Nella tappa della prima settimana di aprile capita il classico colpo di scena: la Juve vince con il minimo sforzo contro l’Empoli mentre il Napoli cade inopinatamente sul campo di Udine. A sette giornate dalla fine, con sei punti da amministrare sui diretti rivali del Mezzogiorno, possiamo tranquillamente affermare che la Juventus abbia vinto il suo quinto scudetto consecutivo, impresa che eguaglia quella della Juventus del quinquennio d’oro 1930-1935 e quella del Grande Torino che però vinse cinque campionati non consecutivi (dal 1943 al 1945 non si giocò a causa della guerra). Per il resto continua il momento d’oro della Roma che si aggiudica la stracittadina mentre Milan e Inter sembrano destinate a non risollevarsi da una crisi profondissima. In coda Udinese, Atalanta e Genoa si sono messe al sicuro, la Samp quasi, mentre l’ultimo disgraziato vagone diretto in cadetteria se lo giocheranno Palermo, Frosinone e Carpi che sembrano avere qualcosa in meno delle altre squadre. Il Verona, nonostante il colpo gobbo a Bologna, lo do per spacciato

Dopo Johann Cruijff se ne è andato Cesare Maldini, un gigante del nostro calcio, uno dei primi grandi liberi di questo sport, forse ingiustamente eclissato da quel suo straordinario figlio che risponde al nome di Paolino (pronunciato ovviamente “Ppaoolinoo!”) che nel ruolo di terzino sinistro probabilmente non ha avuto eguali nella storia. Di Cesarone serbo anche un buon ricordo come allenatore: pragmatico, di poche parole, vinse vagonate di titoli con l’Under 21 e contribuì a svezzare una generazione d’oro. Ovviamente ai soloni e palati fini della nostra Federazione (Matarrese & co.) perché Cesarone era un “figlio di Rocco”, un tecnico pane e salame che si è sempre rifiutato di snocciolare schemi e schemetti come l’Ave Maria. Adesso che vanno di moda gli allenatori con lo schema in tasca (e peccato che sia sempre scopiazzato da qualcun altro e non lo sappiano manco insegnare!) come i vari Devis Mangia o Gigi Di Biagio (suo giocatore ai Mondiali del 1998) riusciamo a stento a qualificarci alle fasi finali degli Europei Under 21! Certo, il materiale umano a disposizione dei tecnici è ben diverso, ma è anche diversa la gestione e il modo di insegnare calcio, persone ed allenatori come Cesarone servirebbero come il pane oggi per trasmettere insegnamenti spicci ai giovani.

CARPI – SASSUOLO 1-3: due cittadine della provincia emiliana che giocano un inedito derby nello stadio del capoluogo in un’atmosfera da mortorio, è la Serie A bellezza! Il Sassuolo probabilmente centrerà l’Europa perché dopo Juve, Napoli, Fiorentina e Roma è la squadra con più idee e tecnica del nostro calcio, già è triste a dirlo ma è così! Fa bene Di Francesco a rifiutare le avances del Milan: perché dovrebbe andare a rovinarsi ad allenare i vari Boateng, Balotelli e compagnia cantante?

JUVENTUS – EMPOLI 1-0: il gol di Mandzukić ha probabilmente cucito il quinto scudetto di fila sulle casacche bianconere. L’Empoli ha palesato la sua ottima organizzazione di gioco ma come al solito non riesce nemmeno a segnare con le mani quando entra in area di rigore. Finalmente Pobbà incomincia ad essere protagonista, forse perché finalmente si è tagliato quei capelli da deficiente che aveva prima, già a Monaco il francese ha dimostrato di essere maturo e di non essere più solo “più bello che utile”, chissà che non sia arrivata la svolta della sua carriera?

UDINESE – NAPOLI 3-1: la vera sorpresa della giornata. Il Napoli di Sarri è uscito con le ossa letteralmente rotte dallo scontro del Friuli (ormai Dacia Arena in nome del business), le zebrette friulane hanno probabilmente giocato la miglior partita stagionale, con pochi movimenti ma semplici e fatti bene, però la sconfitta è dipesa soprattutto da un Napoli parso sfinito. Il Cinghialone Sarri, l’ho detto e stradetto, ha avuto il torto, una volta trovata con un pizzico di ritardo la quadratura del cerchio, di aver puntato per troppo tempo gli stessi uomini, forse è stata una scelta inevitabile perché il Napoli non ha una panchina profondissima, però ogni tanto un piccolo turn-over lo devi pur fare! Il Napoli nelle ultime partite è calato paurosamente a centrocampo dove Jorginho, l’uomo addetto al primo passaggio, è spesso marcato ad personam (come ad Udine) mentre Hamšik e Allan sono calati nettamente dal punto di vista fisico. Di conseguenza la non impeccabile linea difensiva, giocando scoperta, denota tutti i suoi limiti già evidenziati negli scorsi anni.

ATALANTA – MILAN 2-1: “Fuori le palle se ce le avete” questo in soldoni il Sinisa-pensiero dopo la brutta sconfitta rimediata dal Milan sul campo di Bergamo.  Il Milan del serbo ha la personalità di un moscerino: avanti 1-0 ti metti a difendere il risultato e poi sventri l’avversario in contropiede e non ti fai rimontare come un pollo. Per me Mihajlović è capitato nell’ambiente sbagliato: al serbo serve una società che gli dia carta bianca nella gestione dei rapporti con i giocatori. A Milanello troppi giocatori si fanno coccolare o dall’antennista, o dal presidente, o dai procuratori, quindi se Mihajlović è una persona intelligente a fine anno fa le valigie e se ne va!

CHIEVO – PALERMO 3-1: vedo che Novellino ha dato la scossa! Questo Palermo è una squadra senz’anima, senza capo né coda, per la salvezza l’umorale Vazquez o il sempre eterno Gilardino dovrebbero darsi una svegliata in tempo, ma non la vedo così scontata. Zamparini, invece che prendersela con se stesso, intanto accusa gli arbitri e la sfortuna, non sa più a che Santo (o allenatore) votarsi!

GENOA – FROSINONE 4-0: partita spaccata in due da due prodezze di Suso, uno dei tanti ex rossoneri che stanno facendo le fortune sportive (e del portafoglio) di Preziosi. Già, ormai credo sia meglio che Galliani e Preziosi si dichiarino “coppia di fatto” con la nuova legge perché in questi ultimi anni l’ex antennista ha fatto le fortune più di del Grifone che del Diavolo! Per il Frosinone vedo durissima raggiungere la salvezza con questo, disastroso, ruolino esterno.

LAZIO – ROMA 1-4: il triste derby capitolino (solo 20.000 gli spettatori all’Olimpico) si conclude, come prevedibile, con la disfatta della Lazio e il trionfo della Roma. Tra le due squadre in campo c’erano almeno una categoria di differenza, bravo Spalletti a dare più idee e motivazioni ai suoi giocatori, ma non ci voleva un genio della pedata per capire che i brevilinei Perotti ed El Sharaawy avrebbero fatto sfracelli contro la banda del buco formata da Bisevac e Hoedt (ma dove caspio li ha presi l’albanese?). In casa Lazio salta Pioli: è evidente che il tecnico abbia perso da tempo completamente la trebisonda, però che senso ha cacciare l’allenatore a sette giornate dal termine quando non ci sono obiettivi da raggiungere? Adesso l’unica cosa che può fare Simone Inzaghi è battere il fratello Filippo come uno dei tecnici più immondi mai visti su una panchina di A!

FIORENTINA – SAMPDORIA 1-1: ennesima occasione sciupata per la Fiorentina che non riesce più a vincere. Nonostante il testone Iličić si sia presentato in grande spolvero al Franchi, la viola fatica a carburare soprattutto per il vistoso calo atletico dei suoi uomini, e pensare che il prode Paulo Sousa abbia fin troppo abusato di turn-over…

INTER – TORINO 1-2: se Sparta piange Atene non ride, è una costante di queste ultime sciagurate stagioni delle due squadre milanesi. L’Inter manciniana fa resuscitare anche un Toro che sembrava morto calcisticamente parlando: avanti grazie un rigorino discutibili dell’odioso bimbominkia Icardi, i nerazzurri si sono fatti rimontare come polli e hanno terminato il match in nove, segno che l’unico insegnamento di Sciarpetta in questi mesi ad Appiano è stato il classico “corri e mena più che puoi”, troppo poco per un “top manager” pagato profumatamente quattro milioni netti a stagione. Il bovaro cotonato Mazzarri, con un calciomercato in stile Caritas, ha reso quanto l’Inter milionaria, almeno in sede di mercato, del Mancini II.

BOLOGNA – VERONA 0-1: c’era motivo di mandare in onda al lunedì sera questa schifezza? Il Bologna, oltre ad avere di già la pancia piena, ha un centrocampo troppo irruente e poco tecnico, incapace di costruire gioco. Il Verona si è svegliato troppo tardi: troppo tardivo l’esonero del confusionario Mandorlini, però l’impressione è che i mastini siano incontrati nella classica annata in cui tutto è girato per il verso sbagliato.

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