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Daniele De Rossi, AS Roma

Tabellino

ROMA-JUVENTUS 3-1 (primo tempo 1-1)

MARCATORI: 22′ Lemina (J), 25′ pt De Rossi (R); 11′ El Shaarawy (R), 20′ st Nainggolan (R).

ROMA (4-2-3-1): Szczesny; Rudiger, Manolas, Fazio, Emerson; De Rossi, Paredes; Salah (48’st Totti), Nainggolan (33’st Juan Jesus), El Shaarawy; Perotti (24’st Grenier). (Alisson, Lobont, Mario Rui, Vermaelen, Bruno Peres, Frattesi, Gerson, Tumminello) All. Spalletti

JUVENTUS (4-5-1): Buffon; Lichtsteiner (19’st Dani Alves), Benatia, Bonucci, Asamoah; Pjanic; Cuadrado (32’st Marchisio), Lemina, Sturaro (24’st Dybala), Mandzukic; Higuain. (Neto, Audero, Barzagli, Chiellini, Alex Sandro, Rincon, Mattiello, Mandragora) All. Allegri

ARBITRO: Banti di Livorno

NOTE: serata serena, terreno in buone condizioni. Ammoniti: Fazio, De Rossi, Paredes, Benatia, Higuain. Angoli: 5-5. Recupero: 1′; 5’st

La Gara: Scudetto rinviato per la Juventus

Alla fine, a godere (forse il verbo è esagerato, ma è pur sempre grande gioia) è stata la Roma di Luciano Spalletti, che finalmente si toglie uno dei tarli che l’assillavano da tante, troppe stagioni: battere quella Juventus, non solo lepre imprendibile, ma anche ostacolo insuperabile.

Fino a ieri sera, quando all’Olimpico hanno vinto le maggiori motivazioni dei giallorossi (c’è chi ha scritto che i bianconeri non ne avevano: perché, scusate, vincere lo Scudetto con due turni di anticipo in casa degli arcirivali cosa è?): impedire alla vecchia Signora di esultare proprio all’Olimpico; effettuare un roboante squillo in una ennesima stagione di rimpianti, errori, e tanti soldi spesi per non vincere nulla; respingere l’assalto della corazzata Napoli per difendere quel secondo posto che vuol dire un’estate tranquilla e più soldini cash subito in cassa; dare un dispiacere ai futuri (a meno di improbabili harakiri contro Crotone e Bologna) Campioni d’Italia.

Nel posticipo della 36esima giornata, a meno due dal traguardo, la banda del toscano Luciano Spalletti riesce a dare un dispiacere a quella guidata dall’altro toscano Massimiliano Allegri, ed è una vittoria che ha il merito di allungare, almeno per un’altra domenica, la (falsa) corsa al tricolore.

La differenza di motivazioni e la finale di Coppa

Qual è stata la differenza tra le due squadre? Non servono fini analisti calcistici per capirlo. La Roma, vuoi il sorpasso pomeridiano del Napoli o anche la ghiotta possibilità di poter fare il colpo dell’anno, ha messo in campo quello che doveva, seppur priva dell’attaccante principe del goal di questa serie A, Edin Dzeko. Ha iniziato in sordina, come se fosse in soggezione davanti a chi si sta giocando il Triplete. Ha tremato, sul bolide di Asamoah che ha centrato il palo.

È andata sotto, con il guizzo di Lemina servito da un confettino di testa di Higuain. Poi ha cominciato a giocare, trovando subito il pareggio con un gollonzo di Daniele De Rossi, al terzo centro consecutivo dopo Lazio e Milan, entrambi su rigore.

Ha alzato i ritmi nei primi 20′ della ripresa, e complice anche il rilassamento della capolista, ha chiuso i conti, trovando prima il colpo da biliardo di El Shaarawy e poi la perla di Nainggolan, il più forte centrocampista del Campionato, all’ennesimo centro nelle sfide che contano.

In casa Roma

Secondo posto quasi assicurato (quanto sarà difficile fare sei punti contro Chievo e Genoa nelle prossime due domeniche?) e una gioia vera in questa tribolata stagione, comunque difficile da leggere. I giallorossi, infatti, che hanno totalizzato già più punti della scorsa stagione (furono 80, ora sono a 81), possono chiudere a 87, punteggio da scudetto in altri Paesi ma che in Italia significherebbe record per la seconda classificata (ora è 85, quota toccata sempre dai laziali nella stagione 2013-2014).

Eppure, nonostante questi numeri potenziali, il successo di ieri sera aumenta i rimpianti per una squadra che avrebbe potuto tutto ma che invece ha ottenuto niente.

In casa Juve

La Juventus, invece, deve solo rimandare la festa, che comunque arriverà molto più tardi di quello che si pensava e rispetto alle abitudini bianconere nelle ultime stagioni. I Campioni d’Italia, dopo uno sprint iniziato a gennaio e accelerato a marzo e aprile, sono in una legittima fase di riserva “nazionale” (due punti raccolti negli ultimi tre incontri) dovuto più a un calo concentrazione che fisico. Lo dimostrano il primo tempo contro l’Atalanta di due settimane fa e i primi 20′ del secondo tempo della sfida di ieri sera.

E anche alcune scelte di Allegri che ieri, già privo di Khedira, rinuncia inizialmente a Barzagli, Chiellini, Dani Alves, Alex Sandro, Marchisio e Dybala.

Giusto? Forse sì, se si considera la finale di Coppa Italia di dopodomani contro la Lazio e quella di Cardiff del 3 giugno e che, con tutti gli scongiuri del caso, il sesto triangolino tricolore è praticamente vinto.

Forse no, se si mette in risalto la caratura dell’avversario che si andava ad affrontare. A prescindere dalle opinioni, però, salta all’occhio la quinta sconfitta bianconera (tutte lontane dallo “Stadium”, contro Inter, Milan, Genoa, Fiorentina, Roma) e che, quando non morde come sa fare, la compagine torinese è più malleabile.

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