A 180 minuti dalla conclusione di questo campionato i giochi sono ancora apertissimi dal terzo posto all’ingiù. In zona Champions vincono tutte, dall’Atalanta alla Lazio, mentre in coda le sconfitte di Genoa e Parma accorciano ancora di più la classifica: dal Cagliari (punti 40) all’Empoli (punti 35) nessuno è ancora in salvo. Questo del 2018/19 è stato quindi campionato tutto sommato mediocre per cifra tecnica (capocannoniere è un trentaseienne!) ma molto livellato ed equilibrato e per questo avvincente. Peccato solo che la corsa per il primo posto sia stata troppo scontata fin dall’inizio perché per il resto è stato uno dei campionati più avvincenti ed equilibrati dell’era post Calciopoli.

Champions ed Europa League: go England!

L’Inghilterra domina il calcio europeo portando così ben quattro sue rappresentative alle finali dei due massimi calcistici tornei continentali. In Champions League è successo l’imponderabile sia a Liverpool che ad Amsterdam: personalmente avevo creduto possibile la rimonta del Tottenham, squadra dura a morire, contro un Ajax che già all’andata aveva dimostrato di soffrire la fisicità degli uomini di Pochettino, mentre per Liverpool-Barcellona ero sicuro che i Reds avessero impallinato la porta avversaria, ma altrettanto sicuro che Messi e Suarez sarebbero riusciti a superare almeno una volta Alisson. Invece il Barcellona si è suicidato un’altra volta mostrando un’abulia ed una superficialità inaccettabile per una squadra di siffatta caratura. Alla fine, occasioni alla mano, la partita sarebbe potuta finire 3 a 1 o 4 a 2 per il Liverpool (con conseguente qualificazione della squadra di Valverde), invece il Barcellona davanti a gigioneggiato mentre la squadra di Klopp in attacco ha martellato a più non posso la difesa avversaria trovando quattro volte la via del gol, il calcio è spesso fatto di dettagli e spesso chi osa di più, chi butta il cuore oltre l’ostacolo ha la meglio. Nell’altra partita non vorrei essere nei panni dei tifosi dell’Ajax che al minuto 95’ già si pregustavano la finalissima di Madrid, invece sul classico lancione dell’Ave Maria il Tottenham è riuscito a trovare il gol della qualificazione con Lucas, l’eroe assoluto della partita con la sua tripletta. Anche in questo caso il match è stato un flipper continuo con le squadre che hanno corso tutto il tempo su è giù collezionando occasioni da gol, pali, traverse, parate dei portieri. Anche in questo caso se la partita fosse finita con un 4 a 4 o un 5 a 5 non sarebbe stato uno scandalo, invece gli episodi, i dettagli di una partita hanno favorito una squadra, stranamente inglese, a discapito dell’altra (l’Ajax è un mini Barcellona come filosofia calcistica). Anche in Europa League avremo due squadre d’oltremanica, entrambe londinesi, in finale: Arsenal e Chelsea. I Gunners hanno fatto a fette il Valencia anche al ritorno esibendo un calcio irresistibilmente veloce e tecnico mentre il Chelsea ha vinto la lotteria dei rigori contro un coriaceo Eintracht Francoforte. L’impressione è che Liverpool e Arsenal, per qualità degli interpreti ed impianto di gioco, siano molto superiori a Tottenham e Chelsea che invece sembrano arrivate in finale un po’ per caso. Però nel calcio mai dire mai, tuttalpiù con gli inglesi dove nulla è mai scontato.

Atalanta – Genoa 2-1

Non sbaglia un colpo l’Atalanta: i nerazzurri ancora una volta hanno disputato un primo tempo piuttosto abulico, ma nella ripresa tanto per cambiare sono esplosi piazzando un uno-due mortifero che ha messo ko il Genoa. Alla Dea sembra davvero tutto girare per il verso giusto: Iličić e Zapata sono in ombra, ecco che dalla panchina sbuca l’altro colorato Barrow a piazzare il gol del vantaggio. Le assenze di tre colonne come Gomez, Mancini e Masiello non si sono affatto sentire segno che nei nerazzurri il collettivo ha raggiunto livelli quasi di perfezione. Per quanto riguarda il Genoa si sa che Preziosi ha l’esonero facile e per questo non capisco come mai non abbia cacciato Prandelli, un tecnico che dal 2014 si porta una sfiga nera dietro incredibile, mi sembra evidente che la squadra abbia bisogno di uno scossone cosa che il prete di Orzinuovi non è in grado di dare. Tra tutte le squadre che devono ancora mettersi al sicuro i genoani mi sembrano quelli messa peggio mentalmente anche se il calendario potrebbe dare una mano.

Cagliari – Lazio 1-2

Il Cagliari, classifica alla mano, non è ancora salvo e per questo motivo non poteva permettersi di passeggiare contro una Lazio che specie nel primo tempo ha letteralmente messo le tende nella metà campo dei sardi. Poi però i biancocelesti, invece di mettere definitivamente in ghiaccio il match, si sono ancora una volta addormentati subendo l’ennesimo gol di testa di Pavoletti (tredici reti, dieci con la cabeza!) che però non è bastato per la rimonta. Adesso la Lazio è attesa dalla finale di Coppa Italia di mercoledì contro l’Atalanta, come ho già detto i laziali sono favoriti oltre che per il fattore campo anche perché perdendo la finale hanno la grossissima probabilità di non giocare in Europa il prossimo anno. Per Inzaghino è una partita da tutto o niente quindi, mentre i bergamaschi sono già ben che soddisfatti della stagione che ha disputato, con un sogno Champions che sembra vicinissimo anche con un pareggio nella prossima partita di Torino.

Fiorentina – Milan 0-1

Altro successo fondamentale per il Milan che ancora una volta non ha brillato dal punto di vista del gioco ma è passato all’incasso con la più classica tirata di nervi (ha segnato Çalhanoğlu, cocco di Gattuso tanto per cambiare). Però diciamolo chiaramente che questa Fiorentina targata Montella l’avrebbe battuta in ciabatte pure il Roccabernarda perché i viola sembrano davvero una compagine totalmente disorientata dopo il cambio di guida tecnica. Il Milan, nonostante la situazione drammatica in cui versa la viola, nel secondo tempo ha sofferto trincerandosi in difesa. Piątek è un corpo estraneo a questa squadra, sia perché mal supportato da compagni che non riescono a servirgli una palla decente, sia perché non è un giocatore che va a cercarsi i palloni ed il dialogo con i compagni. Ha ragione Adani su questo: senza i gol il buon pistolero è rimane poco altro!

Torino – Sassuolo 3-2

In una partita che per il Torino sembrava nata male (rigore sbagliato da Belotti) e proseguita peggio (due tiri in porta del Sassuolo due gol!) è invece maturato l’inaspettato trionfo dei granata di Mazzarri che in due minuti, tra l’81’ e l’83’, hanno ribaltato completamente il match in una di quelle partite che ricordano molto le vecchie imprese di Mazzola e soci, famosi per il loro “quarto d’ora granata”. Ciliegiona sulla torta di questa strepitosa remuntada il gol in rovesciata, “alla Riva”, del Gallo  che quando incontra i piastrellisti si trasforma in Superman!

Sampdoria – Empoli 1-2

Partita chiacchieratissima quella di Marassi tra Sampdoria ed Empoli: “noi vi diamo i tre punti, voi fateci segnare Quagliarella!”, sul web si leggono interpretazioni del genere, anche se a queste dietrologie credo fino ad un certo punto. Una squadra può scansarsi quanto vuole, ma quell’altra deve pur sempre avere la forza di vincere anche partite del genere che sulla carta sembrano scontate. Non sempre e così: La stessa Samp nel 2010, per esempio (Di Carlo e Cavasin allenatori), quando retrocesse in B orfana di Pazzini e Cassano giocò molte delle ultime partite contro squadre senza motivazioni che si scansavano più che volentieri non riuscendo a vincerne nemmeno una…

Frosinone – Udinese 1-3

Il Frosinone, già matematicamente retrocesso, ci ha provato con generosità ma l’Udinese si conferma squadra cinica, brava sfruttare la fisicità ed i calci piazzati (vedi i primi due gol) nonché ficcante nei contropiedi (vedi terzo), tutti ingredienti che di solito alle nostre latitudini servono per salvarsi.

Spal – Napoli 1-2

Tra due squadre ormai senza stimoli la figura migliore l’ha fatta la Spal che ha fatto vedere brillantezza ed intraprendenza mentre il Napoli sembrava davvero con la testa già in vacanza (nonostante a maggio faccia ancora un tempo invernale). Ancelotti ha così fatto vedere qualche esperimento di formazione come Zielinski trequartista alle spalle dell’unica punta che però non ha funzionato, così il migliore in campo per i campani è stato l’ex Meret che al Mazza ha parato pure i moscerini che passavano.

Roma – Juventus 2-0

L’ha vinto con il cuore e l’orgoglio la Roma, grazie al suo uomo simbolo (Florenzi) che ha dimostrato che in certe situazioni solo chi ci mette il cuore e la proverbiale “garra” (romana non charrua!) può levare la propria squadra dagli impicci. La Juventus ha dominato il primo tempo e solo le parate di Mirante (scelta saggia quella di Ranieri che lo ha preferito all’inguardabile armadio dell’Ikea Olsen) hanno tenuto a galla i giallorossi che però sono parsi squadra meno sfilacciata rispetto all’era Di Francesco pur schierando sei/sette giocatori portati più all’avanti che all’indietro. La Juve nella ripresa ha un po’ cincischiato e nel finale, quando tutti si aspettavano il pari è arrivata la zampata di Florenzi poi bissata da Džeko.

Bologna – Parma 4-1

Il Bologna è in splendida forma e, dopo la scena muta dello scorso lunedì contro il Milan, è ripreso a macinare il suo calcio veloce e aggressivo contro un Parma che invece ha avuto il grandissimo torto di considerarsi già salvo. I rossoblu ormai vedono vicinissima la vetta mentre i ducali sembrano davvero con le batterie scariche nel momento più topico della stagione.

Inter – Chievo 2-0

Il Chievo, già sepolto e retrocesso, ha comunque venduto cara la pelle a San Siro contro un’Inter che ha fato una fatica tremenda a sbloccare la situazione: Icardi tra una telenovela e l’altra si è completamente imbrocchito e alle sue spalle si fa tanta fatica a centrare la porta. I due gol sono così arrivati dai due esterni, Politano e Perišić, che però non sono giocatori continui e affidabili soprattutto per una squadra che dovrebbe avere negli esterni alti il suo punto di forza. La granitica difesa è l’unica garanzia dalla quale potrà ripartire il prossimo allenatore che non credo proprio avrà la testa pelata bensì parruccata…

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