Gianluigi Buffon

Il campionato di Serie A 2017/18 si è concluso con un’ultima giornata decisamente scoppiettante che ha regalato i verdetti definitivi, la sorpresa più grande è stata sicuramente la vittoria dell’Inter, in rimonta, che ha espugnato l’Olimpico di Roma nello scontro diretto contro la Lazio: biancocelesti e nerazzuri sono finiti così a pari punti ma i milanesi per gli scontri diretti si qualificano ai gironi di Champions mentre ai romani toccherà la meno prestigiosa Europa League.

Le altre sentenze sono state invece meno sorprendenti e hanno rispecchiato i pronostici della vigilia: Napoli secondo con tanto di record di punti (91), Roma terza, Milan sesto che accede direttamente all’Europa League, Atalanta settima che invece dovrà qualificarsi in Europa attraverso i preliminari. In coda invece, ad accompagnare la caduta in Serie B di Benevento e Hellas Verona ci sarà il Crotone che non è riuscito nell’impresa di espugnare il San Paolo. Tutte salve e vincenti invece Udinese, Chievo, Spal e Cagliari.

Buffon lascia dopo 17 anni la Vecchia Signora

Questo fine settimana calcistico verrà ricordato negli annali del calcio per l’ultima partita di Gigi Buffon con la maglia della Juventus.

Su quest’autentica leggenda del calcio italiano si è scritto molto e spesso a sproposito in questa settimana, rimarcando soprattutto alcuni atteggiamenti incoerenti avuti da Buffon nel mondo extra calcistico, io invece preferisco solo incentrarmi su fattori squisitamente tecnici. Sportivamente parlando Buffon è stato senza ombra di dubbio il miglior portiere degli ultimi cinquant’anni, siccome Zamora non lo può ricordare ormai più nessuno e Jašin ormai lo ricordano in pochi.

Buffon quindi si gioca la palma del miglior portiere dal 1968 in avanti assieme a Zoff (l’altro papabile Neuer mi sembra in declino) anche se credo che tra una decina d’anni lo ricorderemo come superiore. Buffon infatti è stato un portiere completo nel repertorio (era carente forse solo nelle uscite basse), esplosivo ma allo stesso tempo riflessivo, spettacolare ma allo stesso tempo concreto, nel periodo che va dal 2004 al 2006 è stato praticamente un muro invalicabile toccando picchi raggiunti poche volte da altri portieri.

Il segreto calcistico di Buffon credo fosse l’anticipazione mentale della lettura delle azioni e della traiettoria del pallone che anche da anziano, con una forma fisica più approssimativa e meno riflessi, gli ha permesso di effettuare grandissimi interventi. Su quello che in questi anni è stato Buffon al di fuori del rettangolo verde non mi importa molto perché pochi campionissimi sono stati degli stinchi di santo nella vita privata. Dico però che da rispettato uomo di sport, San Cicci Buffuon (come viene appellato da Caressa) poteva risparmiarsi gli endorsement a Mario Monti e Matteo Renzi. Queste due affermazioni a mio avviso sono state molto più gravi del “boia chi molla!” scritto sulla maglietta ai tempi di Parma perché in questo caso parliamo di una bravata giovanile di pessimo gusto, la sponsorizzazione dei due traditori è giunta dalla bocca di un adulto maturo e vaccinato!

Juventus – Verona 2-1

C’è poco da commentare sulla passerella tra Juventus e Verona se non il rigore sbagliato da Lichtsteiner, l’altro congedato di casa bianconera.

Dico che questa Juve avrà vinto lo scudetto ma ha espresso il peggior gioco dal 2011 a questa parte. Il confermatissimo Allegri avrà parecchie cose da sistemare quest’estate, a partire dalla difesa piena di marcatori ma priva di un giocatore che sappia impostare l’azione da dietro come faceva Bonucci e che sappia quindi alzare di qualche metro la linea difensiva. L’altro nodo che la società bianconera dovrà sciogliere è quella dell’attacco dove i due argentini tendono a pestarsi troppo i piedi in quanto entrambi accentratori di gioco: uno tra Dybala ed Higuain infatti è di troppo.

Genoa – Torino 1-2

Si chiude con una vittoria esterna sul campo del Genoa un campionato abbastanza anonimo per un Torino che ha reso molto meno rispetto al suo effettivo valore. La causa principale dell’annata anonima dei granata è stata la pessima condizione fisica di Belotti che di fatto non è più tornato sui standard dopo l’infortunio di quest’autunno. In secondo luogo lo Sputacchione Mihajlović si è rilevato un tecnico più bravo a parole che nei fatti ammassando in avanti i granata con una miriade di mezzepunte con l’aggiunta di una fase difensiva da brividi.

Walterone Mazzarri, pur con giocatori non avvezzi al suo credo di gioco, ci ha messo qualche buona pezza che però non è stata sufficiente per raggiungere l’obiettivo prefisso ad inizio stagione. Cairo quest’estate non dovrà sbagliare un colpo, si prenda un direttore sportivo serio e allestisca una rosa il più possibile fedele al credo mazzarriano, altrimenti a Torino qualcuno incomincerà a sbuffare!

Napoli – Crotone 2-1

Si è concluso a 91 punti, record assoluto per una seconda classificata, un campionato di assoluto spessore per il Napoli che ha piegato 2 a 1 un Crotone che saluta la Serie A con dignità ed orgoglio. A mio avviso il Napoli più di così non poteva fare in campionato: con una rosa ridotta all’osso e senza il centravanti titolare gli azzurri hanno comunque disputato una grande stagione, e se non sono riusciti nel miracolo sportivo lo si è dovuto solamente alla scarsa elasticità tattica e mentale di Sarri che spesso si è intestardito in qualche scelta decisamente opinabile.

Adesso la società di De Laurentiis è a un bivio: o il presidentissimo riprende ad investire per cercare di vincere lo scudetto oppure dovrà smobilitare e ridimensionando le sue ambizioni. Il fatto che pezzi da novanta come Mertens, Callejon, forse Hamšík sono intenzionati ad andare via non è un buon segnale per la capitale del Mezzogiorno. Anche se dovesse restare Sarri (che si è rivelato un bel asino non concedendo a Maggio la meritata passerella finale) la società dovrebbe comunque aprire i cordoni della borsa perché più di così questa squadra non può dare.

Retrocessione a testa alta invece per il Crotone, ai calabresi non è riuscito il miracolo della scorsa stagione e se alla fine sono precipitati in B la colpa è solo di qualche brutto black out (Benevento, Spal, Chievo) registrato negli scontri diretti. L’unica cosa che rimprovero a Zenga è il non aver saputo dare le motivazioni giuste ai suoi nelle partite che contano davvero.

Milan – Fiorentina 5-1

Va addirittura di goleada il Milan che, passato in svantaggio contro la Fiorentina, ha saputo reagire alla grande rifilando un’esagerata cinquina alla squadra viola che dopo un girone d’andata anonimo un marzo-aprile strepitoso si è liquefatta a maggio compromettendo quanto di buono fatto negli ultimi mesi anche perché in porta Sportiello e Dragowski in due non fanno un portiere presentabile. A mio avviso Gattuso quest’estate punterà molto sulle due punte perché è stato proprio il settore d’attacco il lato debole della squadra rossonera e contro la viola Cutrone e Kalinić hanno dato una risposta positiva, anche se in estate il Duo Fasano Mirabelli-Fassone punterà su qualche nome più altisonante, attaccanti “merce rara” dice un vecchio proverbio del football!

Cagliari – Atalanta 1-0

Un match praticamente inutile, perché sia Cagliari che Atalanta, hanno giocato seriamente solo per una decina di minuti. Dopodiché, con le notizie che venivano dagli altri campi, la partita è diventata una sorta di allenamento per entrambe le squadre. Alla fine dei novanta minuti ha vinto il Cagliari con l’Atalanta che si è concessa il lusso di sparacchiare un rigore in tribuna con Caldara. L’Atalanta così bissa la qualificazione in Europa League: quest’anno i bergamaschi avevano probabilmente una rosa più forte e talentuosa dello scorso anno e senza l’impiccio del doppio turno infrasettimanale avrebbero potuto tranquillamente arrivare quarti come l’anno scorso. In casa Cagliari invece si può tirare un bel sospiro di sollievo anche se quest’estate bisognerà acquistare gente di qualità ed esperienza e soprattutto, un allenatore decente per la categoria.

Spal – Sampdoria 3-1

La Spal rulla la Sampdoria e conquista una salvezza meritata per l’impegno e la carica agonistica che la squadra emiliana ha profuso per tutta la stagione e che ha saputo sopperire alle lacune di una rosa non eccelsa da punto di vista qualitativo. La Samp giampaoliana ha invece confermato di essere una squadra indecente lontano da Genova: 4 vittorie, 3 pareggi e addirittura 12 sconfitte sono numeri da squadra che lotta per non retrocedere, che sia colpa del manico?

Spal – Sampdoria 3-1

“Io sono ancor qua! Eh già…” questa (bruttissima) canzone di Vasco Rossi sintetizza benissimo il Chievo delle ultime stagioni che ai nastri di partenza viene dato per spacciato da tutti ma che invece a maggio si trova sempre a festeggiare la salvezza. Questa volta c’è un pizzico di amaro in questa salvezza perché l’allenatore D’Anna, artefice della rimonta insperata in queste ultime gare, ha deciso di imitare Sarri non concedendo nemmeno un minuto di passerella al bomber per antonomasia dei mussi Sergio Pellissier, presente in rosa dal lontano 2002/03.

Udinese – Bologna 1-0

Uno a zero striminzito anche per l’Udinese de duo Tudor/Iuliano che con questo successo si è preso il lusso inutile i scavalcare un Bologna che non ha decisamente onorato questo finale di campionato. La polizza sulla salvezza garantita dal duo ex juventino ha quindi dato i suoi frutti che Pozzo auspicava anche se senza il filotto di (culose) vittorie consecutive fatto da Oddo col piffero che l’Udinese sarebbe riuscita a centrare la salvezza! Adesso in estate sia Bologna che Udinese, due grosse delusioni di questa stagione, dovranno ripartire daccapo e rimpolpare una rosa non eccelsa dal punto di vista qualitativo.

Sassuolo – Roma 0-1

La Roma chiude una stagione comunque importante, con un successo risicato (non una novità per questa stagione) sul campo del Sassuolo. Di Francesco ha dato molte certezze alla squadra, è riuscito a dare solidità ad una coppia di difensori che sulla carta non si confà molto alla sua concezione i calcio, con l’innesto del suo cocco Pellegrini ha dato più brio e corsa alla mediana. Rimane un po’ il problema dell’attacco che sembra essere sempre un po’ troppo dipendente dal pachiderma bosniaco. In estate Monchi dovrà dimostrare di meritare la sua nomea di “Re Mida del mercato” perché gli acquisti di questa stagione, con l’eccezione dell’ottimo Kolarov, sono stati un pianto.

Lazio – Inter 2-3

Prometteva spettacolo e colpi di scena alla vigilia lo “spareggio Champions” tra Lazio ed Inter e così è stato perché i palpitanti novanta minuti dell’Olimpico hanno chiuso nel modo migliore questo campionato. La Lazio con il suo centrocampo folto nel primo tempo ha letteralmente sbertucciato in mezzo al campo l’esigua mediana a due dei nerazzurri che però hanno avuto il merito di restare in partita aggrappandosi agli episodi. Poi agli uomini di Inzaghino sono stati protagonisti della stessa identica recita di Salisburgo: privi di un terminale offensivo che sappia allungare la squadra, una volta finita la benzina, i laziali hanno sofferto il ritorno dei nerazzurri che hanno beneficiato del doppio regalo (rigore causato del futuro nerazzurro De Vrji più espulsione sciocca di Lulić) prima di trovare su calcio d’angolo il gol che ha cambiato completamente gli orizzonti di un campionato che sembrava destinato a terminare nell’anonimato come successo nelle ultime stagioni. L’Inter di questa stagione ha ricordato molto quella del 1999/00 che grazie a Baggio agguantò la Champions grazie ad uno spareggio contro il Parma. Poi sappiamo benissimo come andò la stagione successiva, Spalletti che è toscano come Lippi, farebbe bene a toccarsi da qualche parte!

 

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