita a gonfiare il sacco. Il Grifone ha pensato solo esclusivamente a difendersi, anche in questo momento della stagione in cui i rossoblu sono fuori dalla palude della bassa classifica. La Sampdoria invece si è involuta tantissimo sul piano della manovra: se gli avversari intasano le zone centrali del campo gli uomini di Jean Paul non sanno che pesci pigliare perché nessuno dei terzini riesce a proporsi al cross per le due punte. E’ capitato spesso osservare nel corso della partita i quattro difensori in linea della Samp passarsi il pallone in orizzontale perché non avevano la più pallida idea di cosa fare.

Torino – Inter 1-0

La seconda sorpresa della giornata: Walterone Mazzarri consuma finalmente la sua grande vendetta e come Gasperini, giustiziere a più riprese dell’Inter dopo la sua infausta parentesi nerazzurra, si è divertito a fare un bello sgambetto all’Inter. La squadra nerazzurra non ha giocato affatto male, facilitata a dire il vero dallo spregiudicato 3-4-3 messo in campo da Mazzarrone che ha consentito alla mediana ambrosiana di vincere parecchi duelli ne mezzo, ma ha confermato che se non segna Icardi non segna davvero nessuno. Il Torino invece ha confermato di possedere buone individualità (Ljajić, Ansaldi) che se ben amalgamate possono dare soddisfazioni all’esigente popolo granata.

Napoli – Chievo 2-1

Sembrava la classica partita stregata: pali, parate miracolose, salvataggi sulla linea, un rigore sbagliato e l’avversario che segna il classico golletto sul primo contropiede azzeccato. Invece, proprio allo scadere al Napoli è riuscito un autentico miracolo segnando due gol al Chievo proprio negli ultimi istanti della partita. La squadra di Sarri comunque ha mostrato i soliti difetti che la caratterizzano quando incontra squadre che si asserragliano nella propria area di rigore con le unghie ed i denti: quando gli avversari la buttano sul fisico negli ultimi sedici metri i vari Mertens, Insigne, Callejon girano tutti largo dall’area di rigore. Non è un caso che la rimonta sia giunta grazie all’innesto di Milik, l’unico giocatore capace di variare la fase offensiva napoletana: è bastato infatti qualche lancione lungo ben fatto per riuscire ad emulare nel piccolo l’impresa del Manchester United contro il Bayern Monaco nel 1999 (anche se quella partita contava molto di più!).

Crotone – Bologna 1-0

Vittoria fondamentale e di capitale importanza del Crotone sul Bologna: davo per spacciata alla vigilia la squadra di Zenga, che mi pareva in caduta libera, invece il fattore dello Scida ha contato ancora una volta dove la squadra calabrese può far valre il suo gioco fatto su lanci lunghi e traversoni dalle fasce.

Verona – Cagliari 1-0

Dopo ignominiosa trasferta di Benevento il Verona tiene viva l’ultima fiammella di speranza per centrare la salvezza (che per inciso sarebbe comunque immeritata) sconfiggendo un’altra squadra di morti che camminano come il Cagliari. Tra due squadre spuntate, e con grossi problemi in fase realizzativa, poteva finire a reti bianche o con un successo striminzito di una delle due compagini sui classici golletti su calcio di rigore o punizione. Il jolly (su rigore) l’ha colto l’Hellas, i cui tifosi però sembrano davvero essersi rotti le scatole di questa società. Alla fine il prode Setti ha già due scuse buone da tirare fuori: se la sua squadra si salverà sarà merito quasi esclusivamente suo che ha saputo reggere la baracca nonostante la diffidenza e l’ostilità della piazza, se la squadra retrocederà come probabile sarà colpa del (mediocre) allenatore.

Udinese – Lazio 1-2

E’ arrivata l’ottava sconfitta di fila per un’Udinese in piena caduta libera (battuto il record della formazione allenata da Alfredo Foni nel 1961/62) anche se questa volta i friulani non hanno meritato di perdere contro una Lazio che si è presentata alla Dacia Arena un po’ distratta dai postumi dell’impresa di giovedì contro il Red Bull Salisburgo. In casa friulana è bastato l’innesto del rientrante Lasagna per conferire un po’di brio all’asfittica fase offensiva. Poi però, sotto di un gol, la Lazio ha rotto gli indugi e complice una paperona di nonno Bizzarri alla fine è risucito a portare a casa un match di grandissima importanza perché al prossimo turno è in programma un succulento derby che potrebbe portare Inzaghino in odor di santità presso la tifoseria biancoceleste. Per me dopo Maestrelli, Zeman ed Eriksson è il miglior allenatore ad essersi seduto sulla panchina laziale.

Milan – Sassuolo 1-1

E’ in fase calante il Milan che dopo il rinnovo di Ringhio Gattuso non ha mai vinto nemmeno una partita. Il Sassuolo, dopo aver fermato il Napoli, si toglie il lusso di togliere i punti ad un’altra big (o presunta tale) garzie anche alle grandi parate del portiere Consigli. E’ bastato comunque un Sassuolo catenacciaro e ficcante in contropiede con il guizzante Politano per mettere a nudo alcuni limiti della squadra rossonera. Calata la forma fisica dei vari Bonaventura (che si pesta i piedi con il turco sul centro sinistra), Suso la manovra è poco guizzante e prevedibile, per fortuna però che dopo André Silva Pasqua abbia fatto bene a Kalinić che si è svegliato con un gol da attaccante di razza.

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